Alberto Sordi, apre la villa-museo: Trastevere, Caffarella, Stazione Tuscolana. Ecco i luoghi del Mito

Alberto Sordi, apre la villa-museo: Trastevere, Caffarella, Stazione Tuscolana. Ecco i luoghi del Mito
di Valeria Arnaldi
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Martedì 15 Settembre 2020, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 13:03

«Qui di fronte al civico 7 di una casa che non c'è più il 15 giugno 1920 nasceva Alberto Sordi, attore ed indimenticabile interprete della Storia di ogni italiano.. parte ormai indelebile di ognuno di noi». È una targa all'altezza del civico 12, a indicare il luogo dove sorgeva l'edificio, poi demolito, in cui nacque Sordi, in via di San Cosimato. E da qui si può intraprendere un percorso alla scoperta dei numerosi luoghi della città che, tra vita privata e set di film, dall'attore sono stati vissuti, amati, indagati, raccontati. Poco distante dalla casa in cui è nato, si trova la basilica di Santa Maria in Trastevere. Qui, il piccolo Alberto faceva il chierichetto. Ed è proprio tra la casa e la basilica, che un giorno, da bambino, fu vittima di un incidente stradale. Attraversò la via, correndo, senza accorgersi di un furgoncino che procedeva a velocità sostenuta. L'impatto fu lieve, ma sufficiente a spaventare Alberto e i presenti, soprattutto sua madre, che preso il figlio in braccio, lo portò di corsa in chiesa, davanti all'immagine della Madonna, per ringraziare del miracolo. La mappa della Roma di Sordi è articolata. C'è il Teatro dell'Opera, dove il padre era bassotuba. E c'è la Cappella Sistina: bambino, Alberto, entrò nel coro delle Voci Bianche. Ci sono le case nelle quali ha vissuto, prima di acquistare la Villa a Caracalla. E c'è, ovviamente, il teatro, tra platea e palco. Adolescente, Sordi entrò nella claque del teatro Eliseo e del teatro Valle. Era un modo per guadagnare qualcosa, magari fare incontri utili e vedere gli spettacoli senza pagare. Tra le mete amate, il teatro Ambra Jovinelli, dove i giudizi erano spesso espressi con fischi, battute, lanci di oggetti. Poi, i tanti palcoscenici calcati. Nelle rotte del suo privato, vari ristoranti. Sordi pranzava con Federico Fellini, in una latteria, in via Frattina, quando entrambi erano giovani e squattrinati. Ordinavano un piatto di spaghetti e la cuoca vi nascondeva bistecche e uova. Mentre mangiavano, i due si raccontavano i rispettivi sogni: Alberto assicurava che sarebbe diventato un grande attore e Fellini che sarebbe divenuto un grandissimo regista.

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La tavola è sempre stata un piacere per Sordi. Anche da ricercare. L'attore aveva una precisa mappa di ristoranti prediletti, da Perilli in via Marmorata all'Apuleius all'Aventino. Amava pure l'hostaria Cannavota, in piazza San Giovanni in Laterano. Poi, il cinema. È a Cinecittà, che, nel 1937, Sordi ha fatto il suo esordio su grande schermo: era una comparsa in Scipione l'Africano di Carmine Gallone. Di film in film, Sordi ha toccato quasi tutta la città, raccontandola e, di fatto, raccontandosi. In Sotto il sole di Roma, si muove tra Colosseo, Stazione Tuscolana e Caffarella. Nel lungometraggio Lo Scapolo, che lo vede protagonista con Nino Manfredi, si vede la chiesa di Santa Maria dell'Orto. Il Pigneto è ne La bella di Roma, con Silvana Pampanini, e pure in Nestore, l'ultima corsa. Ne La Grande guerra, Sordi, con Vittorio Gassman, recita anche all'ospedale militare del Celio. I Parioli si vedono ne Il Boom. Il Flaminio fa da sfondo alla maratonina in Mamma mia, che impressione!. Portico d'Ottavia è uno degli scenari di Un americano a Roma. Qui Sordi sfida a duello il gatto mammone. Non solo. Nei pressi, viene girata anche la scena della burla urinaria ne Il marchese del Grillo. Il Tevere è presente in più film. Uno per tutti, Un eroe dei nostri tempi, dove Sordi cerca di far sparire dell'esplosivo in acqua. Poi, c'è via Veneto: qui l'edicola di Alberto ne Il Conte Max con Vittorio De Sica. E c'è l'Eur ne Il medico della mutua. Non manca la Rai, in via Teulada, nel film a episodi, I complessi. E così via, da piazza del Popolo a Monte Mario, fino ad arrivare in piazza del Campidoglio - al suo ottantesimo compleanno, fu Sindaco per un giorno - e ancora, da Ostia a Fregene e oltre, tra quartieri, strade, monumenti citati come omaggio all'Urbe e trasformati in simboli. Roma - tutta - è stata il suo teatro.

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