Ama, resa dei conti nel cda. Stop assunzioni fino a giugno

Lunedì 11 Febbraio 2019 di Stefania Piras
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Servivano almeno 400 nuovi netturbini per potenziare la raccolta dei rifiuti. Quei lavoratori non arriveranno finché un nuovo bilancio, il terzo della serie non vedrà la luce. Motivo per il quale lo sciopero, e l'emergenza rifiuti, è dietro l'angolo e la sindaca Raggi, incontrando personalmente i sindacati oggi, proverà a scongiurarlo in tutti i modi. Non prima di giugno si potrà pensare di assumere nuovo personale, visto che i tempi per l'approvazione del bilancio-ter dell'azienda appaiono ancora lunghi. I sindacati stimano un bisogno di almeno 500 unità: lo si capisce dalle strade sporche, dai cassonetti che vomitano sacchetti.

Ma non si parlerà di questo nel cda di oggi: l'azienda ora deve pensare a far quadrare i conti dopo l'ennesimo cartellino rosso elevato dal Campidoglio. E quella di oggi non sarà l'ennesima assemblea dove i soci si sfidano sottotraccia. I tempi sono maturi per il redde rationem e il Comune, dopo aver incassato le dimissioni dell'assessore Pinuccia Montanari, prepara lo scacco matto: il bilancio in perdita della municipalizzata e un commissariamento per accentrare le decisioni. Così si spiega la costituzione di un nuovo gruppo di lavoro congiunto tra Roma capitale, che lo ha voluto, e Ama per verificare l'andamento della gestione nel corso del 2018 e per una «preventiva risoluzione delle eventuali criticità riferite al bilancio 2018», come si legge nella delibera votata nella travagliata giunta che ha portato alle dimissioni di Montanari. L'amministratore unico e di fatto l'azienda sono così commissariati. Oltre ai rilievi del collegio sindacale, d'ora in poi la municipalizzata avrà un fiato sul collo ancora più pressante anche da parte del socio.

IL CONGELAMENTO
I margini sono stretti: la giunta venerdì scorso ha bocciato il bilancio 2017 che di fatto congela attività e assunzioni in azienda, già in panne da un anno, da quando il documento contabile fa avanti e indietro da Palazzo Senatorio a via Calderon de la Barca senza trovare pace. O meglio senza trovare la giusta collocazione agli oltre 18 milioni di euro di crediti di servizi cimiteriali che l'azienda ha prima reclamato considerandoli «certi ed esigibili», poi messo in discussione parlando di «eventuali errori» e nel secondo bilancio redatto il 5 dicembre scorso di «errore rilevante di valutazione». Segno che i sospetti di Roma capitale che ha sempre contestato quei crediti hanno iniziato a fare breccia e non arretreranno finché quei soldi non verranno incasellati in un fondo di svalutazione invece che in un fondo rischi.

Le ricadute sulla città sono pesanti perché a questo punto la situazione si fa sempre più critica: le banche hanno dato ultimatum fino al 28 febbraio e le assunzioni sono destinate a slittare.

I sindacati, dopo il superamento della delibera che bloccava il turn over, si attendevano 300 nuovi contratti per i netturbini che andrebbero a coprire il servizio di raccolta ad oggi molto in difficoltà. L'azienda infatti sta spostando continuamente personale nelle zone in cui è stato avviato, senza successi visibili e numerici, del nuovo porta a porta. Anche questo è il risultato di un bilancio bocciato. I mezzi e le attrezzature sono vecchie, i lavoratori spaventati dal futuro incerto, ma soprattutto le strade rimangono sporche con il lerciume dei rifiuti che stazionano per settimane e settimane in completo abbandono.

 

Ultimo aggiornamento: 19:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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