Appia Antica, cannella, timo e origano: i tesori risplendono con il restauro biologico

Domenica 5 Aprile 2020 di Laura Larcan
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L’ Appia Antica sperimenta una cura di bellezza tutta al naturale. Con formule che sembrano uscite da un laboratorio di erboristeria. Basta raccogliere la cannella, l’origano, il timo rosso, ricavarne speciali oli essenziali e applicarli nel giuste proporzioni e dosaggi sui reperti millenari. L’obiettivo è ambizioso: risanare i tesori della Regina Viarum debellando quegli insidiosi microrganismi che attecchiscono sulle superfici di marmi, pietre, laterizi, e che col tempo ne logorano fasti e dignità storica. Ai tempi del coronavirus il restauro del patrimonio archeologico passa anche per una ricerca innovativa. Se non addirittura rivoluzionaria.
 
 


Ne è convinto il direttore del parco archeologico dell’Appia Antica Simone Quilici, architetto paesaggista, che ha avviato una strategica collaborazione con il laboratorio di biologia dell’Istituto centrale del restauro del Mibact. L’équipe di biologi è a lavoro. I primi interventi hanno coinvolto lo straordinario complesso delle Tombe Latine, e l’idea è continuare la sperimentazione fino alla Villa dei Quintili. «L’operazione fa leva sulla verifica dell’efficacia di tre oli essenziali come l’origano, il timo rosso, la cannella e sui loro differenti principi attivi, per rimuovere quei microrganismi come funghi, alghe, batteri che si depositano sui manufatti creando una patina micidiale che ne mette a rischio la loro conservazione», racconta Sara Iovine, restauratrice del Parco dell’ Appia Antica e coinvolta nel progetto.

Nulla si improvvisa, ma tutto segue delicati dosaggi e applicazioni. La sfida sta tutta nel mettere a punto nuovi biocidi a basso impatto ambientale, come si sta verificando nel parco delle Tombe Latine sotto gli occhi vigili dei responsabili del sito, Santino Alessandro Cugno e Stefano Antonetti. Pennelli, flaconi, ampolle, fiale, la cura di bellezza biologica ha trattato elementi architettonici e decorativi dei monumenti funerari sull’ antica Via Latina.

«Questa operazione ha suscitato il nostro vivo interesse perché il parco deve fronteggiare i molti problemi di carattere conservativo dei monumenti e delle aree archeologiche sottoposte alla sua tutela, trattandosi per la maggior parte di monumenti esposti all’aperto in aree verdi», sottolinea Simone Quilici. «Inoltre la presenza di forme di degrado derivanti dall’attacco biologico è all’ordine del giorno - continua il direttore - e la possibilità di disporre di nuovi prodotti per contrastare tale fenomeno, che siano totalmente eco-compatibili, ci è sembrata importante».

Per l’ Appia Antica si tratta di una sperimentazione unica. «Nonostante la difficoltà del momento storico che attraversiamo, è importante per noi collaborare con gli istituti della cultura e gli istituti di ricerca - precisa Simone Quilici - e di poter contribuire allo sviluppo di metodologie innovative e a basso impatto ambientale, fortunatamente sempre più studiate anche nel settore del restauro e in generale dei beni culturali».
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