Alessio Zangrilli, il pugile morto nel Tevere e il mistero del telefonino

Alessio Zangrilli, il pugile morto nel Tevere e il mistero del telefonino
di Alessia Marani
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Venerdì 5 Novembre 2021, 07:46

Tutte le speranze di mamma Virginia si sono infrante davanti agli agenti del commissariato Ponte Milvio ieri mattina quando ai piedi del Ponte Duca d'Aosta, nel Tevere, è stato rinvenuto un cadavere, quello di suo figlio Alessio Zangrilli, Zangra 35enne boxeur della Palestra Popolare di San Lorenzo. Alessio era scomparso dalla loro casa di San Cleto, nei pressi di San Basilio, nel pomeriggio di domenica 10 ottobre. Una vicina lo aveva visto uscire alle 15, il suo telefonino ha squillato fino alle 19 poi il silenzio più assoluto. La donna a cui la vita ha già strappato il marito e un altro ragazzo lo ha cercato disperatamente in tutti questi giorni, andando più volte in tv, alla trasmissione Chi l'ha Visto?, per lanciare nuovi appelli, direttamente al suo ragazzo e a chi potesse avere informazioni utili. Sono stati segnalati anche degli avvistamenti, ad Alatri e al Prenestino: tutte piste false probabilmente perché, stando a quanto stabilito da un primo esame esterno dal medico legale, il corpo di Alessio era in acqua da oltre una settimana, forse già dal giorno in cui scomparve.

Pugile morto, le indagini

Gli investigatori della polizia diretti da Luigi Mangino hanno messo il cadavere a disposizione dell'autorità giudiziaria. Sul corpo di Zangrilli, pugile molto esperto e con 50 match alle spalle, è stata disposta l'autopsia. Apparentemente non ci sono segni di violenza, ma bisognerà accertare anche se avesse assunto droghe o psicofarmaci. O se qualcuno possa averlo indotto a perdere sensi e forze, istigandolo al suicidio.
Il ragazzo era apparso schivo e taciturno, aveva detto alla mamma di prendere delle non meglio identificate «gocce» per dormire. Al suo allenatore, Mariano e agli altri amici della palestra di via dei Volsci, per lui una seconda famiglia, era apparso «nelle ultime due settimane completamente sulle nuvole, non riusciva più a concentrasi negli allenamenti, meno allegro e scherzoso». Circostanza che avevano attribuito all'avvicinarsi per l'atleta dei 40 anni, il fatidico momento in cui un pugile deve abbandonare il ring per limiti d'età. Alessio non aveva un lavoro stabile, aveva perso quello di giardiniere per l'emergenza Covid e forse quel traguardo aleggiava come uno spettro nella sua mente. Eppure, dice Mariano, suo mister da 7 anni, «ci sembra impossibile che si sia tolto la vita. L'idea del suicidio ci lascia basiti perché era un ragazzo che anche dalla sconfitte più dolorose si era sempre rialzato con forza e dignità». In questi lunghi giorni a cercarlo era stata anche la fidanzata, di 15 anni più grande. La donna ha raccontato di avere ricevuto continue telefonate anonime nel frattempo.

Il rogo

Mercoledì intervistata da Chi l'ha Visto? sulla scomparsa di Alessio ha detto: «Penso che o s'è buttato al Tevere.. ma no.. non lo avrebbe fatto». E a proposito delle strane telefonate, delle conversazioni e dei messaggi scambiati con lui fino a domenica ha spiegato che «il mio cellulare è andato bruciato insieme al mio materasso». La donna ha comunque ricordato di avergli detto «Sì bravo, allora è finita..». Ieri sera ha postato sui social la sua disperazione: «Perché l'ha fatto, non ci posso credere». Forse ad Alessio anche quel rapporto ormai andava stretto, si sentiva «sottomesso» aveva confidato. E forse ha voluto farla finita. Forse.
Mamma Virginia ora è sprofondata nel dolore. I vicini non la lasciano per un minuto, temono che possa commettere un gesto estremo. Presso la palestra popolare, non un semplice luogo di sport ma anche di cultura e solidarietà sociale, è stata aperta una colletta per aiutarla. La Federazione pugilistica italiana, intanto, ha pubblicato su Instagram una foto di Zangra: «Speravamo di rivederti sul ring».
 

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