Roma, uccise Vanessa Russo con un ombrello nella metropolitana: la storia

Roma, uccise Vanessa Russo con un ombrello nella metropolitana: la storia
di Marco De Risi e Davide Desario
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Ha lottato con la morte per 24 ore. Ma non ha avuto scampo. Ha perso. Il suo giovane cuore ha smesso di battere nel reparto di rianimazione dell’ospedale Umberto I dove giovedì è stata trasportata d’urgenza subito dopo che due donne l’hannoaggredita,forseperrapinarla, mentre scendeva dalla metropolitanaallastazioneTermini: un paio di spinte e poi l’hannoinfilzataconunombrello che le ha trafitto l’occhio, reciso un’arteria cerebrale. E’ morta così Vanessa Russo. Una ragazza di appena 23 anni che viveva con i genitori, un fratello più grande e una sorella più piccola, nella loro casa di Fidene, una borgata a Nord del quartiere Monte Sacro. La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un procedimento per omicidio volontario.

La Squadra Mobile sta dando la caccia alle due assassine, forse sudamericane e non romene come si pensava in precedenza: i loro volti sonostati intercettati dalle telecamere a circuito chiuso della stazione Termini mentre scappanonelsottopassaggio e le impronte digitali di almeno una delle due sono sul manico di quell’ombrello. Vanessa studiava da infermiera e dasabato aveva anche cominciato a lavorare in una gelateria in viadeiSerpenti. Maproprio mentre cercava di arrivare puntuale al negozio, ha trovato la morte. Ha trovato la morte nel centro di Roma. Anzi, nel centro del centro diRoma:quella stazione Termini, snodo cruciale della mobilità dell’intera città dove ogni giorno transitano centinaia di migliaia di persone. Soprattutto nei sotterranei dove c’è l’unico punto di contatto, l’unico incrocio tra la linea A e la linea B. Ed è proprio lì che Vanessa è stata aggredita e uccisa. Giovedì, infatti, Vanessa pranza a casa con la madre Rita. Subito dopo esce di casa perché, prima di “attaccare” alle 16, vuole passare a trovare il fratello, Simone che lavora alla sicurezza proprio della metropolitana alla stazione Tiburtina. E’ lui, l’ultimo conoscente a vederla in vita. Poi Vanessa prende il treno per raggiungere la stazione Termini. Poco prima di raggiungere la sua fermata Vanessa è in piedi davanti alle porte. Viene avvicinata dalle due ragazze: sono alte , vestite tutte e due di bianco, una ha i capelli lunghi legati, l’altra indossa un cappellino nero. La spingono. Probabilmente tentano di aprirle lo zainetto per rubarle il portafogli.

Quando si aprono le porte tutte e tre schizzano fuori e in pochi istanti è la tragedia. Una delle due impugna un ombrello e, secondo le testimonianze, la infilza dall’alto al basso: un colpo netto che le trafigge l’occhio e, si scopriràpiùtardiinospedale, raggiunge anche il cervello. Vanessa cade in terra. C’è sangue ovunque. Le due ragazze scappano confondendosi tra la folla che, come un mare in tempesta, entra e esce dalla metropolitana senza quasi accorgersi di nulla.Vanessa è lì, già in fin di vita.

Tra i primi a soccorrerla una guardia giurata in servizio alla stazione e unmedico. La scena non viene ripresa dalle telecamere della metropolitana posizionate in banchina perché coperta dalla solita folla. Alcuni testimoni, però, riconoscono le due ragazze tra la gente al di là dei binari:hannopercorso il sottopassaggio e si sono andate a confondere tra gli altri passeggeri. Sembrano gustarsi la scena di quella ragazza ridotta in fin di vita. E’ grazie a questo particolare che la polizia riesce, riguardando tutte le telecamere, a ritrovare il fotogrammacheleinchiodamentrescappano nel sottopassaggio. Probabilmente hanno le ore contate. Vanessa, invece, non ha più nemmeno un secondo. Ieri pomeriggio è morta nonostante imediciabbiamotentato di tutto per salvarla. Il Comune di Roma si prenderà cura dell' organizzazione dei funerali.

 

Lunedì 11 Aprile 2016, 18:45 - Ultimo aggiornamento: 18:57
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