Frana Ischia, «Roma tra la città più a rischio d'Italia: 300mila abitanti vivono sotto il pericolo di 538 crolli»

Erasmo D'Angelis, ex segretario generale dell'Autorità di Bacino distrettuale : "Servono interventi urgenti sul Tevere"

Frana Ischia, «Roma è la città più a rischio d'Italia: 300mila abitanti vivono sotto il pericolo di 538 crolli»
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Lunedì 28 Novembre 2022, 06:42 - Ultimo aggiornamento: 23:52

Una struttura di missione a Palazzo Chigi. E un piano per Roma, la città «più a rischio frane d'Italia». Sono i consigli che sussurra al governo Erasmo D'Angelis, ex segretario generale dell'Autorità di Bacino distrettuale dell'Italia centrale e già capo della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico a Palazzo Chigi.

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Da dieci anni c'è un piano contro le emergenze climatiche ma è fermo. Perché?
«Perché continuiamo a inseguire l'emergenza. Ogni volta che puntuale la tragedia accade, si passa da una grande emozione a una grande rimozione pubblica».


Undici miliardi di euro bastano?
«Si possono fare grandi cose. Parliamo di più di 11mila opere da realizzare per contenere alluvioni, frane, erosione costiera, allargare i tunnel».

 


Il piano va aggiornato?
«Sì, specie la parte sulla climatologia. In questi anni i cambiamenti climatici hanno inciso sulle precipitazioni in Italia. Abbiamo piogge tropicalizzate, cicloni, tempeste di vento prima sconosciute. La bomba d'acqua ad Ischia è un esempio».


Quali sono le urgenze?
«Roma è la città più in pericolo. Oltre 300mila abitanti vivono sotto il rischio di 538 frane. Senza parlare delle alluvioni. Un conto che l'abusivismo dilagante rende particolarmente salato».


Da dove si parte?
«A Roma, ad esempio, costruendo casse di espansione per il Paglia, il più pericoloso degli affluenti del Tevere. Quando è in piena può allagare la piana d'Orvieto e far straripare il Tevere. Abbiamo i fondi per invasare 50 milioni di metri cubi di acqua di piena, bisogna accelerare».


Quindi non ci sono solo i tombini otturati...
«Il tiraggio fognario è un problema serio. Roma ha 700 chilometri di reticolo idraulico, i 70 chilometri più a rischio tra Tiburtina, il Flaminio e l'Eur. Da trent'anni nessuno fa manutenzione. Nel frattempo si sono riempiti di rifiuti e vegetazione».


Torniamo ad Ischia. Tragedia annunciata?
«Sì, Ischia è una splendida isola massacrata da un abusivismo senza limiti. Ha 64mila abitanti, sono state presentate 27mila domande di sanatoria. C'è un problema».


Il governo cosa dovrebbe fare?
«Ricreare una struttura di missione a Palazzo Chigi. Smantellarla come ha fatto Conte è stato un errore. Da lì si ha l'autorevolezza per convocare i governatori e coordinare gli interventi».


Poi?
«Affidare la prevenzione del dissesto idrogeologico alla Protezione civile, che oggi interviene soprattutto ex post».


I fondi contro il dissesto ci sono, più di 8 miliardi solo dal Pnrr. Dove vanno spesi?
«Conosciamo le priorità: casse di espansione o laminazione lungo i corsi d'acqua italiani, contenimento delle frane con barriere e reti. Allargamento delle gallerie sotterranee: abbiamo 20mila chilometri di acqua tombati sotto le città italiane».


L'Italia è davvero un caso unico in Europa?
«I numeri parlano. In Italia ci sono 628mila frane, di cui 2400 ad alto rischio. Tutto il continente europeo ne ha censite 750mila. La geografia ha un prezzo: ogni anno da noi cadono in media 305 miliardi di metri cubi di pioggia».


Madre natura ha le sue colpe. Poi c'è un'iperburocrazia tutta italiana...
«Un male antico. Su cui in parte siamo intervenuti nel 2015 snellendo le procedure di gara per le opere contro il dissesto. Chi vince inizia, senza aspettare ricorsi infiniti».


Intanto il treno del Pnrr rischia di passare. Le regioni e i comuni faticano a mettere a terra i fondi.
«Ci sono tante ragioni, una è urgente: mancano i tecnici. Fino a venti anni fa architetti, ingegneri e geometri comunali avevano incentivi in busta paga per lavorare a queste opere. Ora non più, e capita che un comune con 60mila abitanti abbia a disposizione solo un ingegnere part-time. Così non ne usciamo».
Fra Bec.

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