Roma, bande in lotta per il controllo della prostituzione: 8 arresti. Le vittime dal Brasile in Italia costrette a vendersi

Roma, bande in lotta per il controllo della prostituzione: 8 arresti. Le vittime dal Brasile in Italia costrette a vendersi
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Giovedì 2 Luglio 2020, 18:43

Otto persone sono state arrestate nelle prime ore della mattinata perché ritenute responsabili di aver costituito due distinte organizzazioni criminali volte a favorire l’immigrazione clandestina e l’induzione, lo sfruttamento e il favoreggiamento alla prostituzione di persone sudamericane. Gli arresti, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina, sono stati svolti dalla Squadra mobile, sezione criminalità straniera e prostituzione, coadiuvata da personale del Reparto prevenzione crimine Lazio, della Polizia. Nello specifico si tratta di due strutture criminali distinte e che operavano nelle zone di prostituzione nei quartieri Prenestino e Testaccio, e che erano entrate in contrasto tra di loro per il predominio territoriale di via Longoni (Colle prenestino), tanto da iniziare un vero e proprio conflitto basato su minacce e violenze fisiche. 

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In manette sono finiti: Daniel Mendonca Da Silveira, brasiliano 36enne, noto come Daniela o Mary; Felice Capezzone, romano di 57 anni; Camilla Arantes Do Nascimento, brasiliana di 32 anni e conosciuta come Camila; Giuseppe Marano, 46enne calabrese e detto Pino; Josè Roberto Da Silva Ribeiro, 39 anni, brasiliano e conosciuto con il soprannome di Robertina; Marcos Frederico De Oliveira Carvalho, brasiliano 38enne noto come Michaela; Christian Aulicino, 35enne calabrese; Flavio Lopes Camelo, 36enne brasiliano, detto Wanessa ma da tempo non presente sul territorio nazionale. Dalle indagini è emerso che gli arrestati reclutavano numerosi brasiliani per farli prostituire: li facevano arrivare in Italia clandestinamente e li aiutavano a rimanere sul territorio nazionale, provvedendo all’appartamento e al pagamento delle utenze necessarie. 

Gli indagati avevano un numero imprecisato di appartamenti, affittati in nero con contratti fittizi intestati a loro o a prestanome, e provvedevano all’ordinaria manutenzione degli stessi. I loro giri criminali da Roma si estendevano anche in altre città italiane. Grazie a una organizzazione meticolosa riuscivano a tenere le vittime in stato di soggezione con minacce e sfruttandole economicamente poiché si facevano consegnare una percentuale sui guadagni, inoltre si occupavano di accompagnarle personalmente nei luoghi in cui dovevano vendersi

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