Il Corvo lascia New York e sbarca a Roma: il fumetto cult diventa una mini serie tra Colosseo e Tor Pignattara

di Laura Larcan
Dalla New York cupa in stile Gotham City, alla Roma dolente e oscura dove la pioggia battente avvolge il Colosseo e San Pietro facendoli riverberare di una bellezza gotica, quasi dannata. Il Corvo, il fumetto di culto nato negli anni ‘80 dalla penna arrabbiata e visionaria di James O’Barr e consacrato a livello globale dal controverso e altrettanto leggendario film con Brandon Lee (figlio di Bruce Lee) morto misteriosamente sul set, atterra a Roma e diventa tutto romano salutando le suggestioni culturali dark tra la musica dei Cure e l’immaginario di Tim Burton, per sposare una vena underground, strizzando un occhio a Lo chiamavano Jeeg Robot.
 
 


Siamo di fronte al fenomeno editoriale targato Edizioni BD, attesissimo dai suoi fan che si daranno appuntamento a Romics, il Festival Internazionale del fumetto, animazione, cinema e games, in programma dal 5 all'8 aprile alla Fiera di Roma. È qui che una mostra, voluta dalla direttrice Sabrina Perucca, svelerà in anteprima le tavole originali della nuova miniserie in uscita in 4 volumi tra aprile e giugno, disegnata da Werther Dell’Edera sulla sceneggiatura di Roberto Recchioni (l’incontro con gli autori, sabato alle 14). Tra angeli e demoni, sacro e profano, ecco che Il Corvo. Memento Mori sbarca a Roma (con la benedizione di O’Barr), con il suo protagonista a caccia di vendetta per l’amore perduto.

Finora il Corvo ha sempre avuto le sembianze di un adulto, ucciso con la fidanzata da una gang, e resuscitato per vendicarsi. «Noi proponiamo una figura antitetica - racconta Dell’Edera - David Amodio è un chierichetto che si confronta con l’amore. La storia parte da un attentato terroristico, che innescherà la presenza di un ragazzino biondo, molto arrabbiato, per le strade di Roma». La scelta di Roma è stata un’illuminazione di Recchioni, romano fino al midollo e cresciuto tra Tor Pignattara e Don Bosco, quartieri che diventano protagonisti, contraltari di monumenti icone come Castel Sant’Angelo e Giordano Bruno a Campo de’ Fiori: «Parte tutto da un’idea molto attuale di scontro tra persone e religioni, e Roma come capitale della cristianità, porta con se’ un valore iconico molto forte. Roma, d’altronde, è un territorio che conosciamo bene - dice Dell’Edera barese ma romano d’adozione - E il nostro Corvo ribalta il valore iconografico dei luoghi. Il Colosseo e San Pietro sono le cose più riconoscibili e utili a livello narrativo, ma la periferia è il cuore della storia, è qui che l’opera rafforza tutto il suo valore». Il segreto del Corvo? «L’opera originale andava a toccare le corde del sentimento sopra la ragione, elementi che non si erano mai visti nel fumetto - ricorda Dell’Edera -Poi il film ne ha suggellato l’importanza. Noi siamo partiti dall’idea di non emulare l’originale. Il punto centrale della nostra storia è la fede. Ecco perché abbiamo scelto Roma»
Venerdì 6 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 10:22

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