Multe, il Comune di Roma contrario allo stralcio: siamo in rosso

Il Campidoglio chiede che l'Imu rimodulata da una sentenza della Corte venga risarcita

Multe, il Comune di Roma contrario allo stralcio: siamo in rosso
di Francesco Pacifico
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Giovedì 8 Dicembre 2022, 08:22 - Ultimo aggiornamento: 15:51

Il Comune è pronto a dare il via libera allo stralcio delle cartelle esattoriali sotto i mille euro. Cioè a cancellare con un tratto di penna le multe emesse dal 2010 al 2015 e mai pagate dai cittadini che hanno trasgredito al codice della strada. Ma soltanto se in cambio il governo risarcirà il mancato gettito dell'Imu. La trattativa ufficialmente non è ancora iniziata - il problema però è stato posto da Roberto Gualtieri nell'incontro di 48 ore fa al Mit con il ministro Matteo Salvini - ma dietro le quinte le parti in causa cercano già un'intesa. Un accordo complicato, visto che deve salvare sia i conti dell'amministrazione romana sia un pezzo importante della manovra tributaria, lo stralcio, voluta dall'esecutivo. Sì, perché in Campidoglio hanno molte difficoltà a chiudere il bilancio di previsione, che deve essere presentato in Assemblea capitolina entro il 31 dicembre. Il budget comunale cuba, mettendo assieme investimenti e spesa corrente, sei miliardi di euro, ma quest'anno si farà più fatica che in passato: mancano all'appello circa 440 milioni di euro. Intanto perché una recente sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che, nel pagamento dell'Imu, va considerata prima casa quella non soltanto dove si ha la residenza, ma anche quella dove si vive abitualmente. Va da sé che questa definizione può allargare il concetto di seconda casa, che invece non è esentata dal pagamento dall'imposta municipale propria: basta, in pratica, che in una famiglia un coniuge dica di vivere in quella che è a tutti gli effetti prima casa e che l'altro certifichi di risiedere in un'altra abitazione non comunicata all'anagrafe come principale e il gioco è fatto. Il Campidoglio ha stimato che l'applicazione della sentenza possa costare alle sue casse 150 milioni di euro di mancato introito Imu. Sempre sul fronte di quest'imposta - che fa incassare a Roma un miliardo complessivo - c'è un altro nodo: a livello nazionale è stato deciso che non si debba versare la tassa per gli immobili sfitti e secondo l'amministrazione così si perdono altri 50 milioni di euro.

Quindi per chiudere il bilancio di previsione per il 2023 il Campidoglio dovrà rinunciare intanto a questi 200 milioni. Ma non sono i soli. Lo stralcio alle cartelle comunali annunciato dal governo, per Roma, potrebbe tradursi in una ulteriore perdita effettiva di 240 milioni di euro. Bisogna prendere questi numeri con le pinze: l'esecutivo non ha ancora presentato la norma in manovra sulla tregua fiscale né è ancora sicuro il perimetro del provvedimento. Riguarderà le sole multe o anche la Tari e altre imposte comunali non pagate? Si sa soltanto con certezza che il governo darà la facoltà ai sindaci di cancellare o meno le cartelle, prendendosi poi la responsabilità con i propri cittadini.
Il Campidoglio stima i cosiddetti residui attivi, cioè i debiti non riscossi per le multe e le altre imposte, a quota 820 milioni. Le normativa vigente impone ai Comuni di inserire per questa voce di bilancio degli accantonamenti, dei fondi di garanzia simili a paracadute, pari ad almeno il 70 per cento del totale: utilizzandoli il monte di contravvenzioni e tasse non riscosse scende a 240 milioni.

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SOLDI PERSI

Per la cronaca, è molto complicato e costoso recuperare queste cifre, quindi i 240 milioni sono con buona probabilità persi. Però stando alle regole di contabilità vanno comunque inseriti in bilancio e incidono sui budget. Senza i 440 milioni complessivi il Comune rischia di tagliare spesa corrente, come i fondi ai Municipi, che da tempo lamentano poche risorse per la burocrazia di loro competenza. Però i margini di una trattativa tra Palazzo Chigi e il Palazzo Senatorio ci sono. E non soltanto perché con le Regionali alle porte è difficile dire politicamente agli elettori che non ci saranno sanatorie fiscali.
Il Campidoglio si appresta a chiedere al governo il ristoro dei 200 milioni di Imu che nel 2023 si rischia di non incassare. In cambio accetterebbe, come prevede il governo, di avviare lo stralcio delle cartelle emesse tra il 2010 e il 2015 e mai pagate. A facilitare il buon esito della trattativa poi ci sono gli aiuti che il governo ha promesso ai sindaci per il caro bollette. Su questo fronte Roma denuncia nel 2022 una maggiore spesa per l'aumento di gas e luce di 110 milioni di euro.

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