ROMA

Roma, negò ai pm di essere stato intimidito da Carminati: ora rischia il processo

Mercoledì 17 Ottobre 2018
Ascoltato come testimone dai pm che indagavano sul "Mondo di Mezzo" di Massimo Carminati, nell'ottobre del 2015, era stato reticente. Aveva negato di avere subìto intimidazioni da parte dell'ex Nar e dei suoi sodali, Riccardo Brugia e Matteo Calvio. Ora, rischia di finire pure lui sotto processo. Il pm Luca Tescaroli, infatti, ha chiuso le indagini nei confronti di Bruno Caccia, il titolare di una ditta di autotrasporti che aveva contratto un debito da 25mila euro con Roberto Lacopo, il benzinaio di Corso Francia già condannato nel processo al Mondo di Mezzo. Il prossimo passo potrebbe essere una richiesta di rinvio a giudizio.

Caccia è accusato di falsa informazione ai pm aggravata dal metodo mafioso. Per gli inquirenti, dicendo il falso ai magistrati, avrebbe agevolato l'associazione capeggiata da Carminati. In questo nuovo filone di indagine - gli accertamenti sono stati affidati ai carabinieri del Ros - sono coinvolti anche Paolo Luigi Proteo, amministratore unico della Immobile Business srl, Alberto Di Folco, amministratore unico della Edil Lazio srl e il manager Fabrizio Franco Testa (condannato in appello a 9 anni e 4 mesi nel maxi processo). Ai primi due è contestato il reato di emissioni di fatture false per operazioni inesistenti, mentre a Testa è contestata anche l'aggravante del metodo mafioso per avere per avere consentito alla Eriches e alla Cooperativa "29 giugno", entrambe società riconducibili a Salvatore Buzzi, l'evasione delle imposte dirette e indirette nel 2014.
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