Tassista ubriaco sgozza il barista. Prati, quartiere ostaggio della paura

Mercoledì 25 Maggio 2016 di Luca Lippera
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ROMA - Coltelli, bottiglie e fiumi di alcol. Benché non siano entrate in azione le pistole, la Capitale ha vissuto due pagine di purissima ferocia in meno di settantadue ore. La notizia dell’anziano ucciso ieri da un tassista ubriaco in un locale vicino a piazzale Clodio è arrivata mentre ancora si ragionava del feroce assalto messo a segno sabato sera da un gruppo di ultrà del Milan contro un lounge-bar del Quartiere Prati. C’erano stati due feriti gravi, l’arresto di un tifoso rossonero per tentato omicidio da parte della polizia e la denuncia di altri settanta giovani che lo avevano affiancato nella scorreria. Non c’è ovviamente alcun collegamento tra i due episodi ma tutti e due sono avvenuti in un zona vicinissima al Centro come se l’area del degrado, terreno di coltura di ogni violenza, fosse sempre più vicina e intimamente connessa al cuore della città.

UN FILO CONDUTTORE L’alcol, e quasi sempre anche la droga, fanno da filo conduttore alle micro-risse che si ripetono senza fare più notizia a Ponte Milvio, vicinissimo allo Stadio Olimpico, e a Campo de’ Fiori. Prati nel frattempo ha visto svanire l’immagine del quartiere tranquillo dove non ci si aspetta che possano accadere certe cose. Era la scorsa estate quando il quartiere si svegliò con la notizia del soldato della Marina che aveva violentato un ragazzina proprio nei pressi di piazzale Clodio, la sede del Tribunale. Senza dimenticare il luglio del 2011, quando l’orafo Flavio Simmi, 33 anni, fu ucciso a colpi di pistola in strada da un sicario che a tutt’oggi resta senza nome. «Quello è stato un fatto che ha cambiato la zona e la percezione del pericolo di chi ci abita - dice l’esponente di un comitato di quartiere - Nessuno si aspettava un omicidio così in mezzo alla strada e in pieno giorno. Ci si immagina che certe cose possano avvenire, al massimo, nelle aree periferiche. Quando la violenza ti arriva sotto casa, cambia tutto, perché il rischio è lì, puoi toccarlo con mano e può riguardare anche te».

LE CRITICITÀ La città, mentre gli episodi di violenza si moltiplicano, vive una fase di attesa. Il nuovo prefetto, titolare della gestione dell’ordine pubblico, si è appena insediato, in Campidoglio non c’è un sindaco e il commissario Tronca, che ne ha fatto le veci dopo l’uscita di scena di Marino, sta per andare via. «A tutto questo - dice un dirigente sindacale della polizia - aggiungiamo l’ormai cronica carenza di mezzi a disposizione delle forze dell’ordine ed abbiamo il risultato.Molte aree, anche nelle zone più centrali, restano sguarnite e l’abnegazione degli uomini in servizio non basta a sopperire a tutte le mancanze. Da questo nasce la sensazione di insicurezza e gli episodi di violenza che si ripetono ovviamente la ingigantiscono».

PECORE NERE Quello del tassista brasiliano che ha ucciso il gestore di un locale fa impressione. Tanto più perché l’assassino è titolare di un pubblico servizio. Ma c’era un precedente: piazza Barberini, l’anno passato, quando il guidatore di un’altra auto bianca - una pecora nera - massacrò di botte un anziano che aveva la sola “colpa” di aver parcheggiato la macchina nell’area riservata ai taxi per andare a comprare in farmacia una medicina per il figlio disabile. L’aggressione fu selvaggia e l’uomo finì malconcio in ospedale. In ospedale sono finiti anche due clienti del pub preso di mira sabato sera dai tifosi rossoneri dopo la fine della finale di Coppa Italia persa con la Juventus. I due erano in un locale di via Leone IV, tra Prati e il Vaticano, quando sono passati alcuni pullman che stavano portando via da Roma i rossoneri delusi dalla sconfitta. Qualcuno ha sentito un rumore sulla fiancata di un automezzo e ha immaginato che dal locale poi preso di mira fosse stato tirato qualche oggetto. In men che non si dica alcuni ultrà, armati di mazze di legno e di coltelli, hanno convinto il guidatore a fermarsi, sono scesi ed è partita la spedizione punitiva. Un ventenne e un quarantenne sono stati colpiti furiosamente ai fianchi, alle spalle e al costato. Solo per fortuna non c’è scappato il morto. In una Roma sempre più violenta poteva accadere.

IL RUOLO DELLA COCA In giro per la città, lo si avverte anche dai piccoli diverbi stradali, c’è uno stato di tensione costantemente alto. «Sempre più spesso - dice un dirigente dei vigili urbani - le liti per incidenti stradali banalissimi degenerano e si alzano le mani. Non è possibile fare i test a tutti. Ma è probabilissimo che molte persone siano su di giri per l’uso di cocaina. Per un niente si arriva a fare a botte o comunque nascono discussioni così alterate da far pensare all’utilizzo di sostanze stupefacenti».

Ultimo aggiornamento: 26 Maggio, 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA