Ama, il netturbino ruba gasolio, ma l'azienda lo promuove capo

Da dipendente a responsabile degli operai: era accusato di trafugare il carburante

Ama, «Il netturbino ruba gasolio», ma Ama lo promuove capo
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Giovedì 28 Ottobre 2021, 22:41 - Ultimo aggiornamento: 22:52

Dopo le accuse di furto, una bella promozione. Paga l’Ama. Con un ordine di servizio del 22 ottobre, la municipalizzata dei rifiuti del Campidoglio ha assegnato a 34 netturbini i galloni di capo operaio. Con annesso scatto in busta paga: lo stipendio medio di un addetto della raccolta si aggira intorno ai 1.400-1.500 euro netti al mese (senza gli straordinari), mentre da “capo” il cedolino sfiora i 2mila.

Scorrendo la lista di chi ha beneficiato della tornata di promozioni, spunta un nome che nella partecipata di via Calderon de la Barca ricordano in parecchi. Non per luminosi meriti professionali: a novembre era finito al centro di un’inchiesta delle Iene sui furti di carburante messi a segno dai netturbini nella rimessa di Rocca Cencia. Scene molto simili a quelle rivelate ieri dal Messaggero, nell’ex Tmb del Salario.

Una testimone, un’ex complice delle ruberie, aveva indicato il neo-capo operaio all’inviato di Mediaset Filippo Roma come uno dei dipendenti più attivi nella truffa. Che, raccontava la donna, funzionava così: «Rubano la benzina dai camion di notte, mettono un tubo dentro e riescono a fare il “succhio” e a svuotare il furgone. Arrivano a prendere anche 5 taniche di benzina a sera. Chi ruba? Gli autisti. Quando fanno la notte, escono con il camion, si mettono in un posto un po’ appartato, arriva un altro con la macchina che prende le taniche e porta tutto via».

È un business che frutta: «Rivendono la benzina a 1 euro a litro, 100 euro a sera. A fine mese sono 3mila euro, tutto al nero. La benzina la prendevano nella rimessa di Rocca Cencia». La testimone alla trasmissione ha fatto anche qualche nome, tra cui quello del capo operaio fresco di promozione. Ha indicato pure il garage dove portava l’auto privata con le taniche. E lì sono stati scovati (e filmati) i fusti pronti all’uso.


GLI OSTACOLI
In azienda lo sapevano? Sì. Eppure non solo non hanno messo il netturbino alla porta. Ma i trascorsi, tutt’altro che remoti, non gli hanno impedito di fare il salto e di strappare il grado di capo, con ritocco all’insù del salario. Come è stato possibile? Un pasticcio burocratico. All’epoca del servizio, l’azienda formalmente non ha potuto muovere la contestazione disciplinare: aveva chiesto il girato originale, dato che i filmati erano stati mandati in onda senza nomi e con i volti coperti dai pixel per ragioni di privacy. Ma non l’ha ottenuto, anche se la trasmissione ha spedito tutto alla Guardia di Finanza, dopo che la Procura ha aperto un fascicolo. Eppure senza quel video, la municipalizzata dovrà attendere l’esito dell’inchiesta penale per far partire il procedimento interno. Quindi, anche se nel quartier generale di via Calderon de la Barca tutti conoscono la storia e i protagonisti, anche ai piani alti, agli atti il dipendente risulta senza macchia. Libero di candidarsi per la promozione. Che la municipalizzata, con la circolare numero 187/2021, ha avallato. Per paradosso, da capo, il netturbino accusato di rubare, dovrà vigilare sugli altri addetti della raccolta, anche per evitare i furti.


Nel corpaccione dei 7mila netturbini e spazzini, il valzer di promozioni fa discutere pure per altri motivi. «Per creare questi 34 nuovi capi, sono stati svuotati ancora una volta gli organici - attacca Alessandro Bonfigli della Uil - mancano netturbini idonei all’incarico. Quei pochi che rimangono, sono gli unici a fare sacrifici».

© RIPRODUZIONE RISERVATA