Sport e inclusione, gli Atleti Special Olympics a Montecitorio come promotori di una rivoluzione culturale

Abbattere ostacoli, barriere e pregiudizi “Tutti siamo diversi, tutti abbiamo delle potenzialità”

Sport e inclusione, gli Atleti Special Olympics a Montecitorio come promotori di una rivoluzione culturale
di Alessia Perreca
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Venerdì 2 Dicembre 2022, 22:01

Veronica Paccanella ha tanti sogni nel cassetto. Desideri che diverranno ben presto realtà. Le piace mangiare la pizza, il tiramisù ed ha una passione per i colori e per la matematica. Veronica ha 20 anni, viene da Albisegnano, vicino Padova, un talento per il mondo della ginnastica artistica. Nel 2019 ha partecipato, ad Abu Dhabi, ai Giochi Mondiali di Special Olympcs portando a casa un grande risultato: ben quattro medaglie: quella d’argento al volteggio e tre bronzi nel corpo libero, nella trave e all around. “Nella vita, lavoro in centro, a Padova, come cameriera. Faccio sport, tanto. Perché mi ha fatto crescere e credere in me stessa”, mi racconta.  C’è anche Gabriele di Bello, 28 anni, campione di nuoto, con particolare abilità nei 50 metri delfino e nei 50 stile libero. Non solamente l’acqua. Tra le passioni ci sono anche il ballo, il bowling e la recitazione. Gabriele, è stato il protagonista della fiction targata Rai: “ Ognuno è perfetto”, dove interpretava Rick, un ragazzo con la Sindrome di Down alla ricerca di una vita da vivere dignitosamente.

 

Veronica, Gabriele, Demetra, Bice, Daniela e Carlotta, sono alcuni dei quaranta giovanissimi leader del movimento Special Olympcs, intervenuti, stamani a Montecitorio, per lanciare un messaggio di speranza, di rinascita, della valorizzazione dello sport, come veicolo di inclusione e coesione. Con l’obiettivo di essere gli artefici di un cambiamento, di una vera e propria rivoluzione culturale. “I nostri atleti possono essere un grande esempio di coraggio, speranza e determinazione”, ha dichiarato Angelo Moratti, presidente di Special  Olympics.

Una giornata sognata da diverso tempo dai ragazzi. E proprio, qui, all’interno di un luogo istituzionale, alla presenza di diversi onorevoli e senatori, gli atleti Special hanno raccontato le loro testimonianze, le loro imprese, i loro traguardi raggiunti, abbattendo il muro dell’ignoranza, del menefreghismo e dell’isolamento.

Si è concluso così, stamani, l’ultimo appuntamento romano voluto fortemente da Special Olympics, in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, prevista per domani ( 3 dicembre, ndr). Tre giorni densi di incontri e opportunità per i giovani atleti con disabilità intellettiva, impegnati nell’affrontare tematiche importanti come la scuola, il lavoro, l’inclusione, il bullismo. "Special Olympcs - dichiara Giovanni Malagò, Presidente del Coni - svolge un ruolo fondamenteale e il Coni è al loro fianco."

Special Olympics, la storia

Gli Special Olympics si sono disputati nel 1968, negli Stati Uniti. E questo fu reso possibile grazie alla fondatrice della Joseph P. Kennedy Foundation, Eunice Kennedy Scrive, sorella di John Fitzgerald Kennedy. Entrambi avevano una sorella, Rosemary, nata con una forma di disabilità intellettiva. Il pensiero per Rosemary scatenò in Eunice la volontà di aiutare tutti coloro che fossero stati colpiti da una difficoltà intellettiva e che, a quei tempi, vivevano in una condizione di totale isolamento, segregazione e abbandono. Eunice si rese conto che queste persone - affette da disabilità - avevano delle potenzialità e come lo sport, potesse aiutarli nella crescita e nella interazione. E così, nel 1962 invitò i giovani con disabilità intellettiva a partecipare ad un incontro, nel cortile della sua casa, ribattezzato poi con il nome di “Camp Shriver”. Il campo ebbe un notevole successo e nel 1968, a Chicago, si inaugurano i primi giochi internazionali Special Olympcs. Sei milioni di atleti nel mondo, più di diecimila, in Italia.

L’incontro a Montecitorio

Con lo slogan “Un solo giorno non cambia la vita”, i giovani atleti  (quaranta, insieme a 32 tutor e due mentori, ndr) hanno voluto ribadire l’importanza quotidiana del rispetto, dell’inclusione di una uguaglianza paritaria che può essere resa possibile attraverso la rimozione di ostacoli, barriere e garantendo la partecipazione sociale economica culturale di ogni persona. Anche con disabilità. Cinquant’anni fa era impensabile, per coloro affetti da deficit cognitivi, essere inclusi nella società. Uomini, donne e bambini  rinchiusi nelle loro abitazioni, esonerati da ogni pratica sportiva e dal resto del mondo. Gli stessi atleti, oggi, possono correre, allenarsi, competere ad eventi nazionali e mondiali. Un messaggio trasversale che superi ogni ostacolo e consenta una piena inclusione nella società, dal punto di vista lavorativo, delle competenze e autonomie.

Uno ad uno, gli Atleti special hanno preso la parola, narrando con amore e forza gli obiettivi raggiunti, grazie alle discipline sportive e alla condivisione reciproca.

“Ho 23 anni, vengo da Lodi e sono affetta da disturbo dello spettro autistico”, racconta Bice, con una passione per la musica e per le lingue. “ Circa dieci anni fa - continua - ho iniziato a fare sport, prima con la pallavolo, poi con la corsa, ora con il nuoto. E grazie allo sport ho trovato gli amici perché ero molto sola. Le mie giornate sono scandite dall’attività fisica e dal lavoro. Tutto ciò mi rende felice.” “Tutti noi - conclude Bice - abbiamo diritto di trovare un posto che in questo mondo e come sostiene special Olympics cerchiamo di vincerla e farcela e se non ci riusciamo al cento per cento, ci proviamo con tutte le nostre forze.”

Lavoro, sacrifici, coraggio, fatiche, gratificazioni e conquiste. Senza dimenticare che prima di essere disabili, sono persone.

“Disabili a chi?”, esclama a gran voce Demetra Emanuele, giovane atleta abruzzese con la passione per la musica, pianoforte e cavalli.

Ogni voce, ogni racconto rappresenta l’eco di migliaia di atleti sparsi nel mondo. Un’attività che non crea solo campioni, ma simboleggia la costruzione di una società migliore, accessibile per tutti.“State dando un senso alla modifica della Costituzione Italiana attraverso la quale si qualifica il valore educativo dello sporto. Ma come oggi ci si rende conto di quanto il progetto scuola vada sostenuto e sviluppato. Tutti siamo diversi, tutti abbiamo delle potenzialità”, afferma la senatrice Alessandra Maiorino.“Voi - aggiunge l’onorevole Paolo Trancassini - potete insegnare a no come fare. Bisognerebbe istituzionalizzare una due giorni in cui la politica vi ascolta in cui siete voi atleti a darci i suggerimenti.”

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