Roma, massacrò il vicino di casa alla Serpentara, indagati 2 medici

Martedì 24 Ottobre 2017 di Michela Allegri

Una mancanza di tempestività che si potrebbe essere rivelata fatale. Una possibile negligenza che, ora, costa a due medici in servizio al Centro di igiene mentale di Serpentara un'iscrizione sul registro degli indagati per concorso colposo in omicidio. I parenti di Marco De Silli, il trentaduenne affetto da schizofrenia che venerdì scorso ha ucciso con trenta coltellate il suo vicino di casa Massimo Monteri, qualche ora prima del delitto avevano contattato i dottori che avevano in cura il giovane. Erano preoccupati: Marco era agitato, diceva frasi sconnesse, sembrava completamente fuori controllo. I sanitari, però, non sarebbero intervenuti per tempo. E De Silli, in preda al delirio, ha massacrato l'uomo che abitava sul suo stesso pianerottolo. Subito dopo è stato arrestato per omicidio. Ieri, la pm Elena Neri, titolare del fascicolo, ha disposto l'autopsia e ha iscritto sul registro degli indagati anche i due medici. Uno di loro ha raccontato di aver cercato di telefonare a De Silli e di non avere ricevuto nessuna risposta. Nei prossimi giorni verrà disposta una perizia psichiatrica per stabilire se il cinquantenne sia effettivamente incapace di intendere e di volere. Verranno anche effettuati gli esami tossicologici, per chiarire se il trentaduenne stesse assumendo i farmaci prescritti dai dottori.

L'OMICIDIO
I fatti risalgono a venerdì mattina. È stato un parente di De Silli a trovare il cadavere. Aveva incontrato il familiare ore prima, «parlava in modo strano, diceva di avere visto elfi e folletti», ha raccontato ai carabinieri del Nucleo radiomobile. Per questo motivo, aveva allertato i medici. Aprendo il portone di un appartamento al primo piano di una palazzina popolare di via Luigi Lablache, si è trovato di fronte una scena raccapricciante: una pozza di sangue, il corpo senza vita del vicino di casa cinquantenne martoriato dalle coltellate e disteso in mezzo al salone.
Al momento dell'arresto, De Silli non ha opposto resistenza. «Faceva parte delle truppe grigie», ha risposto quando gli inquirenti gli hanno chiesto perché avesse ucciso Monteri. L'arma del delitto è un grosso coltello da cucina, con una lama di più di venti centimetri. De Silli lo ha lanciato dalla finestra subito dopo il delitto. I carabinieri lo hanno trovato nel giardino condominiale. La vittima sarebbe stata prima pugnalata alle spalle. Quando si è voltata per tentare di difendersi, sarebbe stata colpita con fendenti al petto e al torace.

LE TESTIMONIANZE
I carabinieri hanno poi iniziato a raccogliere le testimonianze degli altri vicini. La vittima, che abitava da sola, andava spesso a trovare il trentaduenne, conosciuto nel quartiere come un giovane problematico. Ci era andata anche la mattina dell'omicidio. Quel giorno, però, il giovane sembrava totalmente fuori controllo. Affetto da gravi patologie che comprenderebbero anche stati di allucinazione, era in cura da anni al Centro d'igiene mentale di zona. Stava seguendo una terapia che sembrava dare qualche risultato. Venerdì, però, De Silli è sprofondato nel delirio. Tanto da convincere i familiari a contattare i medici. Il sospetto degli inquirenti è che, se l'intervento fosse stato tempestivo, forse non si sarebbe consumata la tragedia. Da qui l'iscrizione sul registro degli indagati.
 

Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 08:43

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