Roma, stuprata dal branco in una Panda rossa: aspettava il bus, costretta a salire sull'auto

Sabato 19 Maggio 2018 di Elena Ceravolo e Raffaella Troili

Quanto dura una violenza? Da quando a forza ti strattonano e caricano in macchina o quando urli e nessuna auto rallenta la corsa, smetti di parlare, inizi ad aver paura, diventi piccola piccola. Oppure scatta quando ti stuprano in quattro sotto un cavalcavia e speri che tutto finisca presto e non senti più nulla e torni tra le tue quattro mura ma nulla sarà come prima.

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L'incubo di Silvia (nome di fantasia), 44 anni, è iniziato giovedì notte. Alla fermata dei bus di Rebibbia. Era tardi, l'una, è vero, e lei era sola. Aveva fatto tardi al lavoro, quello che ama, la comparsa nei programmi Rai e Mediaset, visto che la moda e lo spettacolo sono sempre stati la sua passione. Era arrivata sulla Tiburtina dagli studi Mediaset al Palatino. Aspettava un bus notturno che l'avrebbe portata verso Guidonia.
Era sola e l'autobus non passava. Invece è spuntata una Panda rossa con due indiani a bordo. Uno dei due è sceso ad attaccare bottone, l'unico a parlare italiano. Con una scusa le ha chiesto indicazioni per andare verso Tivoli, «quando passa la linea notturna?», ha cercato di farla parlare, lei è rimasta sulla difensiva. Alla domanda: «Sei italiana?» ha risposto anche che era indiana, ma non è vero, il papà è italiano e lavorava nell'Aeronautica, la mamma eritrea.

«Allora ti diamo un passaggio», ha insistito quell'uomo che sembrava alterato da alcol e droghe, ma Silvia ha risposto secca: «Non accetto passaggi da sconosciuti». Al suo rifiuto l'indiano assieme all'amico l'ha strattonata e spinta in auto con la forza. Il sequestro è durato lungo tutta la Tiburtina, tra schiaffi e minacce. Un viaggio interminabile, in cui il tipo che sembrava aver architettato tutto beveva birra, fumava, minacciava Silvia con un coltello, guardava video porno. Per due volte la donna ha dato di stomaco, «ho pensato che alla fine mi avrebbero ucciso, ho cercato pure di buttarmi dalla macchina in corsa ma non era possibile».
IL SOTTOVIA MALEDETTO
L'auto a Settecamini deve aver svoltato per via di Casal Bianco per poi, nei pressi della rotatoria del casello A1 di Guidonia, prendere una strada sterrata tristemente nota, dove si sono consumate altre violenze, completamente abbandonata al degrado, via della Selciatella. Qui è iniziato l'orrore, ad attendere sotto al cavalcavia c'erano altri due uomini, sempre indiani, forse bengalesi, probabilmente chiamati durante il viaggio per dargli appuntamento. Prigioniera in macchina sarebbe stata stuprata a turno da tutti e quattro, sui 35/40 anni. Sola, fragile, piccola è stata presa per il collo, morsa, minacciata con un coccio di bottiglia. «Non vedevo l'ora che finissero, stavo ferma, per evitare di farmi altro male».

Quando il branco ha finito, Silvia, con la maglia arrotolata dietro le spalle, solo una parte del pantalone abbassata, sotto choc, è rimasta in macchina. «Scendi, vattene», l'hanno scaricata. Ma lei non voleva scendere. «Avevo paura che mi avrebbero ammazzata appena uscita fuori». Prima di essere scaraventata fuori in quel sottopassaggio immerso di rifiuti, è riuscita ad afferrare la borsa. Al branco non interessavano i suoi pochi soldi, quello che voleva l'aveva ottenuto e probabilmente non era la prima volta. Quando sono andati via, Silvia ha chiamato il 113. «Mi hanno violentata, aiutatemi». Non sapeva esattamente dov'era ma vedeva le luci del distributore Agip e piano piano è riuscita a dare le coordinate alla pattuglia, incamminandosi lungo via Casal Bianco fino alla rotatoria con l'aereo al centro.

IL CODICE ROSA
I poliziotti l'hanno trovata. E portata in ospedale a Tivoli dove è scattato il codice rosa, un protocollo di collaborazione tra forze dell'ordine, centri antiviolenza e pronto soccorso. Si mette in moto ogni qual volta arrivi un Sos violenza a una delle componenti della rete. Il personale del pronto soccorso gioca un ruolo fondamentale nel far sentire le donne protette e nel raccogliere le prime prove già al momento dell'accettazione. Nel caso di violenze sessuali, infermieri e medici sanno anche come raccogliere gli indumenti per facilitare il lavoro degli investigatori.
E i sanitari non hanno avuto dubbi. Sequestrati gli abiti di Silvia, accudita anche dai poliziotti e refertata con 10 giorni di prognosi. La Procura di Tivoli ha aperto un'inchiesta per stupro di gruppo. Del caso si occupa il pool antiviolenza del commissariato di Tivoli in collaborazione con la Quarta sezione della Squadra Mobile, che sta vagliando quanto hanno ripreso le telecamere nei pressi della fermata di Rebibbia.

LE URLA DISPERATE
Silvia ha urlato, nel cuore della notte, sulla via Tiburtina, ma nessuno ha sentito o voluto ascoltare. Gli investigatori sono a caccia del branco, sono certi che il loro sia stato un atto premeditato, e che potrebbero essercene stati molti altri non denunciati. Specie in quel luogo maledetto, abbandonato e buio, dove poco distante, sempre tra montagne di rifiuti, due giovani fidanzatini furono vittime di una notte da incubo nel 2009: lui chiuso nel bagagliaio e lei violentata dal branco. Una donna sola invece Silvia, che a Guidonia ha fatto la segretaria, la badante, ma inseguendo la sua passione per la tv e il cinema ha vissuto ultimamente di comparsate nel pubblico e in alcuni film italiani. Ama stare nel pubblico, assistere da vicino ai programmi, spesso molto noti, si muove tra gli studi di Cinecittà e quelli Mediaset del Palatino. Dietro le quinte arrotonda e un po' ci sta bene. Lei così docile e lieve, che si accontenta di un po' di polvere di stelle e torna a casa quando in strada nemmeno la luna può proteggerla.
 

Ultimo aggiornamento: 18:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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