ROMA

Stadio, Pallotta accelera: 100 milioni per il progetto ma resta lo scoglio dei trasporti

Martedì 4 Dicembre 2018 di Lorenzo De Cicco

«Ci siamo quasi», dicono sull'asse Roma-Boston. James Pallotta è pronto a chiudere - «entro dieci giorni, massimo due settimane» - la trattativa per rilevare il progetto stadio (e i terreni a Tor di Valle) dalla Eurnova di Luca Parnasi, ora guidata, dopo lo tsunami giudiziario che ha travolto il costruttore, dal nuovo ad Giovanni Naccarato. La mossa, si augura il manager di Boston, dovrebbe rassicurare il Campidoglio grillino, spingerlo a portare avanti l'operazione calcistico-immobiliare. Più che Virginia Raggi, vanno convinte le truppe pentastellate in Assemblea capitolina. Gli scettici abbondano, del resto fino al 2016 il Movimento battagliava contro l'«Ecomosro» di uffici e negozi sognato da Parnasi (poi parzialmente sforbiciato nelle volumetrie) e da quando si è saputo dell'inchiesta per corruzione la pattuglia dei contrari al progetto si è logicamente rafforzata.

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INCONTRI SERRATI
Pallotta, nonostante la retata di arresti di giugno che ha azzerato o quasi il gruppo Parnasi, vuole portare a dama il progetto. Per questo, dopo mesi di trattative con i nuovi vertici della Eurnova, vuole chiudere l'accordo. Subito, prima di Natale. Non c'è neanche bisogno che torni da Boston, come ha fatto a fine novembre per Roma-Real. Il patto si può stringere anche con un emissario dall'America.
L'accordo si dovrebbe chiudere intorno ai 100 milioni di euro per tutto il pacchetto: i terreni di Tor di Valle (comprati nel 2012 dalla Eurnova a 42 milioni, ma mai pagati per intero da Parnasi) e il progetto del nuovo stadio, compreso il mega-complesso di negozi, uffici, ristoranti e alberghi, il vero core business dell'operazione. Il presidente della Roma, come anticipato dal Messaggero, pretenderà una clausola per blindarsi. E cioè che il pagamento scatti solo con l'approvazione del progetto da parte del Consiglio comunale, con tanto di variante e convenzione urbanistica in cassaforte. È una condizione che l'Eurnova sembra disposta ad accettare.

Anche Raggi, in parallelo, tenta l'accelerata. Lo ha fatto capire anche ieri in un vertice a Palazzo Senatorio a cui hanno partecipato l'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, il diggì del Campidoglio, Franco Giampaoletti, e i dirigenti di alcuni dipartimenti chiave. «Se non ci sono problemi, si va avanti. E io voglio andare avanti», ha detto la sindaca ai fedelissimi. L'appiglio per tentare lo sprint arriva da alcuni documenti inviati la settimana scorsa dal Politecnico di Torino. Non è la relazione finale, trapela dal Comune, ma solo un foglio di lavoro, pur con diversi appunti e simulazioni di traffico, che però dovrà ancora essere limato. Al Politecnico Raggi si era rivolta quando l'inchiesta è deflagrata, per avere un parere tecnico (ed esterno all'amministrazione) sul piano trasporti e sulla viabilità, che senza il nuovo ponte di Traiano, cancellato dopo la riduzione delle cubature, rischia di andare in tilt. La bozza in ogni caso non ha messo nero su bianco un verdetto finale: non c'è un sì o un no all'operazione stadio. Quello dovranno pronunciarlo, in un senso o nell'altro, i tecnici comunali, la cui due diligence su tutti gli atti amministrativi arriverà solo nel 2019, insieme al nuovo parere del Ministero dei Trasporti.
 

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