Archeologhe minacciate dal ristoratore: «Con gli scavi perdo clienti, mi fate fallire». Condannato a Roma

Archeologhe minacciate dal ristoratore: «Con gli scavi perdo clienti, mi fate fallire». Denunciato a Roma
di Francesca De Martino
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Giovedì 15 Luglio 2021, 09:00 - Ultimo aggiornamento: 16 Luglio, 11:14

Dava fuoco agli attrezzi, danneggiava i reperti, lanciava pietre e minacciava le archeologhe che lavoravano di fronte al suo ristorante, in zona Portuense, perché temeva che gli scavi e le transenne rendessero meno visibile il suo ristorante. Alessandro Suares, 50 anni, aveva un solo obiettivo: fare chiudere il cantiere. Per riuscire nel suo intento, si era fatto aiutare da un suo cameriere, Rabie Allel. Un atteggiamento - immortalato dalle telecamere di sorveglianza - che ora costa ad entrambi una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione, per il ristoratore, e a 2 anni e 6 mesi per il dipendente. Le accuse sono concorso in danneggiamento e atti persecutori. I due dovranno anche pagare una provvisionale di 7.000 euro ciascuno alle archeologhe, entrambe parti civili nel processo. I fatti risalgono al 2014 e al 2015. Il pm Mario Pesci aveva chiesto 4 anni di reclusione per Suares e 2 anni e 6 mesi per Allel.


L'accusa

Il pm ha specificato durante la requisitoria che si sarebbe trattato di una «esasperata linea commerciale», messa in atto da «azioni a sfregio per reprimere l'intervento della Soprintendenza negli scavi, tutto filmato da telecamere di sorveglianza e testimoniato dalle persone del posto».

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Suares aveva comprato un ristorante di fronte al cantiere aperto Necropoli Portuense. Ma ogni giorno, proprio davanti al locale, un gruppo di archeologi della Soprintendenza speciale per il Colosseo lavorava agli scavi in corso. Lavori che, secondo l'imputato, stavano mettendo in ombra la sua attività.

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L'imputato era certo che il motivo della poca affluenza di clienti fossero il cantiere e i continui rumori che produceva. Non poteva rischiare di perdere tutto quello che aveva appena investito, almeno 75mila euro per rilevare l'attività. E così aveva deciso di mandare ogni giorno un dipendente a mettere pressione alle archeologhe di turno. Era ormai un appuntamento fisso, durato almeno un anno: dal luglio 2014 all'agosto 2015. Le due donne, che poi hanno denunciato, erano terrorizzate e in continua ansia. Non riuscivano a lavorare in tranquillità. Allel aveva rotto una parte di anfora imperiale, poi aveva dato fuoco a due box container del cantiere e a una capanna in lamiera che conteneva gli attrezzi per lavorare negli scavi. Aveva anche lanciato un sasso incendiario fino a rompere le finestre degli uffici della Soprintendenza.

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La pressione

A presentarsi ogni giorno al cantiere Necropoli Portuense era Allel, le donne solo una volta avevano avuto una discussione con il ristoratore. «Muovetevi, altrimenti ho fallito», avrebbe detto loro Suares. Dopo i diversi episodi, le donne avevano fatto installare delle telecamere esterne dai militari di Trastevere. E in quelle immagini, dalla camminata, riconoscevano Allel andare e tornare dal cantiere. Secondo la difesa del ristoratore non ci sarebbe nessun elemento che potrebbe far pensare a Suares come il mandante di quelle azioni che hanno danneggiato il cantiere. Per gli avvocati del ristoratore si tratterebbe di ipotesi, gli inquirenti avrebbero puntato il dito su di lui solo perché Allel lavorava nel locale come cameriere.

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Sempre secondo la difesa di Suares, inoltre, il ristoratore non avrebbe potuto avere interesse nel rallentare i lavori, danneggiando l'area: al contrario, avrebbe preferito che le archeologhe finissero gli scavi il prima possibile. E lo dimostrerebbe la discussione tra Suares e le donne in cui le invita a muoversi, perché in caso di lungaggini avrebbe rischiato il fallimento. Per i legali di Allel, invece, le immagini di quelle telecamere non sono sufficienti per identificare il loro assistito nell'esecutore materiale: non riprenderebbero gli atti di danneggiamento, ma solo un uomo con la sua stessa camminata e dal volto non riconoscibile.
 

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