Roma, per la prima volta esposte le opere dell’artista saudita Sultan bin Fahad

Giovedì 15 Ottobre 2020 di Rossella Fabiani

Sultan bin Fahad espone a Roma. E’ un evento. Non soltanto perché è la prima volta che le opere di questo artista saudita, nato a Riad e conosciuto in tutto il mondo, arrivano in Italia – e in uno spazio prestigioso come la Rhinoceros gallery creata due anni fa da Alda Fendi nei sei piani del palazzo di via dei Cerchi – ma perché è un’occasione per entrare in contatto con la nuova realtà culturale dell’Arabia Saudita che si proietta sempre più nel futuro. Sultan bin Fahad è un interprete speciale di questa fase a cavallo tra tradizione e contemporaneità. Nella sua espressione artistica, come nella sua vita privata. Sua moglie, la principessa Deena Aljuani Abdulaziz, è stata la prima direttrice di “Vogue Arabia”, l’edizione araba della famosa rivista di moda lanciata nel 2017 da Dubai in tutta la regione. E non a caso “Frequency”, questo il titolo della mostra che comprende sei grandi installazioni, vuole essere un viaggio “senza tempo e senza luogo in cui le persone si possono ritrovare unite dalla ricerca verso la radice del proprio essere e del proprio esistere”, come dice lo stesso Sultan bin Fahad.

L’idea dell’artista è quella di creare uno spazio dove le persone si relazionano con i propri sentimenti. “La dimensione del sentimento è strettamente intima – dice Sultan bin Fahad – dove ogni individuo si rapporta con le proprie sensazioni e con gli elementi dell’ambiente in cui si trova. E mi piace pensare che questo momento intimo si esprima attraverso il contatto con l’acqua, i sapori, i profumi, il tatto, il silenzio, la luce, come l’immersione in una dimensione privata in cui l’essere umano si mette in rapporto con la trascendenza. Mi piace rappresentare il sentimento, le emozioni che ognuno di noi prova entrando in un luogo sacro, dove sia possibile esprimere le sensazioni e gli interrogativi del proprio vissuto. Ed è proprio grazie al mio vissuto che ho raccontato il viaggio verso due luoghi sacri: la Mecca e Medina. Ma, in verità, il viaggio che racconto è il viaggio verso il luogo del cuore, il tempio dei sentimenti più profondi”.

“Frequency”, nell’intenzione dell’artista, “racconta di un viaggio profondamente intimo e umano in cui l’attenzione è su ciò che proviamo e sentiamo, come quando stando soli contempliamo il cielo. ‘Frequency’ è l’essenza, è il messaggio universale, la dimensione in cui possiamo incontrare sia noi stessi che il Divino. Gli ambienti della Rhinoceros gallery – spiega Sultan bin Fahad – intrappolano tutto ciò in uno spazio fisico delimitato, dove entrare è un atto di fede, di ricerca e d’incontro con presenze che evocano il senso dell’infinito”. E l’artista ha voluto ricostruire tutto ciò attraverso ambienti distinti che raccontano in sequenza l’intimità della storia di ognuno: il rito, il segno, la voce, le mani, l’acqua, il suono bianco. “Il white noise è il suono assordante del silenzio in cui le voci dell’umanità si addensano in un momento, è il fumo che rende sfocate le immagini per riconnetterle alla loro essenza”.

Stasera al vernissage della mostra (che aprirà al pubblico domani 16 ottobre e si potrà visitare fino al 10 dicembre) è atteso un parterre d’eccezione. Soltanto alcuni nomi. Sua altezza reale il principe Faisal bin Sattam Abdulaziz Al Saud, ambasciatore dell’Arabia Saudita in Italia, Alda Fendi, Alessia Fendi, Veronica Siciliani Fendi, Daniela Porro, Michelle Kounellis, Alberto Castelvecchi e Alessia Ardesi, Giampiero Ruzzetti, Mario Sesti, Marisela Federici, Romolo Loreto, Anna Coliva, Barbara Jatta, Cristiana Collu, Claudio Strinati, Vittorio Storaro, Pierferdinando Casini, l’ambasciatrice della Lega Araba, Enas Mekkawy, e il segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia, Abdellah Redouane.

Tutti si ritroveranno negli spazi espositivi di “Rhinoceros gallery”, l’art hub voluto da Alda Fendi e progettato da Jean Nouvel, in via dei Cerchi 23. Quando questa particolare maxi-galleria fu inaugurata nel 2018, Alda Fendi disse che Roma doveva avere “la capacità di rinnovarsi attingendo alla sua storia e al suo immenso patrimonio artistico, architettonico e culturale perché il futuro è la sperimentazione. Deve essere ispirato da ciò che è stato realizzato nel passato e, da lì, trarre la sua forza e il suo nutrimento.” Il concept del Rhinoceros art hub è nato pensando ai “Passages” di Walter Benjamin, le gallerie coperte di Parigi – che esistono ancora oggi – e che comparvero per la prima volta nell’Ottocento con i primi esempi di illuminazione elettrica e i piccoli hotel, i bar, i negozi degli artigiani e le collezioni di importanti antiquari.

Adesso “Rhinoceros” ospiterà per quasi due mesi le sei installazioni di Sultan bin Fahad che raccontano il perimetro della spiritualità narrato e vissuto dall’artista. Un intenso percorso che, attraverso la sequenza ritmata e scandita dalle sale di palazzo Rhinoceros, vuole trasmettere sensazioni e vibrazioni che scaturiscono da semplici gestualità che possono essere osservate e quasi annusate dai visitatori. Quello di Sultan bin Fahad è, in verità, un viaggio intrapreso dall’individuo proprio alla radice della sua umanità ed è veramente speciale pensare che questo eterno movimento di spirito ebbe inizio proprio nei luoghi dove l’artista è cresciuto e si è formato: la penisola Arabica, regione geografica e di popoli da sempre in contatto con la cultura greca e latina e le principali culture orientali. E che oggi approda a Roma.

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