Mondo di mezzo, «Alemanno favorì Buzzi senza sapere di Carminati»

Mercoledì 22 Maggio 2019 di Michela Allegri

Su due punti i giudici sono netti: «La sindacatura di Gianni Alemanno è stata vantaggiosa per Salvatore Buzzi: le sue cooperative si aggiudicarono appalti per 9,6 milioni di euro, 3,6 in più rispetto alla sindacatura di Veltroni», ma non ci sono prove che l'ex primo cittadino «fosse consapevole del legame che univa Buzzi a Carminati». E tanto meno «che potesse avere contezza del sodalizio criminoso che è stato contestato come connotato dai caratteri tipici di un'associazione di stampo mafioso». Si legge nelle motivazioni con cui la II sezione penale del Tribunale di Roma, lo scorso 25 febbraio, ha condannato l'ex sindaco a 6 anni di carcere per corruzione e finanziamento illecito, nell'ambito di uno dei filoni del processo al Mondo di Mezzo. Alemanno è accusato di avere pilotato nomine e appalti per favorire le cooperative Buzzi.

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Per i giudici, è dimostrata «l'esistenza di un progetto comune di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati diretto a corrompere Alemanno e Franco Panzironi - l'ex ad dell'Ama, ndr - attraverso denaro e altre utilità», ma «non è dimostrato né che l'ex sindaco fosse legato al sodalizio, né che lo favorisse consapevolmente, non essendovi prove di contatti, né diretti e né mediati, tra Alemanno e Carminati». Ed è lo stesso ex primo cittadino a commentare: «Le motivazioni della sentenza convalidano definitivamente la mia totale estraneità al sodalizio criminale, contrariamente a quanto asserito dal pm nel processo. Viene ridimensionata la portata delle accuse, sottolineando come non ci sia alcuna risultanza che fossi a conoscenza del legame tra Buzzi e Carminati. In appello dimostrerò la mia completa innocenza».

ZONE D'OMBRA
Nelle motivazioni si legge che «il modulo organizzativo utilizzato dal sindaco Alemanno ha contribuito alla formazione di zone d'ombra idonee a ingenerare comportamenti distorsivi e illegittimi». E i giudici aggiungono che la Fondazione Nuova Italia, che l'ex primo cittadino - per l'accusa - avrebbe utilizzato per incassare le presunte tangenti, era un «portamonete necessario per finanziare la propria attività politica, nonché un salvagente per assicurarsi un sostentamento personale una volta terminata la sindacatura». Non è tutto. Il rapporto di Alemanno con il ras delle coop sarebbe proseguito anche dopo la cessazione dell'incarico di sindaco. Dalle intercettazioni è emerso «che Alemanno ha chiesto e ricevuto da Buzzi 10mila euro a sostegno della campagna elettorale per le europee del 2014». 
I magistrati spiegano anche le motivazioni del risarcimento da 50mila euro disposto in favore di Roma Capitale e di Ama, che appesantisce ulteriormente i 6 anni di condanna: «Le condotte delittuose hanno prodotto danni patrimoniali e non patrimoniali» alla città e alla municipalizzata.

L'ACCORDO
Per i giudici, infatti, l'accordo raggiunto da Buzzi e Alemanno, con l'intermediazione di Panzironi, «contemplava dazioni di denaro e appoggio elettorale in cambio di una generica disponibilità a spendere la funzione di Sindaco per la risoluzione delle problematiche vicende che hanno interessato le coop di Buzzi», si legge nelle motivazioni. Un rapporto che «si muove su un piano di parità, tra collaborazione e convenienza reciproca»: l'ex primo cittadino, «motivato dalla prospettiva di conseguire un tornaconto personale, si è inserito in quella logica negoziale simmetrica che caratterizza le fattispecie corruttive». Un meccanismo che ha garantito alle società «una continuità nell'attività d'impresa», con il monopolio nel settore sociale, delle politiche abitative e del verde pubblico. Mentre «il sistematico pagamento di tangenti» avrebbe permesso all'ex sindaco «di acquisire la disponibilità di ingenti somme di denaro, consegnate talvolta in nero e talvolta in chiaro, secondo le modalità concordate tramite Panzironi».
 

Ultimo aggiornamento: 08:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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