Roma, «Ti do mia figlia in cambio di un pc»: mamma in manette. Vendeva la sua bimba 13enne in casa

Domenica 11 Dicembre 2016 di Adelaide Pierucci

«Amore ti va di stare con mia figlia? Dai, oggi comprale un mini computer». L'ultimo giro di baby squillo scoperto a Roma veniva gestito direttamente da una mamma. Trentasei anni, origini cubane, lei. Tredici anni, la figlia. Una casa con terrazzo panoramico al Collatino, il marito, romano del Trullo, funzionario di banca. Una madre finita in galera a luglio, e mai più liberata, perché come hanno scritto i magistrati, bisognava «scongiurare in modo rigoroso ogni possibilità di reiterazioni di condotte analoghe». La ragazzina veniva messa in vendita anche per gli incontri a quattro. Per un reggiseno, un pc, un telefonino, una serata in discoteca, un tatuaggio a domicilio. E chissà se ora la mamma ha capito quello che ha fatto e si è veramente pentita, mentre il suo legale ha chiesto che venga giudicata con il rito abbreviato, in modo da ottenere, in caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena.

I REATI
Induzione e sfruttamento della prostituzione minorile: al pm Silvia Santucci e al procuratore aggiunto del pool anti-violenza Maria Monteleone è bastato raccogliere i primi dati sui telefonini della donna per intuire la gravità del caso, che richiama quello più famoso scoppiato ai Parioli, dove anche un'altra mamma è finita in galera insieme ad altri sfruttatori.
La casalinga del Collatino usava WhatsApp e Facebook per far circolare le foto della figlia, viso da bambina e corpicino già formato. E sms sin troppo espliciti. I messaggi spesso venivano scritti in spagnolo. «Bien enviarme fotos calientes» di tua figlia, le scrive un trentenne. La signora non ha esitazioni, manda subito gli scatti in posa della piccola. E poi per battere cassa usa sempre la ragazzina. «Prendere a mi mamma un bello reggiseno, però». «Ti prendo prima di andare in disco peró ahahahah», risponde il tipo. E lei va oltre: «Chien ti piace di più, la mama o la figlia? Che facciamos due con due». Proposta accolta. Il cliente porta un amico, un romano, incensurato, e appassionato di tatuaggi. La cubana lo registra sul telefonino come El tatuator. «Si vuoi lei devi essere bravo. Anche più volte nella stessa sera», si raccomanda.

LA REITERAZIONE
Il gip Nicola Di Grazia, nel firmare il provvedimento di custodia cautelare in carcere non ha avuto dubbi: c'era il reale pericolo di reiterazione del reato. «La disinvoltura con la quale l'indagata ha proposto a più persone di consumare rapporti sessuali con la figlia peraltro in cambio di denaro o utilità anche di scarso valore, rende concreto che la stessa continui - ha scritto nell'ordinanza il giudice - Le modalità delle condotte sono significative di un comportamento tutt'altro che episodico che esprime il totale disinteresse al grave nocumento arrecato alla crescita psicofisica della figlia».
In questo caso gli investigatori non hanno trovato appartamenti-alcova destinati agli incontri, come per le ragazzine dei Parioli. La vittima consumava incontri in macchina, concordati dalla madre. Ma anche in casa. Come con il tatuatore, al quale, in cambio di un tatuaggio, la mamma ha offerto possibilità di scelta: «Se vieni qua, a la mi casa, ti porto subito a letto. Voglio una rosa. Si ti va con me, sennò con la mi figlia. Dimmi te». Un altro cliente, invece, è sembrato indeciso: «È bella, ma piccola. Non la posso toccare». Per poi, alla fine, cedere anche lui.
In cinque sono finiti sul registro degli indagati con l'accusa di prostituzione minorile. Tutti romani, e insospettabili. Un giro venuto a galla quasi per caso nell'agosto dello scorso anno. La cubana, infatti, era finita a litigare con una donna che chiedeva la restituzione del telefono del figlio, un paraplegico con il quale la donna si intratteneva in cambio di regali. All'arrivo dei carabinieri ha cercato di far sparire il cellulare. Il giorno in cui lo aveva incontrato era indisposta. Così gli aveva offerto la figlia tredicenne. «Prendi un mini pc, però».
  Ultimo aggiornamento: 14:42

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