Roma, la svolta vegana M5S a scuola: nelle mense meno carne e uova

Roma, la svolta vegana M5S a scuola: nelle mense meno carne e uova
di Simone Canettieri
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Giovedì 30 Marzo 2017, 09:18 - Ultimo aggiornamento: 20:38

Chiuso il capitolato d'appalto, tra poco scatterà l'operazione «sensibilizzazione» con esperti e workshop in classe in modo che per settembre tutti, chi più chi meno, abbiano digerito la svolta vegana del Campidoglio. Crociata salutista e, per i detrattori anche un po' ideologica, del M5S. A Roma come a Torino.
Da settembre, i circa 145.000 alunni che frequentano le scuole e le mense della Capitale, dalla materna alle medie, potranno scegliere, una volta a settimana, un menù senza carne, uova e latte. Sostituito da prodotti a km zero, biologici, biodinamici, Dop, Igp, equosolidali. In poche parole, dal punto di vista nutritivo, «completi e sostenibili», assicura Daniele Diaco, presidente della commissione Ambiente, vegano convinto da due anni («Dopo 50 analisi») così come la moglie Silvia Crescimanno, presidente del municipio XII, quello di Monteverde, che potrebbe anche far partire progetti pilota più spinti all'insegna del vade retro prosciutto.

IL PIANO
La sindaca Virginia Raggi mangia la carne, ma adora i minestroni e, assicura Diaco, «è molto sensibile a questi argomenti». La maggioranza pentastellata - da Pietro Calabrese a Teresa Zotta - ha difeso a spada tratta i cereali. Anche se i vegani della maggioranza, al momento, sono solo due: Alisia Mariani e, appunto, Diaco. Ma alla buvette del Campidoglio, soprattutto quando il consiglio comunale si prolunga in ore pasti, provano a fare proseliti con i colleghi («Ma perché mangi quel panino? Sai che ti fa male? Guarda queste carotine...»). Terminato il capitolato d'appalto per i menù, da qui a settembre la lunga marcia verso la cultura vegan comprende incontri con i dirigenti scolastici, workshop e, aggiunge Diaco, «potremmo lanciare anche una giornata di sensibilizzazione in tutte le scuole della Capitale».

Per l'occasione un ciclo di incontri sarà affidato alla biologa nutrizionista Sabrina Bietolini («Senza costi per l'ente», spiegano i grillini). La mobilitazione riguarderà anche le dietiste del Comune e i pediatri. Per far parlare la scienza e non la furia ideologica, spiegano dal M5S pronti a mettersi l'elmetto per una crociata che non si annuncia semplicissima nella patria morale della carbonara. La carne non verrà tolta dai menù scolastici. Ma per mangiare vegano non servirà il certificato medico, ma solo una dichiarazione delle famiglie degli alunni. Non c'è da stupirsi: il progetto faceva parte della campagna elettorale della sindaca, alla stregua della funivia a Casalotti o dei pannolini lavabili. Per ora rimarrano fuori le cucine degli asili nido, ma solo per un anno. Da settembre 2018 toccherà anche loro, volendo. Più frutta, più verdura, più cereali. «Il progetto è già stato fatto a Torino dalla sindaca Appendino e a Roma vogliamo riproporre la stessa cosa, come prevedono le nostre linee programmatiche», continua ancora Diaco.

Nel frattempo anche a livello municipale tutti gli assessori alla scuola sono all'azione per muoversi uniti. Con l'opposizione, nemmeno a dirlo, i rapporti sono ai ferri corti. Quando a novembre le commissioni Ambiente e scuola licenziarono il nuovo bando, da destra a sinistra si levarono cori sdegnati. «Il M5S invita solo esperti vegani», denunciarono Andrea Di Priamo di Fratelli d'Italia ma anche Valeria Baglio e Ilaria Piccolo del Pd. Ecco la disfida della mortadella, se non fosse che l'argomento è davvero serio. I pentastellati ci vanno cauti, consapevoli che la rivoluzione (in cucina) non è un pranzo di gala. Ma al momento solo un pasto alla mensa una volta a settimana.

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