Metro C Roma, il viceministro delle Infrastrutture Bignami: «Opera strategica, i fondi saranno trovati»

«Adesso serve il progetto esecutivo. Quasi pronto il Codice degli appalti»

Metro C Roma, il viceministro delle Infrastrutture Bignami: «Opera strategica, i fondi saranno trovati»
di Umberto Mancini
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Lunedì 28 Novembre 2022, 00:29

«L’obiettivo è migliorare la riforma degli appalti, tagliando ulteriormente i tempi della burocrazia, garantendo la revisione automatica dei prezzi, rafforzando la digitalizzazione per rendere trasparenti le gare in ogni fase, tutto questo stando dalla parte dei cittadini, di chi lavora, delle imprese. Il nuovo codice deve essere a misura dei privati e non degli apparati». Ha le idee chiare Galeazzo Bignami, viceministro delle Infrastrutture ed esponente di spicco di Fratelli d’Italia, che illustra al Messaggero come cambierà il quadro normativo.

Viceministro, prima di entrare nel tema della riforma degli appalti, cosa pensa del problema della Metro C di Roma? In Manovra non ci sono i finanziamenti, il rischio ritardi è molto elevato. 
«Sento parlare della Metro C di Roma dal sindaco Gualtieri, ma mi chiedo cosa abbia fatto quando era al ministero dell’Economia. I finanziamenti verranno trovati, ma servono progetti esecutivi e autorizzazioni per far marciare l’opera. Per noi, lo sottolineo, la Metro C è un’opera strategica per il Paese».

Come è strategica la riforma degli appalti, messa a punto dal precedente esecutivo. Ora è sul vostro tavolo, come intendete muovervi? Con quali tempi? 
«Il 5 dicembre va liceniata la bozza della riforma, ma ci sono anche 41 allegati da esaminare e valutare. Nel complesso le linee tracciate sono apprezzabili, ma alcuni punti vanno migliorati, bisogna evitare che nei provvedimenti collegati ci siano zone grigie, poco definite, che possono creare problemi e dubbi interpretativi».

Cosa farete per migliorare il testo?
«La riforma, che va approvata definitivamente entro marzo, è una milestone del Pnrr. Noi intendiamo migliorare il testo sul fronte dei tempi, nella fase antecedente la gara. Penso alla progettazione, alle varie conferenze dei servizi, alle autorizzazioni delle Sovraintendenze, alla valutazione di impatto ambientale. Qui va fatto un grande sforzo di semplificazione perché non è possibile che ci vogliano in media tra cinque e 11 anni per costruire un’opera pubblica. Ed è proprio nella fase dove intervengono le amministrazioni e gli apparati burocratici che si perde il 70% del tempo».

Pensate ad un “modello Genova” per tutte le opere?

«Quel modello non è replicabile tout court perché è stato adottato per affrontare una terribile emergenza. Si può però puntare ad avere l’efficacia di quel modello, imponendo tempi certi a tutti, capovolgendo un principio consolidato che ha premiato fino ad ora la macchina burocratica e penalizzato chi deve costruire e realizzare le opere, chi si assume il rischio d’impresa. Bisogna poi garantire, come chiede la Ue, la più ampia concorrenza, per evitare di incorrere in sanzioni. E’ necessario prevedere tappe e verifiche costanti a beneficio di chi deve fruire delle opere pubbliche».

Il premier Meloni ha sottolineato che bisogna superare la cosiddetta “aura della firma” che molto spesso blocca e paralizza la realizzazione delle infrastrutture, dalle più piccole alle grandi.
«Certo. Oggi il sistema penalizza chi vuole fare. Invece bisogna dare fiducia, potenziare il confronto con i corpi intermedi per trovare soluzioni condivise e poi procedere spediti e senza intoppi».

Ma in Italia tra ricorsi al Tar, impugnative al Consiglio di Stato, proteste dei vari movimenti, più o meno legittime, si rischia sempre di fermare i progetti ad un passo dal traguardo...
«Ecco, nella riforma degli appalti ci deve essere un punto centrale: la perentorietà dei termini deve valere per i privati, ma anche per il pubblico. Senza la possibilità di deroghe. Come accade per gli operatori privati, così deve accadere per la Pubblica amministrazione. Vogliamo avere un quadro normativo che dia trasparenza e regole chiare per il settore. Per questo il confronto con le associazioni di categoria sarà molto importante, la riforma va fatta insieme a chi opera e lavora ogni giorno sul campo».

Ci sarà la revisione automatica dei prezzi?
«Certamente. Tanto più adesso in un momento di grande tensione sul fronte dei prezzi delle materie prime. Un meccanismo che deve dare tranquillità e sicurezza. Ed evitare che le imprese non si presentino ai bandi di gara o, peggio, partecipino, e poi abbandonino il campo in un momento successivo generando contenzioso. La revisione automatica serve ad evitare tutto questo, a rispettare anche i vincoli imposti dal Pnrr, accogliendo le richieste degli operatori del settore».

Ridurrete le stazioni appaltanti per dare maggiore efficienza al sistema proprio in ottica del Pnrr?
«Non è tanto il tema della riduzione delle stazioni appaltanti da 36 mila a 12 mila ad essere centrale, ma quello di rendere efficienti quelle che ci sono. Bisogna dare poi fiducia ai professionisti che lavorano per asseverare i dati, evitando di duplicare i controlli».

Il nuovo codice è più snello del precedente di almeno un 30%: con la digitalizzazione avremo anche maggiore trasparenza?
«La digitalizzazione di tutte le fasi d’appalto è un obiettivo a garanzia della trasparenza e contro i fenomeni corruttivi. Soprattutto la burocrazia non deve poter più richiedere documenti già in suo possesso».

Ma tecnicamente lo schema di decreto legislativo è emendabile?
«Non pensiamo di fare stravolgimenti ma sono possibili interventi sia in fase di messa a punto, in quella legislativa, che in fase attuativa. La riforma, ripeto, mira a non disturbare chi vuole fare, garantendo il rispetto delle regole».
 

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