ROMA

Sergio Leone, il grande maestro che reinventò il western d'autore

Domenica 1 Dicembre 2019 di Gloria Satta
Sergio Leone, il grande maestro che reinventò il western d'autore

Roma rende omaggio a Sergio Leone, uno dei suoi figli più famosi e acclamati nel mondo. Dopo il successo riscosso l'anno scorso alla Cinémathèque Française di Parigi, dove in poco più di tre mesi ha incantato oltre 60mila visitatori, la mostra-evento C'era una volta Sergio Leone” sbarcherà al Museo dell'Ara Pacis dal 17 dicembre al 3 maggio 2020. Curata da Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, in collaborazione con Rosaria Gioia e Antonio Bigini (l'ideazione si deve a Equa di Camilla Morabito), la mostra farà rivivere il genio di Leone attraverso un percorso di 1000 metri quadrati concepito come un labirinto emotivo disseminato di finestre, spioncini, porte, specchi e fatto di film, fotografie, documenti, costumi, bozzetti, ricordi di famiglia, testimonianze video, interviste, scritti, inediti.

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DOPPIO ANNIVERSARIO
«Primo regista post-moderno» secondo la definizione del filosofo francese Jean Baudrillard, Leone viene ora celebrato dalla sua città in occasione di un doppio anniversario: i 90 anni della nascita e i 30 della morte. Era nato il 3 gennaio 1929 in un palazzo non lontano dalla Fontana di Trevi e se ne andò prematuramente per un attacco cardiaco, a soli 60 anni, il 30 aprile 1989 dopo aver insegnato al cinema italiano a pensare in grande e a quello americano a ripensare il western. Grazie a una manciata di film rimasti mitici: Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il Buono il Brutto il Cattivo, C'era una volta il West, Giù la testa, C'era una volta in America. Tutti interpretati da attori scoperti o rilanciati proprio da Leone come Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Lee Van Cleef, Eli Wallach.

«Mio padre è stato un innovatore e oggi ci rende felici constatare che continua ad essere citato, studiato, celebrato in tutto il mondo», dice Raffaella Leone che, con il fratello Andrea, è alla guida di Leone Film Group, azienda di produzione e distribuzione quotata in Borsa e attiva a livello internazionale. «È giusto che la mostra, tanto amata dai francesi, approdi ora nella Capitale: papà era romano prima ancora che italiano».

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LA VALIGIA DEI RUMORI
Rispetto all'allestimento di Parigi, all'Ara Pacis ci saranno dei contenuti supplementari. «Saranno esposte molte più immagini», anticipa Farinelli, «e Giuseppe Tornatore ci regalerà in anteprima qualche minuto del suo atteso documentario su Ennio Morricone, che ha composto le musiche di tutti i film di Leone».
Il direttore della Cineteca di Bologna, che ha restaurato i western del regista, è sicuro che il pubblico romano apprezzerà poi un'altra chicca, la valigia dei rumori: «Si tratta di una collezione di oggetti che il regista, in epoca pre-digitale, utilizzava per creare il sonoro dei suoi film. Un raro filmato ce lo mostrerà mentre è all'opera a riprodurre artigianalmente il galoppo dei cavalli o il frastuono di una tempesta».

IL CAPITOLO
L'Ara Pacis ospiterà poi un altro capitolo, ideato e realizzato per la versione italiana della mostra: la sezione L'eredità di Sergio Leone, dedicata all'impatto che il maestro ha avuto sulla cultura cinematografica.
Il numero dei registi che si sono ispirati a lui è considerevole: omaggi, citazioni e filiazioni fanno di Leone il cineasta più copiato della storia del cinema. Impossibile non pensare a Quentin Tarantino, che si è formato nell'universo del regista romano trasfigurandolo poi a modo suo, mentre una galleria di immagini e sequenze racconterà come di Leone siano debitori tanti cineasti contemporanei: Joh Woo (Face/Off), John Carpenter (1997 - fuga da New York), Nicolas Winding Refn (Drive), Steven Spielberg (Incontri ravvicinati del terzo tipo), Andy e Larry Wachowski (Matrix), Bernardo Bertolucci (L'ultimo imperatore), Paolo Sorrentino (Le conseguenze dell'amore), ovviamente Tarantino (Le Iene, Pulp Fiction, Jackie Brown, Kill Bill). All'appello non mancano le serie (I Simpson, Breaking Bad) e videogiochi come Red Dead Redemption

I PROGETTI INCOMPIUTI
La famiglia ha prestato gli arredi dell'ufficio del regista, foto inedite, ricordi della Roma degli Anni Quaranta quando sulla scalinata di Viale Glorioso si consumavano le battaglie dei ragazzini. Tra loro c'era Sergio che imparò ad amare il cinema dal padre, regista del muto noto con lo pseudonimo di Roberto Roberti.
E ha lasciato alcuni progetti incompiuti come il kolossal sull'assedio di Leningrado, i western Un posto che solo Mary conosce (cincepito per Richard Gere e Mickey Rourke) e Colt che verrà ora realizzato da Stefano Sollima. «La mostra», conclude Farinelli, «ha anche il compito di riportare il regista nella posizione che gli spetta: tra i maestri del Novecento».
 

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