Strage di Ardea: Daniel Fusinato, il bimbo ucciso a 10 anni. Il sogno spezzato del portiere-talento dell'Ostiamare

Strage di Ardea: Daniel Fusinato, il bimbo con il sogno del calcio a cui è stato negato il futuro
3 Minuti di Lettura
Domenica 13 Giugno 2021, 19:56 - Ultimo aggiornamento: 14 Giugno, 00:18

Daniel Fusinato, il bimbo ucciso assieme al fratellino di 5 anni nella tragica sparatoria ad Ardea, era, come molti suoi compagni, un grande appassionato di calcio. Correva sul campo con la spensieratezza di chi sa di avere danvanti a sé un futuro sconfinato, fatto di risate, di complicità, di abbracci, di colori, d'allegria. A quell'età, a 10 anni, si ha il sacrosanto diritto d'essere scanzonati, di sognare di diventare, perché no, un grande portiere di Serie A, di approdare un giorno - un giorno che per i bimbi non è mai troppo lontano né tantomento irraggiugnibile - nella propria squadra del cuore. Daniel era un portire dei Pulcini dell'Ostiamare, cresciuto come calciatore nel vivaio della società, dove ha giocato per oltre quattro anni.

Ardea, chi era il killer Andrea Pignani. Il mistero della pistola del padre, morto nel novembre scorso

 

Tutti gli riconoscevano un gran talento, sia i suoi compagni sia i suoi allenatori, tanto da essere in procinto di andare ad allenarsi con i giovanissimi della Lazio. Daniel era a un passo dal realizzare il suo sogno. Sarebbe potuto diventare, chi può dirlo, il Donnarumma del futuro, suo idolo. Ma a prescindere da come la sua passione si fosse potuta concretizzare, Daniel sarebbe potuto diventare un uomo, crescere, sperimantare la fatica e il fascino della vita, innamorarsi, perdersi, ritrovarsi. A Daniel, come al fratellino David, questo diritto è stato strappato con violenza, negato dalla furia omicida di Andrea Pignani, un uomo di 35 anni con problemi psichici, che poco prima delle 11 di questa mattina è uscito armato dalla sua villa ad Ardea, in via degli Astri, e ha esploso dei colpi contro i passanti, colpendo anche i due bimbi. Daniel e David, quando sono stati raggiunti dai proiettili facevano quel che tutti i bimbi fanno e hanno il diritto di continuare a fare: giocavano in strada. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA