Roma, 14enne morta per aneurisma: inchiesta sui soccorsi in ritardo

Giovedì 23 Novembre 2017 di Michela Allegri e Alessia Marani

Ritardi nei soccorsi e nel trasferimento da un ospedale all'altro, un'ambulanza che arriva dopo 40 minuti, poco agile nel traffico della Capitale, preferita all'elisoccorso. E, soprattutto, una diagnosi sbagliata e un codice giallo assegnato nonostante una ragazzina di 14 anni avesse un aneurisma cerebrale in corso. L'inchiesta della procura sulla morte di Denisse, visitata all'ospedale Pertini e, dopo ore, trasferita al Bambino Gesù, punta a stabilire se, in caso di intervento tempestivo, l'adolescente si sarebbe potuta salvare. Sono stati gli ispettori inviati dal ministro Beatrice Lorenzin i primi a rilevare anomalie nella procedura. In un primo report sulla vicenda hanno sottolineato che, quando al Pertini si sono accorti che Denisse aveva un aneurisma, i medici hanno contattato l'ospedale Umberto I, per trasferire la ragazzina nel reparto di Neurochirurgia. Nel secondo nosocomio hanno però pensato che fosse meglio mandare la paziente in una struttura pediatrica, ma anziché inoltrare direttamente la richiesta al Bambino Gesù, la hanno rispedita al mittente, perdendo tempo prezioso. Quasi un'ora di ritardo sarebbe stata accumulata anche in attesa dell'ambulanza: la prima vettura disponibile sarebbe arrivata al Pertini a distanza di 40 minuti dalla chiamata. L'errore che pesa più di tutti, però, resta la diagnosi sbagliata al pronto soccorso: «Al Pertini mi dicevano che era stress, ma io vedevo che Denisse stava male», ha denunciato la madre. È stata lei a insistere perché alla figlia venisse fatta una tac. L'esito di quell'esame non ha lasciato dubbi: aneurisma cerebrale. Intanto, in attesa dei risultati dell'autopsia, che arriveranno entro 60 giorni, anche il procuratore aggiunto Nunzia D'Elia, che indaga per omicidio colposo, sta ricostruendo le ultime ore di vita della quattordicenne. A partire dall'ingresso a scuola, alle 8 del 4 novembre, fino al decesso, due giorni dopo.

IL MALORE
Il calvario inizia alle 8 del 4 novembre, a scuola. Nel corridoio, Denisse si accascia contro un'amica e sviene. «Mi scoppia la testa», dice quando riprende conoscenza. I professori chiamano subito la madre e il 118. Il sospetto degli inquirenti è che i paramedici, per primi, abbiano sottovalutato la situazione, soprattutto per un dettaglio: a Denisse viene assegnato un codice giallo che, comunque, non è il più lieve. Al pronto soccorso del Pertini, la ragazzina viene visitata. «Hanno detto che era esaurita. Invece vomitava e aveva lo sguardo assente», racconta la madre. La tac viene disposta alle 10.31, fonti mediche sostengono che «prima di disporla su una persona in età evolutiva si valuta con attenzione». La risposta arriva alle 11.26. Da qui, secondo gli ispettori, lo stallo: la richiesta di trasferimento prima all'Umberto I e poi al Bambino Gesù, l'attesa estenuante dell'ambulanza, che arriva solo alle 12,40. Già alle 11,30 dal Pertini (dove la Neurochirurgia è stata chiusa due anni fa) avrebbero telefonato al neurochirurgo del Bambino Gesù che dà disponibilità all'accoglienza. A quel punto l'ambulanza poteva partire d'urgenza in attesa della trafila burocratica. Ma Denisse raggiunge l'ospedale in condizioni critiche, resta in coma due giorni e poi muore.
 

Ultimo aggiornamento: 15:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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