Roma, vigilessa timbrava il cartellino poi andava a fare shopping

Venerdì 18 Dicembre 2015 di Davide Desario


Timbrava il cartellino ma dopo, invece di andare a fare multe e controlli, faceva la spesa al mercato o andava a fare shopping. Per questo è stata rinviata a giudizio con l’accusa di truffa aggravata la vigilessa Maria Vannoli. A “pizzicarla” sono stati i suoi stessi colleghi della polizia locale del Comune di Subiaco che hanno incrociato fotografie e filmati con i tabulati delle timbrature mensili.
A Subiaco evidentemente era una prassi abbastanza diffusa. Soltanto qualche mese fa scoppiò lo scandalo assenteismo alla Asl con l'arresto di cinque dipendenti della Asl Rm G, tra cui due medici legali. Tutti sorpresi in flagranza di reato dai carabinieri che hanno pedinato i dipendenti della azienda sanitaria, controllando e filmando i loro movimenti per settimane.
Non a caso il sindaco Francesco Pelliccia ha chiamato a guidare il comando dei vigili David Bonuglia, funzionario della polizia municipale di Roma, esperto in polizia giudiziaria: si cerca di contrastare furbi di ogni genere anche tra gli agenti e i funzionari comunali. Ed è stato proprio Bonuglia che qualche mese fa, dopo aver ricevuto la segnalazione da alcuni cittadini, ha fatto scattare le indagini sulla sua collega. E in tempi di telecamere e telefonini non è stato difficile “incastrarla”.
I filmati e le fotografie che gli investigatori hanno allegato alla denuncia lasciano poco spazio alla fantasia e raccontano situazioni purtroppo diffuse: un giorno la vigilessa, in divisa e in orario di lavoro, gira tra i banchi del mercato lontano dal luogo dove avrebbe dovuto prestare servizio e senza fare rapporto su un eventuale intervento; un altro giorno, invece, le telecamere a circuito chiuso del negozio “Daquanno Nicoletta Abbigliamento” mostrano l’agente entrare nell’esercizio commerciale aggirarsi tra gli scaffali, salire al piano superiore e provarsi giacche e giacconi. E per vedere se le stanno bene davanti allo specchio, senza troppi problemi, si slaccia il cinturone lasciando la pistola incustodita sul bancone per concludere l’acquisto pagando alla cassa.
Tutto, secondo le indagini, durante l’orario di lavoro. Per questa ragione gli stessi colleghi, coordinati da Bonuglia, l’hanno denunciata alla procura di Tivoli per truffa aggravata (essendo un pubblico ufficiale). E ora, per lei è scattato il rinvio a giudizio.

Ultimo aggiornamento: 18:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Vacanze con i figli: ostaggi della trap in auto e pure delle dritte degli youtuber

di Raffaella Troili

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma