Incendio bancarella del Professore, Dacia Maraini: «Hanno voluto colpire la cultura. Ora tutti dobbiamo dare una mano»

"È un avvertimento allarmante: si trattava di un'attività che non dava fastidio a nessuno"

Incendio bancarella del Professore, Dacia Maraini: «Hanno voluto colpire la cultura. Ora tutti dobbiamo dare una mano»
di Andrea Velardi
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Domenica 10 Luglio 2022, 00:09 - Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 16:57

La Bancarella del Professore sorgeva a piazzale Flaminio vicino all’abitazione di Dacia Maraini che spesso passeggiava lì attorno coi suoi cani tra il Tevere e Villa Borghese. La scrittrice non nasconde la sua inquietudine sul destino della capitale. Difende Roma, ma è convinta che qualcuno voglia farla apparire così degradata e ingovernabile da innescare una deriva autoritaria e non esita a ricordare i roghi dei libri dei nazisti.

Incendio alla bancarella dei libri usati a piazzale Flaminio, punto di ritrovo dei lettori romani da oltre 20 anni

Qual è la prima impressione che le ha dato la notizia?
È un segnale molto allarmante perché il fatto che si vada a bruciare una bancarella di libri usati che non dava fastidio a nessuno è un evento dall’altissima portata simbolica. È evidente che si è voluto colpire il pensiero, si è voluta colpire la parola e chiunque crede ancora nel discorso scritto.


Questa dimensione simbolica di cui parla non rispecchia però anche una crisi del libro come punto di riferimento?
Certamente c’è pure questo scenario, ma quella che provo è un’ inquietudine più profonda e precisa. Non ho potuto non rievocare le immagini dei nazisti e dei militari argentini che bruciavano i libri, dei cattolici insofferenti che hanno ammazzato la filosofa Ipazia. Ho il sentore che ci sia all’opera uno zelo antidemocratico. La mia inquietudine cresce se penso che veramente quella bancarella non dava fastidio a nessuno. Non è un gesto contro il potere, fatto ai fini del denaro o dello sfruttamento. È un gesto contro il pensiero e contro la libertà.


C’è un legame con la grande crisi della capitale o è solo il tentativo di creare una narrazione che metta in crisi la democrazia?

Roma è una grande città internazionale, ma qualcuno rema contro. Il fatto che ci sia immondizia dappertutto è lo scenario adeguato di un degrado voluto e strumentalizzato, oggetto di una narrazione che punta ad una città che cade a pezzi, che fa schifo, che puzza, invasa dai cinghiali. Ma secondo me l’immondizia e i roghi servono a sovvertire lo scenario della convivenza libera e democratica, a far apparire il sindaco e la sua amministrazione incapaci di governare e sostituirli con figure autoritarie.


In qualche modo questi eventi sarebbero tutti collegati… 
Non so con precisione cosa ci sia dietro, ma a prescindere dalle cause avverto questa atmosfera. Collego le cose su un piano simbolico perché è inquietante la coincidenza spazio-temporale degli eventi. E l’immagine di piazzale Flaminio mi riporta indietro a tempi lontani che non devono tornare mai più.


Senza dubbio Roma è sempre più indifferente alla cultura e le librerie chiudono. È sicura che non ci sia un nesso?
Ma guardi io non me la prenderei con Roma. Le librerie chiudono a causa della pandemia che ha creato scomodità, disordini, debolezze perché si è bloccato tutto, ma questo incendio non c’entra. C’è qualcuno semmai che vuole strumentalizzare le conseguenze della pandemia.

 


Rimane che nella capitale si avverte sempre di più l’indifferenza verso la cultura e verso il mondo del libro…
No questa non è Roma! La bancarella era frequentata. Io ci passavo tutti i giorni e le assicuro che c’erano persone e il quartiere la apprezzava. Io stessa ho comprato classici introvabili, libri illustrati che non si stampavano più. Proprio perché era viva e interessava qualcuno l’ha presa di mira. Ripeto, nonostante che non desse fastidio a nessuno si è voluto colpire una realtà per lanciare un messaggio tremendo: Basta coi libri, basta con il pensiero, basta con la parola, basta con la democrazia!


Cosa possiamo fare di concreto per far risorgere la bancarella del Professore?
La mia proposta è che ciascuno porti lì dei libri e io sarò la prima a farlo.

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