Bennato e il nuovo album: «È un disco schizofrenico e spiega perché la nostra vita è tutta da rifare»

Venerdì 20 Novembre 2020 di Fabrizio Zampa

«E’ un disco schizofrenico, provocatore, irriverente, pieno di quell’ironìa che è sempre stata la mia caratteristica principale, e il succo delle 24 canzoni vecchie e nuove che raccoglie è semplice: dobbiamo darci da fare per trasformare in realtà i nostri sogni e le nostre utopie. La realtà è tutta da rifare, perché dobbiamo ricordarci che è la vita e che la vita non si può cambiare»: così Edoardo Bennato, napoletano, 66 anni, on the road dal lontano 1973, riassume il suo nuovo album "Non c'è" che esce oggi in cd ma anche in versione doppio vinile tre anni dopo il precedente lavoro discografico, l'edizione 2017 di Burattino senza fili. E’ un corposo riassunto della sua vita da rocker e da cantautore fatto con un’ottima band (Raffaele Lopez alle tastiere e alla programmazione, Giuseppe Scarpato e Gennaro Porcelli alle chitarre, Arduino Lopez al basso)  più la collaborazione di artisti di stili diversi: il fratello Eugenio per La realtà non può essere questa (scritto a quattro mani e presentato nel lockdown dello scorso marzo), Morgan (che canta e suona il pianoforte nel nuovo Perché che è diventato un rockabilly), e il rapper di Avellino Clementino, nella traccia L’Uomo Nero).

Bastano alcuni titoli dei brani per dare l’idea della sostanza: da quello che dà il nome al disco a Salviamo il salvabile, Non farti cadere le braccia, Mangiafuoco, L’isola che non c’è, Le Ragazze fanno grandi sogni, L’uomo nero, La realtà non può essere questa, Signore e signori, Maskerate (“Scritto col k”, chiarisce lui) e altri pezzi, ovviamente tutti riarrangiati e riletti per l’occasione.

Ne abbiamo parlato con lui in un lungo incontro nel quale Bennato, voce, chitarra e armonica, ha risposto a mille domande, ha fatto riuscitissime imitazioni del governatore della Campania Vincenzo De Luca e del sindaco di Napoli Luigi de Magistris («Le so fare meglio di Crozza», dice con soddisfazione) e ha proposto live frammenti di molti brani del disco, da quelli “della prima ora” agli inediti. «Già dalla copertina, fatta come la prima pagina di un giornale nella quale i titoli sono i nomi delle canzoni, dal primo album “Non farti cadere le braccia”, nel quale io ero il ragazzino del vicolo, fino a oggi, si capisce che i temi riguardano tutti noi, e io mi muovo come un paranoico nei confronti di una comunità che si dichiara acculturata, sensibile e previdente mentre invece è completamente schizofrenica. Ecco, cerco per l’ennesima volta di chiarire le idee a questa comunità e di riportarla alla realtà, nel mio ruolo a metà strada fra cantautore, musicista e sociologo».

Per Bennato l’Italia è rimasta la stessa di quaranta, venti o dieci anni fa. «Uno dei problemi – dice – è che il nostro paese è ancora oggi diviso fra nord e sud, dal razzismo, dalle polemiche kafkiane fra i tanti protagonisti della politica. A Stoccolma o in tanti altri paesi chi governa viene controllato, mentre da noi no, nessuno controlla nessuno. Sul pianeta terra un problema l’abbiamo risolto: è il costruire, e l'abbiamo fatto in base a un codice chiamato scienza delle costruzioni, che ha messo tutti d’accordo ed è basato su un semplice ingrediente che è la forza di gravità. Tutti, dalla Cina al Canada, dal Sudafrica alla Norvegia, lo fanno rispettando questo codice, diventato universale fin dalle capanne dell'età della pietra. Adesso il vero problema è che dovremmo trovare dei parametri che ci facciano raggiungere un’intesa su mille altre cose, e i principii fondamentali alla base di tutto sono due, la latitudine e il tempo che passa. Io come uomo del sud difendo il sud, ma facendi tesoro di tutto quello che ho imparato da bravo laureato in architettura mi rifiuto di stare a sentire tante, troppe soluzioni sbagliate e una diversa dall'altra. I divarii sono troppi»,

A sentire Bennato (ma non solo lui) «l’Italia diventerà sempre più preda di buffoni e di pagliacci. Vedi il brano Il mistero della Pubblica Istruzione, il cui testo dice "la sapienza è un'infezione, il sapiente va aiutato perché non si rende contro di esser stato contagiato:  la sapienza va compresa da chi è privo di sapienza, da chi è stato fortunato e ne ha fatto sempre senza. E chi è che ci trova la soluzione del mistero della Pubblica Istruzione? Al giorno d'oggi contano la mancanza di lucidità e le differenze fra le latitudini: a Oslo, a Seattle, a Montreal c’è differenza di temperature fra estate e inverno, si lassa dai trenta gradi estivi ai meno trenta invernali, ma a Lagos in Nigeria non succede, fa sempre caldo. Vuol dire che man mano che vai verso sud tutto peggiora. Nel mondo ci sono un’identità adulta e un’identità bambina, ed è molto difficile che possano convivere».

La vera soluzione è andare avanti, sempre. "Un giorno credi di essere giusto e di essere un grande uomo, in un altro ti svegli e devi cominciare da zero, situazioni che stancamente si ripetono senza tempo, una musica per pochi amici, come tre anni fa. A questo punto non devi lasciare, qui la lotta è più dura ma tu se le prendi di santa ragione insisti di più”: è il fulcro del brano Un giorno credi, e gli altri pezzi on sono da meno: "Su bambini fate i bravi e non dite le bugie, se no arriva l’uomo nero e vi porta via lontano", dice L'uomo nero. "Dappertutto, nei conventi, in tribunale, in attesa di istruzioni, tutti pronti a ballare" canta Edoardo in Maskerate. "E anche se questa musica ti spezza il cuore, non c'è" è un verso della canzone che dà il titolo a quello che una volta si sarebbe chiamato "concept album".

Famoso per essere sempre polemico, sarcastico, ironico, trasgressivo e via di questo passo («Ma mi hanno anche definito un cantautorucolo che non capisce da che parte sta», aggiunge lui),  quanto è incazzato Edoardo, da uno a dieci, rispetto ai vecchi tempi? «Lo sono come sempre. Il mio oggi è lo stesso atteggiamento di quando ero un ragazzo che si metteva in mezzo alla strada davanti alla Rai per farsi sentire. Ma questo vuol dire che oggi non c’è più spazio per la rassegnazione: la realtà che stiamo vivendo non può essere questa, e spero che tutti lo capiscano, sia ragionando da soli che ascoltando il  disco». Che cosa valgono per Bennato la musica e il talento? «Valgono molto se danno emozioni. Se no non valgono assolutamente niente. Il mio obiettivo ancora oggi è di essere ascoltato, per capire se quelle emozioni arrivano o no».

 

 

 

 

 

 

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