Il cervello e l’anima: lectio magistralis
di Giulio Maira alla Sapienza

Il cervello e l anima: lectio magistralis di Giulio Maira alla Sapienza
di Lucilla Quaglia
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Sabato 27 Febbraio 2021, 11:07

Il cervello, questo sconosciuto. Viaggio affascinante nei meandri dell’organo più interessante dell’universo per capire la sua eventuale interazione con l’intelligenza artificiale. E il pubblico di un simile approfondimento, nella Sala della Lauree del Dipartimento di Scienze Politiche della Sapienza, è quello delle grandi occasioni.  A condurre il gioco, o meglio una lectio magistralis, è il professor Giulio Maira, neurochirurgo di fama internazionale. Lo accoglie il professor Beniamino Caravita, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico. In prima fila siede la consorte dell’illustre oratore, l’interior designer Carla Vittoria Maira, in delizioso cappotto rosa su tailleur scuro. Accanto a lei prende posto Iaia Covelli, moglie di Caravita e presidente del Tribunale di Viterbo. E non può mancare il prestigioso appuntamento la conduttrice Rai Vira Carbone, molto attenta ai temi sanitari, in ampio cappotto grigio su look scuro. Ecco il neurochirurgo Christian Brogna. I pochi presenti sono tutti ovviamente a distanza di sicurezza, contingentati e protetti da adeguate mascherine. In sala ci sono alcuni, sparsi, studenti. Mentre la maggior parte del pubblico si collega sulla piattaforma digitale Zoom.

 Tra gli spettatori virtuali si individuano, sul grande panel, due care amiche della famiglia Maira: il Premio Oscar per le scenografie Francesca Lo Schiavo e la stilista Anna Fendi.  Il tema affascina. «Il nostro cervello – spiega Maira – può compiere 38 miliardi di operazioni al secondo e possiede 86 miliardi di neuroni. E’ un microcosmo. Sicuramente un’intelligenza artificiale può fare più calcoli di noi sebbene ci siano alcune caratteristiche, come la creatività e la coscienza, che sono proprie solo del cervello umano». Cresce il numero di utenti che si collega alla lectio. «Il 95% delle attività quotidiane celebrali – prosegue Maira - si svolge nell’inconscio. Il che alleggerisce di molto la nostra mente. Inoltre il computer non prova emozioni e non si annoia: tutti aspetti invece stimolanti». Insomma, conclude il professore in un’attenzione generale sempre più alta, non si può parlare di intelligenza artificiale ma di sofisticata tecnologia. Poi si pone una domanda cruciale: ci fa bene tutta questa innovazione? «Se analizziamo i danni prodotti dai social, dai suicidi dei ragazzi in poi, direi di no. Occorre una regolamentazione del settore che si basi su norme etiche». L’applauso scatta spontaneo, al termine della ricca relazione, in aula e lungo il web. 

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