Atac dimezza gli incassi a Roma: “colpa” della pandemia, dell'evasione e dei disagi (e della mancanza di controllori)

I dati dell’Agenzia di controllo: «Solo il 16 % del servizio è finanziato dai biglietti»

Atac dimezza gli incassi a Roma: colpa della pandemia, dell'evasione e dei disagi
di Fabio Rossi
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Sabato 29 Ottobre 2022, 07:55 - Ultimo aggiornamento: 15:15

I romani (e non solo) utilizzano sempre meno il trasporto pubblico della Capitale dopo la pandemia. O quantomeno acquistano meno biglietti e abbonamenti, dimezzando nel giro di due anni la percentuale di copertura tariffaria e ricavi da traffico dell'Atac e, quindi, aumentando le difficoltà per l'azienda di via Prenestina. Lo rivelano i dati diffusi nel rapporto annuale dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma (Acos). In realtà l'obiettivo minimo del 35 per cento del rapporto tra il ricavo da traffico e costi operativi - ossia la percentuale del costo del servizio pagato con biglietti e abbonamenti - non è stato mai raggiunto da quando è in vigore l'attuale contratto di servizio. Ma se nel 2018 e nel 2019 (gli ultimi due anni prima della pandemia da Covid) quella soglia era stata sostanzialmente sfiorata (con il 32 per cento), dal 2020 in poi la copertura tariffaria è crollata al 16 per cento.
IL TREND
In soldoni, se nel 2019 l'Atac incassava 1,83 euro dai biglietti per ogni chilometro percorso, oggi questa quota è scesa a 86 centesimi per chilometro. Tutto ciò rispetto a un costo del servizio di trasporto pubblico che, nell'ultimo anno solare, è stato pari a 5,53 euro per chilometro. «La spesa maggiore è legata al personale, un costo di natura fissa difficilmente comprimibile ma comunque in diminuzione negli ultimi anni - si legge nel dossier - Rapportando il costo del personale alle spese operative, si registra come la forza lavoro determini più del 60 per cento dei costi aziendali». È aumentata, tuttavia, anche la produttività chilometrica per dipendente, che passa dai 13.258 chilometri del 2019 ai 14.190 del 2021.

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LE CAUSE
Il primo motivo della riduzione degli incassi, secondo l'Agenzia, arriva dalla minore propensione a usare il trasporto pubblico a causa della pandemia: «In una situazione di eccezionalità come quella del Covid-19, il crollo dei ricavi da bigliettazione ha determinato il rosso di bilancio nonostante il congelamento dei debiti nel periodo di concordato», scrive l'Acos. Ma l'Agenzia punta il dito anche contro l'evasione tariffaria di chi sale a bordo senza biglietto - in particolar modo su autobus e tram - ricordando «la struttura della rete Atac, prevalentemente orientata al trasporto su gomma, sulla quale l'attività di verifica del pagamento del biglietto è di tipo campionario e non sistematica, come è invece per la metropolitana attraverso il passaggio obbligato ai tornelli». L'Acos, nel rapporto annuale, registra anche l'insoddisfazione degli utenti per il servizio offerto, basandosi sulle segnalazioni ricevute dall'Atac sui disservizi: la linea di bus con maggiori reclami è la 719, che va dalla rimessa della Magliana a piazzale dei Partigiani (e quindi alla stazione ferroviaria Ostiense), seguita dalle 01, 715, 23 e dalla linea di tram 3.
LA RISPOSTA
Riguardo ai disagi registrati giovedì mattina per i passeggeri della metropolitana, la municipalizzata precisa che «le tre stazioni sono state chiuse per una mancanza di corrente sulla rete esterna ad Atac, che ha provocato lo spegnimento di scale mobili e ascensori e reso inaccessibili le stazioni - dicono da via Prenestina - Una volta tornata l'energia, abbiamo ripristinato gli impianti. Le stazioni, chiuse fra le 6,35 e le 6,47 del mattino, sono state tutte riaperte a partire dalle 7,02».

 

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