Mafia Capitale, quei 50 milioni della truffa Telecom riparte la caccia al tesoro di Mokbel

Domenica 7 Dicembre 2014 di Sara Menafra
Tra i tanti enigmi della recente storia criminale romana, l'inchiesta dei pm Michele Prestipino, Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli sembra essere destinata a risolvere anche l'ultimo, il più recente. Quello che va dalla sparizione del tesoro dell'imprenditore ex neofascista Gennaro Mokbel La procura è convinta che 50 milioni ancora manchino all'appello - al tentativo di rapimento, finito l'estate scorsa in omicidio, del cassiere della banda Mokbel, Silvio Fanella.



LO SCONTRO CON MOKBEL

Nelle intercettazioni raccolte dal Ros, Massimo Carminati racconta più volte che la milionaria truffa Telecom Sparkle si chiuse con uno scontro interno al gruppo: «Nel 2008 mi viene a cercà sto Iannilli (poi diventato il suo prestanome e amico fidato ndr) ”me vonnò ammazza, me vonno ammazza”, ”ma chi ammazza le mosche?” gli dico». Il Pirata racconta che Iannilli e Cola avevano preso da Mokbel otto milioni di euro per fare l'operazione Digint, ma senza concludere l'affare. Mokbel era a dir poco innervosito: «Allora io so andato a parà con sto Gennaro(Mokbel ndr) pijate i soldi tuoi per sto disturbo, piano, senza che alzi questo polverone». Le intercettazioni dell'epoca, richiamate dall'indagine del colonnello Stefano Russo, però, dicono anche che Carminati prese qualcosa in cambio. Era proprio Mokbel, all'epoca a lamentarsi: «Cioè tipo er Pirata, quanto deve prendere ancora? Dobbiamo vedè quanto gli abbiamo dato perché casomai ce li deve ridà lui». Una delle ipotesi mai chiarite è che proprio sulla restituzione di quei soldi sia nata la frattura interna al gruppo. E la vendetta contro Fanella, che ancora custodiva soldi e diamanti.



GLI SPALLONI DI IANNILLI

Anni dopo, quando a stringere i rapporti con Carminati è Riccardo Grilli, trafficante di stupefacenti poi diventato il pentito decisivo per gli sviluppi dell'inchiesta, Carminati sa esattamente come aiutarlo per nascondere grandi quantità di soldi. Consiglia a Grilli di rivolgersi a Marco Iannilli, già commercialista di Lorenzo Cola e proprietario della casa a Sacrofano in cui vive Iannilli. «Iannilli - dice l'informativa - aveva spiegato al Grilli di essere in contatto con un soggetto che avrebbe trasportato fisicamente il denaro contante». Dice il verbale di Grilli che il meccanismo era semplice. Iannilli si sarebbe occupato di «prenderli fisicamente e metterli in degli istituti, uno di San Marino, uno in Svizzera dove poi poterli far sparire o mandarli… mi parlò del Liechtenstein perché c'aveva dei fondi lui, delle cose…». L'ipotesi è che i soldi del tesoro di Mokbel abbiano fatto lo stesso percorso.

Ultimo aggiornamento: 15:07

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