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Anzio, le minacce dei boss ai consiglieri: «Buono o ti massacro»

Le pressioni sugli appalti per le società vicine alle cosche e i rapporti con i politici

«Buono o ti massacro». Le minacce dei boss ai consiglieri di Anzio
di Giuseppe Scarpa
4 Minuti di Lettura
Sabato 19 Febbraio 2022, 00:08 - Ultimo aggiornamento: 12:16

Gli appalti, ad Anzio, dovevano andare solo alla ‘ndrangheta. Nessuno doveva ostacolare le ambizioni di Davide Perronace, affiliato del grande crimine finito in carcere accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. La politica locale, in parte, ne era succube. Alcuni consiglieri comunali erano sotto scacco. La regola da rispettare era quella mafiosa. Il metodo, per imporla, la minaccia. La conversazione tra Perronace e un suo parente, registrata dalle cimici piazzate dai carabinieri di via In Selci, il 19 agosto del 2018, ne è un esempio. Perronace racconta allo zio Vincenzo Gallace le pesanti intimidazioni che aveva rivolto a un consigliere comunale, Antonio Geracitano. 

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Quest’ultimo, secondo la sua tesi, non l’aveva aiutato ad ottenere un appalto per alcuni lavori per le fognature del comune di Anzio. Questo è ciò che riferisce a Gallace in merito all’incontro con l’esponente politico: «Stai buono che ti meno immediatamente .. a te già non ti doveva venire l’idea di fare questa cosa, perché poi lo sai che viene qualcuno e ti dice oh che stai a fare? .. se fai un altro intervento e se hai il camion mo che sta facendo l’intervento alla scuola, lo chiami e gli dici che se ne devono andare». 

APPALTI

Perronace era sicuro, ormai, di aver messo le mani su diversi appalti e, rivolgendosi sempre a Gallace, gli spiega che «compare, da oggi mi prendo il patrimonio, le scuole ... e quello a occhi chiusi me li dà a me!».
Le minacce, tuttavia, non erano rivolte solo ai politici che esitavano ad accontentare le richieste della ‘ndrangheta. Perronace faceva capire anche ai titolari di altre aziende che ad Anzio non potevano lavorare. 
Ecco il resoconto, intercettato dagli investigatori, che l’uomo offre sempre allo zio. «E com’è che stai a fare le scuole ad Anzio? È il primo intervento che fai? Ecco, dico, basta! Non li fai più, perché ad Anzio ci stanno otto autospurghi .. devi venire te da Aprilia dico a fare il malandrino ad Anzio? Mi ha detto: “perché ad Anzio che c’è la mafia?” No ad Anzio non c’è la mafia, ad Anzio c’è la gente che va a lavorare dico e su un comune come Anzio non devo lavorare io devono lavorare gli autospurghi di Anzio».

Perronace, però, non avrebbe aggredito solo un rivale in affari che si era permesso di sconfinare nel suo comune. Questo “increscioso” episodio, dal suo punto di vista, l’avrebbe spinto a rappresentare le sue rimostranze anche al mondo politico della piccola città a sud ovest di Roma. Insomma a quei consiglieri comunali che avrebbero permesso ad un’azienda di Aprilia di vincere un bando. «Si è recato direttamente in comune - si legge nell’ordinanza del gip Livio Sabatini - per intimare alla consigliera Laura Nolfi ed al marito di “non compiere ulteriormente simili atti di aggiudicazione”». 

INTIMIDAZIONI

Il nome di Perronace era uno di quelli che incuteva timore in città e non solo tra i concorrenti in affari o gli esponenti politici. Anche la macchina amministrativa era, in qualche modo, sottomessa agli interessi dell’uomo. Così scrive il gip Sabatini: «Nel corso del dialogo con Gallace, Perronace affermava inoltre di avere esplicitamente minacciato Maurizio Perica, impiegato presso il secondo ufficio tecnico lavori pubblici del comune di Anzio». Il dipendente pubblico era colpevole di aver affidato un lavoro non al boss ma ad un altro membro della sua famiglia: «C’ho detto Mauri’ quello è mio zio...però a me non mi devi prendere per il culo! Quindi dato che mi hai preso per il culo mo ti dico una cosa: se mio zio Agazio infila il canale dentro ad un pozzetto ... ti faccio ricordare dico il giorno che mi hai conosciuto a me! Faccio il modo che non ti fai più la barba!».

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