Peppe Barra a teatro a Roma: «Io, affabulatore gioioso e triste, racconto la vita»

L'artista da oggi al 6 novembre porta all’Off/Off Theatre lo spettacolo “Buonasera a tutti”

Peppe Barra a teatro a Roma: «Io, affabulatore gioioso e triste, racconto la vita»
di Katia Ippaso
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Giovedì 3 Novembre 2022, 07:41

È un'autobiografia di parole e musica, che si radica nei paesaggi dell'infanzia per sfiorare la saggezza crepuscolare dei 78 anni. Il viaggio non è cronologico, ma sentimentale, e si nutre non solo dei propri ricordi ma dell'immaginazione collettiva. Con Buonasera a tutti, Peppe Barra attraversa mezzo secolo di storia sociale dell'arte teatrale e della canzone napoletana, senza sconti né abbellimenti: da questa sera fino al 6 novembre all'Off/Off Theatre. Accanto al celebre attore e cantante, il pianista Luca Urciuolo. La regia è di Francesco Esposito.
Cosa distingue questo suo nuovo spettacolo dalle opere precedenti?
«Abitualmente, creo una comunicazione con il pubblico che è fondata sul divertimento. Questa volta è un po' diverso».
È la storia della sua vita?
«Il viaggio non è cronologico, si va avanti e indietro nel tempo. Sono racconti, aneddoti, e piccoli momenti di tristezza».
Questa volta anche la tristezza riesce a prendersi uno spazio?

«Sì, è un sentimento come gli altri, e voglio ascoltarlo».
In quale stanze ci conduce?
«Nella varie stanze del mio tempo. Non dimentichiamo che io appartengo a un'altra epoca e ho un'età certa».
Come definirebbe, al contrario, l'età incerta?
«L'età di chi non è arrivato alla mia età».
Cosa unisce le varie scene?
«Un unico e grande sentimento: l'amore. L'amore per mia madre Concetta, che ci ha lasciato troppo presto (nel 1993). L'amore per il teatro. L'amore per quello che ho fatto e per quello che farò».
Come immagina il futuro?
«Non me lo faccia dire, altrimenti potrei contraddirmi».
Cosa determina la scelta di alcune stanze della memoria?
«Si entra nelle stanze che più mi rassicurano».
Cosa le crea turbamento?
«Le bugie. L'ipocrisia. Le persone che non hanno coraggio di affrontare la loro identità».
Lei quel coraggio può dire di averlo avuto?
«Sempre».
Come ha costruito la partitura di Buonasera a tutti?
«Ho un canovaccio che posso cambiare ogni sera».
Il suo musicista lo sa?
«Certo. Mi segue da 20 anni».
A quali colori si accompagna il racconto dell'infanzia?
«Più che colori, sono odori. La mia infanzia odora di una Napoli che non c'è più. Odora di nuvole, di fumo, di mare e di ragù».
Cosa ha rappresentato per lei la Nuova Compagnia di Canto Popolare di cui ha fatto parte?
«Un'energia illimitata che il pubblico ci restituiva. Sono ricordi gioiosi».
«La maturità è tutto»: è una battuta shakespeariana.

Cosa le porta quest'età della vita?
«Con la maturità si diventa più saggi e quindi più forti».
Ha qualche rimpianto?
«Nessuno.

Ho vissuto la vita che volevo vivere, ho fatto il teatro che ho voluto fare, e soprattutto sono sempre stato cosciente. Da bambino, ho ascoltato i racconti di mia nonna e delle mie zie. Ho fatto teatro con mia madre, la grande Concetta. E sono felice ogni volta che ci sono questi momenti di affabulazione e di trasmissione».

Off /Off theatre, via Giulia 19/21. Da oggi (ore 21) fino a domenica
 

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