San Lorenzo, il fortino dei pusher senza nome: «Tengono in ostaggio il quartiere»

Mercoledì 24 Ottobre 2018 di Camilla Mozzetti
«Ogni fine settimana, quando fuori scende la notte, ci assale la paura di uscire di casa. Con gli ubriachi che si mischiano ai drogati, è diventata una strada maledetta perché qui non ci sono solo disperati, ci sono vere bande di delinquenti extracomunitari». Angelo Formiconi abita da anni a due passi da via dei Lucani, una stretta via in discesa del quartiere San Lorenzo, dove in un palazzo al civico 22 occupato da sbandati nigeriani, marocchini ed egiziani la giovane, Desirée Mariottini, 16 anni, originaria di Cisterna di Latina, è stata prima drogata e poi violentata e alla fine è morta.

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La sua tragedia si è consumata in questo angolo della Capitale che un tempo ospitava molte botteghe di artigiani (se ne contavano 40 fino ai primi anni Duemila) e che poi è stato vinto dal degrado e dall'illegalità. «Sarebbe potuto accadere, due, tre, quattro anni fa racconta Fabio Pennacchia, artista con studio di fronte al palazzo dell'orrore qui è così da molto tempo e devi solo cercare di tenerti lontano o difenderti».
 
 

San Lorenzo è cambiato, e in peggio: quello che era solo un quartiere universitario si è trasformato prima in zona di movida anche selvaggia, fino a diventare poi territorio di diversi clan criminali. In questo contesto, la vicenda del palazzo dove è morta Desirée è quasi paradigmatico: uno stabile che doveva essere oggetto di una riqualificazione urbanistica (pensata dalla giunta Marino e mai realizzata) e che, lasciato in abbandono, è diventato ritrovo di pusher e di sbandati.

IL PALAZZO
La proprietà è della Tunda Orange, società immobiliare il cui amministratore unico è Valerio Veltroni. Per una querelle giudiziaria, però, l'edificio è ora nelle mani di un custode giudiziario. Di più: i permessi a costruire sono scaduti. Proprietari e Municipio più volte hanno sollecitato gli sgomberi: ne sono stati fatti sette, l'ultimo lo scorso luglio, ma poi i gruppi di occupanti sono sempre tornati.
I delinquenti da occasionali sono diventati stanziali, organizzati in bande dedite allo spaccio di stupefacenti sul territorio. Di giorno a caccia di vittime da rapinare o a cui vendere droga, di notte nascosti tra i cortili fatiscenti e i ruderi. Tra chi entra e poi esce, scavalcando i muri o insinuandosi tra le fessure dei cancelli, i volti non sono mai gli stessi: «Non è possibile capire quanti e chi sono ma questo quartiere è in forte difficoltà», racconta Laura dello studio di ingegneri e architetti al civico 27 di via dei Lucani.

SENZA ARGINI
Non c'entra solo la droga. A via dei Lucani un uomo non molto tempo fa è stato anche gambizzato e nelle strade circostanti la delinquenza dilaga senza argini.
Nel villaggio dei senza nome di via dei Lucani ci sono anche tre carrozzerie, tutte di italiani, che hanno preso in gestione i terreni dagli altri due proprietari dell'area: Santarelli e D'Antoni. «Mandare avanti l'attività è difficile in questo contesto racconta Vanessa che gestisce l'area di una delle tre carrozzerie dal palazzo occupato ci separa solo un muro, li vediamo questi delinquenti, abbiamo presentato esposti su esposti ma nulla, ora nella tragedia di una ragazza morta, ci auguriamo che sia presto ripristinata la legalità».

LA PAURA
Un carrozziere seduto su una sedia aggiunge: «Per fortuna che vado via quando è ancora giorno, lavorare qui fa paura». Intanto l'amministrazione del II Municipio ha convocato per domani una nuova riunione con le autorità, compresa la polizia locale di Roma Capitale, e i tre proprietari dell'area per «discutere e riuscire a garantire spiega la presidente del Municipio, Francesca Del Bello un controllo e una maggiore sicurezza della zona».
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