Dalla stola della Magnani all'abito toga: la fase due della Raggi è tutta in un look

Martedì 4 Dicembre 2018 di Maria Latella
Non era un abito-toga («Mai pensato di ispirarmi al suo lavoro di avvocato» ha precisato lo stilista Camillo Bona, romano e già creativo di suo ma poco abituato alla creatività dei cronisti) però ha avuto quasi il senso di un'arringa. «Eccomi, signori della corte. Mi avete assolto e ora dimostrerò di che stoffa è fatta Virginia Raggi». E non è al radzmir nero della gonna indossata al teatro dell'Opera che pensava.
 
 


CONCETTI
La comunicazione politica passa da sempre e oggi più che mai attraverso il vestito e il severo eppur spettacolare abito da sera indossato per la prima del teatro dell'Opera era un messaggio in sè: comincia la fase due e passa pure attraverso i bottoni gioiello.
Il concetto della fase due, espresso da Virginia Raggi subito dopo l'assoluzione sul cosiddetto caso Marra trova la sua declinazione fotografica i quello che le cronache descrivono come un corpetto di seta bianca impreziosito da bottoni gioiello.
Ma perché fase due sia, sarà necessaria la dolorosa archiviazione di certi tailleur scuri che non si ricordano. Servirà restituire all'oblio perfino l'amato trench bianco che Sabrina Guzzanti ha scelto per l'irresistibile imitazione della Raggi fase uno (TV delle ragazze).

SCAMBIO
Con la sentenza, dunque, è arrivata la liberazione dall'obbligo di non farsi notare. Rendere conto delle buche resta più che mai indispensabile, ma sulle giacche, ecco, ci sarà maggiore autonomia. Su questo fronte, per la verità, molto l'abbiamo aiutata noi cronisti, scambiando per una Hermès da migliaia e migliaia di euro, una bella borsa creata da un artigiano romano. Dopo lo scambio, la Raggi potrebbe uscire con una vera Hermès e tutti direbbero «Vabbè, sarà una cosa d'artigianato romano».
E a proposito di creativi romani, ora oggetto di massima attenzione è il signor Bona, stilista amato sia da una global icona come Amal Clooney che da una discretissima e potentissima americana come Marie Josée Kravis, presidente del MoMa e non solo.
Non è la prima volta, l'anno scorso Virginia Raggi si infilò nel bell'abito nero di Gattinoni con stola appartenuta ad Anna Magnani, ma - racconta chi l'ha vista - quest'anno si è fermata con un sorriso davanti ai flash, non è scivolata tipo Cenerentola davanti alle sorellastre cattive. Fase due, appunto.

COMPRENSIONE
Nella comunicazione politica, la scelta degli abiti e una delle chiavi per capire dove vuole andare a parare il personaggio. Vale per le felpe di Salvini e per le giacche colorate della Cancelliera Merkel. All'inizio del suo mandato, e non potendo contare su molto altro, gli spin doctor di Theresa May si inventarono perfino una presunta passione per le scarpe animalier.
In realtà, come capita a molte donne alle prese col lato duro del potere, penso che alla Raggi gli abiti serviranno più che altro per far passare il messaggio di attenzione al talento locale: stilisti romani, possibilmente giovani e poco conosciuti. Come il target al quale cercherà di parlare in quel che resta del suo mandato. Poi, quando i fotografi non ci saranno, la sindaca continuerà a rubare le giacche della mamma.
  Ultimo aggiornamento: 08:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA