CORONAVIRUS

Gelate e boom di scatolame al supermercato, l'agricoltura del Lazio in ginocchio (-40%)

Martedì 7 Aprile 2020 di Francesco Pacifico
Le ultime gelate hanno distrutto il 40 per cento dei raccolti nel Lazio
Le ultime gelate e la corsa nei supermercati a comprare pasta, carne bovina e scatolame stanno mettendo in ginocchio la filiera agricola e quella dell'allevamento del Lazio. Soprattutto in prossimità della Pasqua, che è il periodo dell'anno nel quale - con l'agnello must sulle tavole nei giorni di festa - si vende il 70 per cento degli ovini allevati nel nostro territorio.

Il settore sta scontando non poco la chiusura di bar e ristoranti, da un lato, e la difficoltà a trovare stagionali per il lavoro dei campi, dall'altro. Se non bastasse, David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio ha segnalato che dopo la recente ondata di freddo «sono andate distrutte intere coltivazioni di asparagi, carote, carciofi, finocchi, rape e bietole già pronte per la raccolta. Abbiamo perso il 40 per cento del raccolto».

Nel bollettino di guerra reso noto dalla principale associazione di categoria, vengono citate «la produzione di kiwi e mandorle a Viterbo, la coltivazione di patate a Maccarese, i peschi e gli albicocchi della Sabina, i noccioleti della Tuscia. Nell'area tra Colonna e Velletri, ancora danni ingenti ai kiwi». Ma non vanno meglio le cose per «susine, pere, mele e in piena fioritura o con già le gemme o i frutticini pronti a crescere ma anche per le viti e per le verdure in campo».

«È un colpo pesante per gli agricoltori - ha spiegato Granieri - proprio in un momento in cui sono impegnati in prima linea a garantire le forniture alle dispense delle famiglie italiane costrette a causa dall'emergenza Coronavirus». I primi effetti si vedono già nei mercati e nei supermercati, dove i prezzi per la clientela finale hanno registrato una nuova ondata di aumenti, che mai come in questa fase hanno riguardato soprattutto la verdura.

Già negli scorsi giorni si erano segnati rincari per arance, mele e peperoni, legati però alle disponibilità stagionali. «Ma il vero conto - avverte il presidente Granieri - lo avremo nei prossimi mesi, quando entreranno in circolazione frutti come pesche e kiwi, a oggi ancora sugli alberi e andati persi per le gelate. In questi giorno, un discorso è la salita delle quotazioni di insalata o zucchine, che vengono piantati più volte, un altro quella di prodotti già raccolti. In quest'ultimo caso, vedo rischi di speculazioni».

Ma il settore primario del Lazio segna, durante il look-down, anche problemi sul fronte della filiera lattiero-casearia e degli allevamenti ovini. La gente che fa la fila al supermercato tende a comprare prodotti duraturi, come pasta, farina, scatolame, formaggi confezionati, latte a lunga conservazione e carne rossa. Alimenti che per lo più vengono prodotti fuori dal territorio laziale, dove invece è forte "il fresco".

Non a caso dalla Regione, che ha stanziato 5 milioni di euro per la filiera lattiero-casearia, il vicepresidente Daniele Leodori ha lanciato un appello per comprare il Made in Lazio. «È fondamentale favorire il Made in Lazio, soprattutto in questo periodo e comprare le eccellenze italiane. I consumatori devono pretendere da supermercati e grande distribuzione, la presenza sugli scaffali di prodotti locali e hanno tutto il diritto di conoscerne la provenienza».

Dalle stalle laziali gli allevatori registrano un crollo (-40 per cento) nella vendita degli ovini, con i prezzi - nonostante la Pasqua vicina - dimezzati. Sul fronte del latte, la produzione è scesa in generale del 15 per cento, che sale a 40 per quello vaccino e destinato a mozzarelle e formaggi. In crisi, poi per la chiusura dei ristoranti, anche la vendita di vino.
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