La comunità cinese: «Quell’uomo doveva stare in prigione. Perché era libero?»

La comunità cinese: «Quell’uomo doveva stare in prigione. Perché era libero?»
di Laura Bogliolo
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Venerdì 2 Giugno 2017, 00:06 - Ultimo aggiornamento: 09:34

«Quell’uomo era già libero dopo essere stato arrestato per lo scippo. Perché? Le forze dell’ordine devono proteggere chi aiuta a trovare la verità e a fare giustizia. Sarà un duro colpo per il padre di Zhang, una catena di sangue che continua e colpisce vittime innocenti. Prima la povera Zhang, poi quelle tre bambine, è sconvolgente. Avrebbe subito una vendetta atroce perché ha collaborato con la polizia sul caso di Zhang, persone che vogliono assicurare alla giustizia i malviventi non dovrebbero avere paura, devono essere protette». 

È sotto choc, compone le parole a fatica, Lucia King, portavoce della comunità cinese di Roma e della famiglia della giovane studentessa morta sui binari della stazione di Tor Sapienza. È stata lei ad essere vicina ogni secondo a Gowen, il papà della ventenne, trovata morta il 5 dicembre sui binari dopo aver subito il furto della borsetta. «È una catena di orrori, non ho parole davvero, le autorità italiane dovrebbero proteggere chi aiuta la polizia a catturare malviventi - dice sconvolta King - non si dovrebbero avere timori nel collaborare con la polizia, la legge italiana dovrebbe cambiare e assicurare pene certe». 

UN GRANDE DOLORE
«Davanti a certi episodi - aggiunge Lucia King - non si può rimanere insensibili, la cittadinanza non c’entra nulla, il dolore supera ogni nazionalità, per questo esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia delle tre bambine che come Zhang sono delle vittime innocenti: hanno fatto una morte orribile, arse vive. Il padre di Zhang sarà sconvolto». Ieri, appresa la notizia, in Cina era l’una di notte. «Non me la sento ora di avvertire Gowen - conclude Lucia - sarà un altro grande dolore per lui, non sarà affatto contento». Per la comunità cinese romana si riapre una ferita che in realtà non si è mai rimarginata del tutto. Il dolore, lo choc per la morte di Zhang è stato troppo forte.

LO CHOC
«Ma quell’uomo non doveva stare in prigione? Com’è possibile che fosse già libero di girare per la città?» chiede sconvolta Sara Sang, membro della Federazione delle associazioni cinesi a Roma. «Devono essere assicurate pene certe, deve cambiare la legge italiana e si deve essere più severi. Noi - aggiunge Sara - pensavamo che i responsabili dello scippo fossero stati arrestati e condannati». Serif Seferovic era stato condannato lo scorso 28 febbraio con patteggiamento a due anni di reclusione. E dopo un periodo ai domiciliari era tornato libero. «Era addirittura a Torino - si stupisce Sara - questi sono malviventi che meriterebbero delle pene vere, severe, non dovrebbero essere liberi di seminare terrore». 

Il papà di Zhang ha sempre creduto alla versione finale data dagli investigatori: lo scippo, la corsa di Zhang per recuperare la borsetta e poi la morte sui binari. «Ma molti nella comunità cinese non credono che sia andata così - aggiunge Sara - ma sono solo supposizioni. Il papà, dopotutto non ha mai fatto rimostranze». «È vero - conclude Lucia King, la donna che più conosce Gowen - non ha mai messo in dubbio la ricostruzione delle forze dell’ordine». Ora Lucia dovrà trovare la forza di chiamare Gowen e spiegargli che la catena di sangue non era finita con la morte della figlia.

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