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Anziani picchiati nella Rsa a Casal Palocco: responsabile condannata. Le aggressioni: «Ti faccio morire come Gesù Cristo»

Nella clinica gli ospiti sarebbero stati sedati con farmaci

Anziani picchiati nella Rsa a Casal Palocco: responsabile condannata. Le aggressioni: «Ti faccio morire come Gesù Cristo»
di Erika Chilelli
4 Minuti di Lettura
Sabato 16 Luglio 2022, 07:44

Anziani legati ai letti, strattonati, spinti, schiaffeggiati, insultati e sedati con psicofarmaci - non prescritti - per farli stare tranquilli. È quello che, secondo la Procura, accadeva a Villa Fidia, una Rsa a Casal Palocco. Per le violenze erano stati indagati e rinviati a giudizio in sei, ma ieri sono stati assolti tutti tranne Antonella Bombonati, responsabile e coordinatrice del personale, condannata a due anni e sei mesi di reclusione con l'accusa di maltrattamenti ed esercizio abusivo della professione medica.

I FATTI

«Dategli poca acqua, fanno troppa pipì». E, ancora: «Domani ti faccio le punture che fanno male, muori come Gesù Cristo e ti faccio una croce». Sono solamente alcune delle regole e delle espressioni rivolte ai pazienti malati che alloggiavano nella struttura. La condotta assunta dagli operatori sanitari e dai dipendenti finiti sotto inchiesta, per l'accusa, era sempre la stessa e sarebbe avvenuta sotto gli occhi del resto del personale, forse troppo spaventato per parlare, con il consenso e la tutela della responsabile e coordinatrice Antonella Bombonati.Gli accertamenti condotti dai finanzieri del comando di Ostia e le indagini preliminari coordinate dalla pm Francesca Passaniti, erano iniziate nel 2017, dopo la denuncia sporta da un parente, ma sono state le dichiarazioni sommarie ricevute dal personale infermieristico a scoperchiare il vaso di Pandora, dopodiché le intercettazioni avevano reso possibile individuare i presunti autori delle violenze: la Bombonati, due operatori, un inserviente, e il responsabile del personale per la cooperativa che gestiva alcuni contratti. Inizialmente sembravano coinvolti anche due medici, accusati di aver apposto il timbro della Asl ad alcune certificazioni di piani terapeutici, a base di antipsicotici e sedativi, mai prescritti dai colleghi che avevano avuto in cura i pazienti.

Almeno sei le vittime riconosciute dalla Procura, tra le quali pazienti malati di Alzheimer o non autosufficienti, costretti a vivere nella paura. Se avevano difficoltà a mangiare erano considerati poco collaborativi, il cibo veniva spinto loro in bocca e poi venivano prescritte diete a base di liquidi che, in un caso in particolare, hanno causato alla vittima una grave infezione urinaria. Una perdurante sofferenza fisica e psicologica - come scritto nel capo di imputazione - durata almeno un anno.

LE VIOLENZE

Le indagini hanno reso possibile la ricostruzione di diversi episodi di violenza, tutti avvenuti nell'estate del 2016 e raccontati dai parenti delle vittime: una paziente malata di Alzheimer sarebbe stata trascinata in camera e schiaffeggiata fino a farla sanguinare, e poi tirata per i capelli. Per un'altra donna che aveva difficoltà respiratorie e tosse non sarebbe stato richiesto l'intervento medico, anzi si sarebbe deciso di somministrarle dei sedativi, così come ad altri pazienti. «Mi devo alzare aiuto, sono in prigione», urlavano nelle loro stanze, secondo gli inquirenti. Il più delle volte la risposta era di «non rompere». I pazienti sarebbero anche stati legati ai letti, con l'ausilio di un calzino per bloccare i polsi.

LA CONDANNA

La sentenza è arrivata ieri mattina. Il giudice non ha ritenuto forti le prove a carico di 5 imputati, che sono stati assolti. Tutti, ad eccezione di Antonella Bombonati, considerata già durante le indagini della Procura di Roma l'istigatrice del gruppo: è stata l'unica a ricevere la condanna per maltrattamenti ed esercizio abusivo della professione medica, per la somministrazione dei sedativi.

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