Roma Termini, prostituzione al binario 29: qui si compravano i bambini

Roma Termini, prostituzione al binario 29: qui si compravano i bambini
di Raffaella Troili
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Venerdì 22 Maggio 2015, 06:15 - Ultimo aggiornamento: 08:14

Il Binario 29 è il primo o l'ultimo, a seconda da dove arrivi. E' in disparte, sornione, al buio al punto giusto. Il primo da raggiungere per adescatori e adescati lungo le scale mobili di via Giolitti. Non sembra una stazione di giorno, figurarsi di notte, Termini. Tra rom che assediano i viaggiatori, altri che si fingono tour operator, altri ancora che si vendono per pochi euro. Alla luce del sole e laggiù in fondo all'imbrunire quando i vagoni dei treni interregionali, quelli che vanno verso Civitavecchia, restano aperti. Terra di nessuno.

Odore di urina diffuso, locali chiusi, barboni che si preparano il giaciglio a ogni ora del giorno, un viavai che nemmeno a Marrakesh, nulla di accogliente, solo disordine, la voglia di uscire, scappare, in quell'altra casbah a cielo aperto che è piazza dei Cinquecento. Un mondo a parte, un continuo passaparola, via telefonino, perché c'è la guardia e c'è il ladro, costantemente. E proprio controllando i movimenti strani nella zona dell'ingresso alla stazione da via Giolitti, vicino alle scale mobili, che gli uomini del compartimento della Polizia ferroviaria Roma Termini guidati da Emanuele Fattori hanno portato a termine l'operazione Meeting Point.

Anziani e minori, spesso assieme. La conferma dalle chiamate telefoniche. Mentre la sicurezza si concentrava sulle donne appostate alle emettitrici, pronte a estorcere denaro ai passeggeri, i minori affondavano in orrori ben peggiori, quella prostituzione che la stessa comunità rom detesta, tanto che la maggior parte delle famiglie dei ragazzini/e ne erano all'oscuro.

GLI ALBERGHI IN ZONA

Gli incontri avvenivano nei vagoni, ma anche negli alberghetti intorno specie lato via Marsala, nei bagni dei fast food e della stazione, anche vicino al Verano. Rapporti veloci, lontano dal rumore di borseggi, aggressioni, risse, cadaveri (vedi il binario 24), drogati che chiedono soldi. Il binario 29 è il più buio e triste, come sembrano i più vecchi e stanchi i treni fermi che costeggiano la banchina. Qui non c'è odore di coltelli e bottiglie rotte ma quello della solitudine e del degrado, un posto da evitare col buio, come le scale che sboccano a via Giolitti, prima del tunnel dove si riparano i disperati. Nei corridoi per l'accesso alla metro e nel parcheggio di piazza dei Cinquecento gli zingari imperversano. Alcuni avranno non più di 10 anni, ti chiedi perché non stanno a scuola, anche oggi, invece che poco lontano dal binario 29, dalle scalette. Giocano tra loro, sembrano innocenti. Presto torneranno gli altri: possono allontanarsi dalle strutture dove sono stati portati.

«La sera? - grida un addetto alle pulizie di un bagno - è un mondo a parte, bisogna tirare dritto e veloce». E non per colpa dell'esercito degli invisibili che con cartoni e birre si ritagliano ogni notte un piccolo spazio sotto il cielo, né per quelle due vecchiette, ormai note, che risiedono da anni sullo spartitraffico di piazza dei Cinquecento, sdraiate, le gambe gonfie, una dorme l'altra fa la guardia. Avevamo visto tutto. Spacciatori, ambulanti, borseggiatori. Con i vecchietti, il professionista, il prete e i piccoli rom - legati da un do ut des tale e quale a quello delle baby prostitute dei Parioli - si chiude il cerchio anche se non c'è mai limite all'orrore.