Kitesurfer Alessandro Ognibene risucchiato da elicottero militare a Ladispoli: al via il processo contro due piloti e il comandante. La storia unica in Italia

Kitesurfer risucchiato da elicottero militare a Ladispoli: al via il processo contro due piloti e il comandante. La storia unica in Italia
di Emanuele Rossi
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Giovedì 6 Ottobre 2022, 12:25 - Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 08:31

Kitersurfer Alessandro Ognibene risucchiato in aria da un elicottero Chinook dell'esercito durante un'esercitazione: dopo cinque udienze saltate il processo è cominciato l'11 ottobre. Venne battezzata Notte scura 2018, quell'esercitazione, ma è di giorno che gli elicotteri andavano da una parte all'altra del litorale e in quel 3 ottobre del 2018, poco prima delle 15, uno dei potenti Chinook impegnati in un addestramento interforze della Nato, finì per risucchiare un kitesurfer romano a Ladispoli. La doppia elica del velivolo Ermes 50, nell'area di Torre Flavia, zona nord della città, lo trascinò a un'altezza di dozzina di metri, poi la rovinosa caduta sulla sabbia. Una caduta che gli provocò lesioni gravi. L'uomo venne trasportato d'urgenza al Policlinico Gemelli e ancora oggi sente dolori e fastidi. Scene, quelle dell'incidente, raccontate da da numerosi testimoni, fra i quali un pescatore e un vigilantes.

Alessandro Ognibene, questo è il nome dell'appassionato sportivo, 53enne,  odontotecnico, attende che sia fatta giustizia dopo tanti anni e soprattutto dopo i tanti, troppi, appuntamenti slittati in tribunale.

«Dopo sei rinvii - dice Ognibene - speriamo finalmente che questa udienza abbia luogo. Una volta è saltata per l'emergenza sanitaria, quella successiva per il pensionamento di un giudice, poi per un errore dell'atto di notifica della cancelleria. Aggiungiamo un imputato con il Covid e uno sciopero degli avvocati, alla fine il processo non è mai iniziato. Ma da quel giorno la mia vita è cambiata».

Eppure di quel caso se ne occupò in prima pagina persino il  quotidiano britannico The Times. Se ne parlò tantissimo anche se sarà il Giudice di pace di Civitavecchia ad affrontarlo e non il tribunale ordinario nonostante la stessa Nato avesse avviato un'inchiesta interna che affiancò quella del ministero della Difesa.

Gli imputati sono tre: i due piloti italiani del Chinook, rispettivamente di 33 e 38 anni, e un ammiraglio di 56enne, coordinatore dell'esercitazione. Per l'accusa non sarebbe stata garantita la sicurezza né richiesta l'interdizione dello specchio d'acqua circostante. La difesa, al contrario, ha sempre puntato sulla tesi del «colpo di vento». Ognibene è difeso dall'avvocato Giacomo Tranfo.

La storia

E' una vicenda senza precedenti in Italia: era il 3 ottobre 2018 anno quando a Torre Flavia alle 14.55, Alessandro Ognibene, all'epoca 51enne professionista di Roma, a riva con il suo kite, venne aspirato dai vortici dei due rotori del gigantesco Chinook bipala e scaraventato a terra dopo un volo di 12 metri. Questo elicottero della Boeing, in linea dal 1962, è tra i più potenti del mondo: può sollevare un carico di 12 tonnellate , è lungo quasi 16 metri se si considera solo la fusoliera capace di accogliere mezzi pesanti, mentre la lunghezza raddoppia se si considerano anche i rotori controrotanti in tandem a tre pale ciascuno che hanno un diametro superiore ai 18 metri. Può superare i 300 kmn sul volo in linea e può accogliere fino a 55 soldati. La parte periferica delle pale dei rotori raggiunge una velocità di poco inferiore a quella del suono (1.193 kmh). 

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I piloti del Chinook “pirata”, diretti alla base di Furbara, non erano tornati indietro dopo aver creato quel turbine a bassissima quota durante una fase delle esercitazioni interforze che coinvolgeva più “armi” della Difesa italiana. Ognibene, di Casal Lombroso, venne trasportato in gravissime condizioni in eliambulanza al Policlinico Gemelli di Roma. 

Nello centenaria base di Furbara, una delle più antiche in Italia, costruita appunto nel 1918 e fino al Ventennio dotata solo di pista erbosa poi dismessa, sono acquartierati gli Incursori dell'Aeronautica militare del 17° stormo, truppe d'elite della nostra Difesa, che non risultano comunque coinvolti nella vicenda di ieri. Lo scalo di Furbara è in grado di accogliere l'attività solo di elicotteri. 





LE INDAGINI
L’uomo era finito in rianimazione con un forte trauma cranico, un’emorragia interna, costole fratturate, ematomi a torace e schiena. Era rimasta lievemente ferita anche una guardia giurata in spiaggia. Gli uomini della Capitaneria di porto di Ladispoli e Civitavecchia hanno condotto le indagini. Un fatto senza precedenti in Italia oggetto di inchiesta di procura ordinaria, militare e della Nato visto che alcuni, fra i 12 velivoli in addestramento, appartenevano a forze straniere. Anche il ministero della Difesa aveva annunciato l’avvio di una indagine.




L'eco dell'incidente arrivò in Parlamento: «Si è in attesa delle conclusioni delle attività d’indagine per poter ricostruire la dinamica» questa la nota ufficiale dopo l’interrogazione parlamentare di Marta Grande, deputato 5Stelle. Già nei giorni precedenti i cittadini avevano lamentato la presenza di mezzi in addestramento nella zona.


Chinook


Voli radenti con elicotteri a bassa quota sopra ai tetti. Esercito, Aeronautica, Marina o pista estera? Sin da subito Malta si era tirata fuori con le dichiarazioni dell’ambasciatrice Vanessa Fraizer: «Il nostro Augusta Aw 139 stava partecipando all’esercitazione ma non ha causato l’incidente».


Alessandro Ognibene

E allora chi aveva scaraventato in aria il surfista? Le indagini e i racconti dei testimoni hanno portato i magistrati nella direzione del birotore visto dallo stesso Ognibene che chiede ancora «giustizia» ricordando che alti graduati erano fuori dal reparto di Rianimazione in ospedale che non di fecero più vedere quando l'ospedale lo dichiarò fuori pericolo». 

L'INTERVISTA AD ALESSANDRO OGNIBENE (pubblicata dopo il ricovero in ospedale nel 2018)

«Ho ancora gli incubi,
i dolori non passano:
ora voglio giustizia»



«Me lo sogno ancora tutte le notti. Quel bestione ce l’avevo sulla testa e mi ha scaraventato via. Sono vivo per miracolo». Si emoziona Alessandro Ognibene. 

Per lei, Alessandro, è davvero difficile dimenticare, vero?
«Come potrei. Mancavano 5 minuti alle 15, e il Chinook mi ha fatto sbalzare a tanti metri, all’altezza di 3 piani di una palazzina, tanto per capire di cosa stiamo parlando».
 

 


Cosa ricorda di quei momenti? 
«Erano quattro i velivoli anche se uno soltanto era vicinissimo. Dei pescatori hanno assistito all’incidente e si chiedono ancora come faccia ad essere vivo». 

Stava parlando degli elicotteri.
«Sì, vero. Sono andati via anche se a un certo punto in lontananza sono tornati, forse volevano vedere se morivo o no. Sono stato un’ora a tremare. Ero quasi in ipotermia. Le due ragazze del 118 sono i miei angeli, mi hanno salvato. Ringrazio anche il signor Santino Esigibili, la guardia giurata lì con me e la moglie». 
 


Era molto grave 
«Ho avuto un trauma cranico, lo schiacciamento del rene, microfratture alla colonna vertebrale. Danni a fegato e polmone. Ho sputato sangue per due settimane e i medici del Gemelli, che sono stati bravi e mi hanno coccolato, si sono meravigliati di come non abbia avuto conseguenze più gravi. Insomma, posso raccontarlo». 

Ora come si sente? 
«Cammino e vado avanti ma non è stato facile fare i primi passi. Ho dolori ovunque, ci vorranno anni per farli passare anche se sono più forte nell’anima. Mi sono stati tutti vicino. Dio è grande, non era il mio momento. Mia madre ancora non ha metabolizzato». 

Come giudica l’operato della magistratura? 
«Non mi pronuncio, siamo solo all’inizio. Sono rimasto sorpreso del fatto che si stia procedendo solo per lesioni e non anche per omissione di soccorso. È difficile pensare che non mi abbiano visto. I piloti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Gli elicotteri, erano 11 o forse 12, non dovevano volare lì». 

Come si spiega che questi potentissimi velivoli possano compiere addestramenti a bassa quota sopra i tetti delle case?
«I cittadini e chi pratica il kitesurf non hanno trovato ancora risposte. Filmati su internet dimostrano come già in passato a Maccarese questi Chinook si siano abbassati tantissimo». 

Migliaia di abitanti avevano protestato, lo ricorda? 
«Sì, sembrava la guerra del Vietnam». 
 

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