Roma, nei parchi arrivano i giochi per i disabili. Il progetto nel II municipio

Sabato 19 Aprile 2014 di Michele Galvani
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​Giochi anche per disabili all’interno delle ville storiche e degli spazi verdi. La delibera di giunta appena approvata, dispone per la prima volta a Roma che «tutte le attrezzature di gioco per l’infanzia di nuova realizzazione e installazione negli spazi verdi, parchi e ville storiche del II Municipio siano configurate in maniera da renderle accessibili indistintamente da parte di tutti i bambini, con la finalità di dare attuazione alla convenzione dei diritti dell’infanzia».



Una rivoluzione culturale che potrebbe vedere la luce già entro l’estate. Il Municipio infatti, viste le scarse risorse economiche, è già a caccia di sponsor. Un’altalena per disabili in media costa tra i 2.500 e i 3.000 euro, un castello intorno ai 15.000. Le aree interessate, al momento, sono quelle di Villa Ada, Villa Torlonia, parco Nemorense e Villa Chigi. Ma è solo l’inizio di un cambiamento che toccherà tutti i quartieri del II Municipio, quindi Salario, Trieste, Parioli, Flaminio e San Lorenzo.



L’IDEA

Quasi due mesi fa il presidente del Municipio Giuseppe Gerace si attiva per trasformare l’idea in qualcosa di più concreto. L’iter è piuttosto veloce e non trova ostacoli. Anzi. La delibera viene condivisa «con i consiglieri della maggioranza – sottolinea – perché ha avuto un grande impatto. E adesso è motivo di grandissimo orgoglio per questa amministrazione: con poche risorse si possono e si devono fare azioni di alto profilo, di inclusione sociale, temi a cui prestiamo sempre la massima attenzione. Da oggi in poi, quando si farà un parco giochi, si metteranno le attrezzature per tutti i bambini. Alcune verranno sostituite, altre aggiunte. A breve presenterò il progetto alla consulta dei disabili». Una strada comunque in salita dato che, si legge nella delibera, si darà «mandato ai competenti uffici affinché attuino una azione coordinata con gli uffici centrali competenti alla realizzazione dei predetti giochi negli spazi sopra descritti, la cui gestione non ricade nelle competenze degli uffici». Che siano case farmaceutiche, aziende per bambini o squadre di calcio, poco importa. Le porte sono aperte. A chiunque voglia finanziare i nuovi giochi.



LA CONVENZIONE

La scelta di «aprire» i parchi giochi anche ai bambini diversamente abili parte da un presupposto fondamentale, legato alla Convenzione dei diritti dell’infanzia, approvata dalle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. «Gli Stati – si legge in un passaggio della Convenzione riportato nella delibera – riconoscono che i fanciulli mentalmente o fisicamente handicappati devono condurre una vita piena e decente, in condizioni che garantiscano la loro dignità e favoriscano la loro autonomia e agevolino una loro attiva partecipazione alla vita della comunità». In particolare al comma 3 viene sottolineato come «i minori handicappati abbiano effettivamente accesso alla educazione, alla formazione, alle cure sanitarie, alla riabilitazione, alla preparazione al lavoro e alle attività ricreative e possano beneficiare di questi servizi in maniera atta a concretizzare la più completa integrazione sociale e il loro sviluppo personale, anche nell’ambito culturale e spirituale». Una città civile e moderna quale dovrebbe essere la Capitale, deve porre la massima attenzione a chi ha meno opportunità degli altri. Ultimo aggiornamento: 15:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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