ROMA

Mafia Capitale, 30 mesi di pedinamenti e intercettazioni: le tappe dell'inchiesta

Giovedì 20 Luglio 2017 di Michela Allegri
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Il terremoto giudiziario si scatena il 2 dicembre 2014, quando scatta l'operazione "Mondo di Mezzo", che travolge la città e il Campidoglio. É la prima tranche dell'inchiesta Mafia Capitale, simbolo del malaffare romano, l'indagine che più di tutte ha sconvolto la politica e le istituzioni, smascherando una rete d'illegalità in grado di collegare la criminalità spicciola con i piani alti della pubblica amministrazione. Con la prima retata vengono eseguite 39 misure cautelari, 31 in carcere e 8 ai domiciliari. L'accusa principale è pesantissima: associazione di tipo mafioso. Le altre contestazioni passano dall'estorsione all'usura, dalla corruzione alla turbativa d'asta, e comprendono anche le false fatturazioni, il trasferimento fraudolento di valori, e il riciclaggio. Scattano anche le perquisizioni in Regione e in Campidoglio. Il boss dell'organizzazione è l'ex nar Massimo Carminati. In manette anche il ras del coop Salvatore Buzzi e Luca Odevaine, componente del Tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale. Travolti dall'inchiesta anche il braccio "armato" di Carminati, Riccardo Brugia, Fabrizio Franco Testa, l'ex amministratore dell'Ama, Franco Panzironi, l'ex direttore generale Giovanni Fiscon e Fabrizio Franco Testa.
 
 


Pochi mesi dopo, arriva la seconda scossa. Il 4 giugno 2015 vengono arrestate altre 44 persone, 25 delle quali finiranno agli arresti domiciliari. Si tratta soprattutto di imprenditori, ex assessori, consiglieri comunali. Altri 21 indagati restano a piede libero. Tra gli arrestati “eccellenti”, l'ex presidente in quota Pd del consiglio comunale, Mirko Coratti, e Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione, accusato di avere messo le sue cariche istituzionali al servizio dell'associazione. Coinvolti anche l'assessore Daniele Ozzimo, l'ex capo dipartimento alle Politiche Sociali, Angelo Scozzafava, Franco Figurelli, il costruttore Daniele Pulcini, Andrea Tassone, il consigliere comunale Giordano Tredicine.

Negli stessi giorni una parte dell'inchiesta si trasferisce in Sicilia. La procura di Catania indaga 6 persone, tra cui il sottosegretario Giuseppe Castiglione e Odevaine (che patteggerà sei mesi di reclusione), per turbativa d'asta nell'inchiesta sull'appalto per la gestione del Centro di Accoglienza migranti irregolari e Richiedenti Asilo di Mineo.

Il 3 novembre 2015, i primi quattro imputati scelgono di essere giudicati con rito abbreviato. Si tratta di Emilio Gammuto, collaboratore di Buzzi, condannato a 5 anni, Emanuela Salvatori, ex funzionaria del Comune di Roma e responsabile dell'attuazione del Piano Nomadi di Castel Romano, condannata a 4 anni. La stessa pena viene disposta anche per Raffaele Bracci e Claudio Gaudenzi, considerati vicini Carminati. La sentenza viene poi ridotta in appello. Per Gammuto cade l'aggravante del metodo mafioso riconosciuta in primo grado: viene condannato a 3 anni. Le sentenze diventano più leggere anche per gli altri tre imputati.

In novembre inizia il maxiprocesso a carico di Carimanti, Buzzi e altri 44 imputati, 19 dei quali accusati di associazione mafiosa. Settantatremila pagine di atti vengono scanditi in 230 udienze condotte a ritmo serrato. Per l'accusa, il sodalizio criminale di Buzzi e Carminati, soci in affari illeciti, avrebbe gestito nomine e appalti ai piani alti della pubblica amministrazione, favorito dalla capacità intimidatoria e dalla fama criminale dell'ex Nar. Oltre che a Buzzi e Carminati, l'accusa di mafia viene contestata a processo anche a Fabrizio Testa, ex consigliere Enav, Panzironi, Gramazio. Gli altri, da Odevaine, a Coratti, a Fiscon, sarebbero stati invece corrotti.

Il 27 aprile arrivano le pesantissime richieste di condanna: 28 anni per Carminati, 26 anni e 3 mesi per Buzzi, 25 anni e 10 mesi per Brugia, 22 anni per Fabrizio Testa. Per i colletti bianchi Panzironi e Gramazio, la procura chiede rispettivamente 21 anni e 19 anni e mezzo. C'è poi la squadra dell'ex Nar, composta da Cristiano Guarnera (16 anni), Giuseppe Ietto (16 anni e 2 mesi). Ci sono anche i collaboratori di Buzzi. Infine, politici e amministratori: Odevaine ha già patteggiato una pena di due anni e otto mesi, e restituito 250mila euro frutto di mazzette; per lui la procura chiede due anni mezzo. Fiscon rischia invece una condanna a cinque anni, e Coratti a quattro anni e sei mesi. Ultimo aggiornamento: 14:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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