ROMA

Roma, va in ospedale per curare un'infezione, fa la flebo e muore per choc anafilattico

Mercoledì 28 Febbraio 2018 di Michela Allegri
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Si era presentato al pronto soccorso del policlinico Umberto I per curare un'infezione e, dieci minuti dopo la somministrazione di un antinfiammatorio, era morto per uno choc anafilattico. Ora, sul decesso di Daniele Battistelli, 47 anni, il gip ha disposto nuove indagini, respingendo la richiesta di archiviazione della procura e accogliendo l'opposizione dei familiari della vittima. A occuparsi del caso sarà il procuratore aggiunto Nunzia D'Elia, che coordina il pool di magistrati che si occupa di colpe mediche.

IL FARMACO
I fatti risalgono al 30 giugno del 2016. Battistelli arriva in ospedale lamentando forti dolori a un testicolo. I medici gli diagnosticano un'infiammazione e, per lenire il dolore, gli somministrano una flebo di farmaci che contiene anche Augmentin, un antibiotico. Dieci minuti dopo, il paziente si sente male: ha sviluppato una reazione allergica improvvisa. I dottori tentano di rianimarlo, invano. E Battistelli, padre di un bimbo di 3 anni, muore. «Il tempo di inserire la flebo e si è iniziato a sentire male - racconta una testimone - è riuscito solo a dire: Ho la bocca che sa di metallo. Mi sento male, mi sento male. Poi è crollato a terra. Subito sono accorsi i medici, anche loro sconvolti».

L'INDAGINE
In procura scatta un'inchiesta per omicidio colposo, ma il pm chiede l'archiviazione sostenendo che i sanitari abbiano seguito alla lettera il protocollo previsto nei casi di choc anafilattico. In realtà, per i difensori della famiglia, i dottori non avrebbero praticato la manovra di Trendelenburg, cioè una specifica procedura anti-choc. Sul punto, per il gip, sono necessarie nuove indagini.
  Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 08:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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