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Roma, anziana truffata al telefono: «Sua figlia ha avuto un incidente, ci dia soldi e gioielli». E le rubano 450 euro

I due truffatori hanno telefonato l'anziana da due telefoni contemporaneamente per confonderla

Truffe telefoniche, anziana raggirata a Roma: «Sua figlia ha avuto un'incidente, ci dia soldi e gioielli». E le consegna 450 euro
5 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Luglio 2022, 18:06 - Ultimo aggiornamento: 23 Luglio, 10:22

Cresce l’allarme, aumenta la paura. Le truffe contro gli anziani sembrano ormai un’escalation senza fine. Sempre meglio orchestrate, spesso vere e proprie trappole per persone di età avanzata che da sole non riescono a individuare subito il piano criminale che si nasconde dietro quello che gli sta accadendo. Le vittime, spesso persone di oltre settanta, ottanta anni, sono scelte strategicamente dai diabolici malfattori, sicuri che, con la loro sceneggiata, non avranno difficoltà a convincere il malcapitato a versare loro denaro oppure oggetti di valore. O entrambi.

Come è capitato ieri a una distinta signora che vive a Roma, quartiere Monteverde vecchio. Quasi ottanta, appunto. L’hanno tenuta sotto osservazione chissà per quanto tempo, ottenendo tutte le informazioni necessarie per mettere in scena il loro piano infernale. Hanno chiamato su due telefoni contemporaneamente, fisso e cellulare, in modo da confondere più possibile la signora; su una linea un sedicente avvocato, dall’altra un finto maresciallo dei carabinieri che stava interrogando la figlia, anch’essa sedicente, accusata di aver quasi ucciso una persona in un incidente stradale; ambulanza in sottofondo; il pianto disperato della presunta figlia che singhiozzava chiedendo aiuto.

Risultato: una persona “incaricata” dall’avvocato si presenta a casa della sventurata signora, ormai sotto choc, per ritirare quanto occorre “anche in oggetti di valore” per costituire un deposito di garanzia, in quanto la suddetta “falsa” figlia aveva anche l’assicurazione della macchina scaduta. L'anziana ha dato al tizio che si è presentato a casa 450 euro più vari gioielli in oro. Poi, quando grazie a un’amica andata a trovarla, ha capito che era stata truffata, è corsa al commissariato a fare la denuncia. È lei stessa a raccontare l'accaduto, per far capire nel dettaglio la dinamica della truffa. Sperando che, più se ne parli e più giri la voce, meno siano gli anziani a finire vittime di certi criminali. Che ormai hanno alzato la mira, puntano sui più profondi sentimenti personali, come una figlia disperata per aver commesso un incidente quasi mortale. 

Il racconto

«Nel primo pomeriggio di ieri alle ore 15 iniziavo a ricevere svariate telefonate sia sulla mia utenza telefonica che su quella mobile dove una voce maschile, che parlava un italiano fluente con un accento del sud, si presentava come tale avv. Ermini il quale mi comunicava che pochi istanti prima mia figlia aveva avuto un incidente stradale dal quale lei era stata responsabile del ferimento gravissimo di una persona. Continuava la telefonata dicendomi che ora mia figlia si trovava presso un Comando dei Carabinieri e che un maresciallo stava intercedendo per evitare che i familiari della vittima dell’incidente sporgessero querela nei confronti di mia figlia, ma occorreva un deposito di garanzia per i danni subiti. Mi dicevano che l’assicurazione della macchina risultava scaduta e che mia figlia era in seri guai. Anche questo maresciallo mi parlava al telefono, continuando a confondermi ed a elencarmi svariati articoli del codice della strada; ricordo anche che in sottofondo sentivo una voce di donna che strillava e piangeva dicendo “Mamma, mamma, atiuami dagli tutto...”.

A quel punto io iniziavo ad agitarmi, andando in confusione e presa dal panico iniziavo a dare retta a quello che mi stavano raccontando questi soggetti attraverso le molteplici telefonate che continuavo a ricevere sulle mie due utenze telefoniche togliendomi il tempo di riflettere e chiamare familiari per verificare e consigliarmi.

Proponevo inizialmente a questo presunto avv. Ermini di riparare al danno attraverso un assegno bancario, ma subito lui mi diceva che non era una soluzione fattibile rincalzava dicendo che avrebbe accettato qualsiasi oggetto di valore in oro oltre che il denaro contante presente al momento in casa. Io allora assecondavo questa richiesta, volendo a tutti i costi aiutare mia figlia a riparare il danno ed evitare la querela ed elencavo in maniera dettagliata al soggetto all'altro capo del telefono tutti gli oggetti di valore che avevo in casa riferendogli anche che avevo la disponibilità di euro 450 in denaro contante. Rimanevo d'accordo con lo pseudo avvocato che mi avrebbe mandato a casa suo figlio, un giovane di nome Claudio per ritirare tutti i miei valori e consegnarli al comando dei carabinieri.

Finita l'ultima telefonata passavano circa 5 minuti e questo presunto figlio dell'avvocato si presentava alla mia abitazione; ricordo che visto il malfunzionamento del citofono scendevo al portone di acceso per aprirgli e lo accompagnavo fino al pianerottolo del terzo piano ove è ubicata la mia abitazione. Questo Claudio che ricordo essere ben vestito, di giovane età attorno ai venti anni, senza barba, capelli corti e scuri, corporatura esile, che parlava un corretto italiano si fermava sull'uscio di casa e attendeva che gli consegnassi la busta pronta con i valori all'interno.

Ricordo che io gli avevo chiesto se avesse un documento per avere certezza di chi fosse, ma lui rispondeva dicendomi che aveva i documenti nel motorino sotto casa. Il ragazzo prendeva la busta con tutti questi effetti all'interno e se ne andava.

Nel frattempo continuavano le telefonate sulle mie utenze e le stesse voci di prima insistevano nel convincermi che i valori recuperati a casa mia sarebbero serviti da deposito di garanzia per tutelare mia figlia; pochi istanti dopo mi veniva a trovare una mia amica, alla quale raccontavo i fatti appena accaduti, al punto che all'ennesima chiamata le passavo l'apparato per far parlare lei.

Una volta sentita la voce della mia amica, i soggetti al telefono si irrigidivano, asserendo che erano fatti personali che riguardavano me e che lei non si doveva intromettere. A quel punto non arrivavano più altre chiamate. La mia amica mi chiedeva cosa fosse accaduto ed io le raccontavo quanto sopra narrato, lei subito capiva che ero stata raggirata e su suo consiglio mi mettevo immediatamente in contatto con mio genero, il quale mi riferiva che non era accaduto nulla di tutto ciò, anzi mi passava al telefono mio figlia. Poco dopo, insieme a lei, sono andata a fare la denuncia».

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