ROMA

Roma, preso il killer del gioielliere. La famiglia: «Bestia, merita l'ergastolo»

Domenica 19 Luglio 2015 di Lorenzo De Cicco
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Dice di provare «sollievo e rabbia», Piera, la moglie di Giancarlo Nocchia. «Sollievo perché pensare che l'animale che ha ucciso mio marito fosse ancora fuori di prigione era troppo doloroso. Rabbia perché nessuno potrà restituirmi mio marito», si è sfogata la donna al telefono con il cognato Claudio Pica. È una delle prime telefonate dopo la visita dei carabinieri del Nucleo investigativo di via Inselci che ieri sera, verso le 8, hanno incontrato la famiglia del gioielliere ucciso in una rapina nel suo negozio a Prati, mercoledì scorso, per informarli dell'arresto del presunto assassino.



«L'abbiamo preso», riferiscono i militari. E Piera può finalmente sentirsi «sollevata», perché «quell'uomo non poteva restare libero - ha detto la donna al cognato - Ma niente potrà ridarci indietro il nostro Giancarlo».



L'ANGOSCIA

«Nessuno di noi avrebbe potuto sopportare che l'omicidio di Giancarlo restasse impunito», dice Claudio, anche lui con la voce rotta dall'emozione. «Abbiamo vissuto queste ore con angoscia, con il terrore che il suo assassino restasse senza volto. Per questo vogliamo ringraziare le forze dell'ordine per il loro lavoro. Soprattutto i carabinieri che hanno preso quella bestia dopo appena tre giorni. Chi amava Giancarlo non può che esserne felice, anche se resta un dolore immenso, perché non c'è arresto che possa restituircelo. Chi lo ha ucciso se lo è portato via per sempre».



Proprio ieri, nel giorno della cattura del suo presunto assassino, Nocchia avrebbe dovuto abbassare la saracinesca del negozio in via dei Gracchi e partire per le ferie. «Ci saremmo dovuti vedere domani - racconta ancora il cognato - Eravamo pronti per andare all'isola d'Elba, come tutti gli anni. Gli mancavano solo tre giorni all'inizio delle vacanze quando l'hanno ammazzato. Solo tre», si dispera.



«ORA NIENTE SCONTI»

Su una cosa, subito dopo l'arresto, la famiglia del gioielliere si esprime con una voce sola: «Ora l'assassino deve avere l'ergastolo. In casi come questo non possono esserci sconti di pena o attenuanti. Chi ha ucciso Giancarlo in quel modo deve restare in galera fino alla fine dei suoi giorni». «Solo così potremmo dire di avere avuto giustizia», dice ancora il cognato Pica.



I FUNERALI

Domani mattina intanto nella chiesa di piazza dei Quiriti, sempre nel quartiere Prati, si terranno i funerali dell'orafo. Il corpo, dopo l'autopsia, è stato restituito ai familiari. Che chiedono una cosa ben precisa: «Vorremmo che la cerimonia avvenisse nella maniera più riservata possibile. Desideriamo che non vengano fatte riprese all'interno della chiesa durante la messa. È un nostro desiderio. Speriamo che venga rispettato». Un riserbo che la famiglia ha chiesto fin dai primi momenti. Già due giorni fa è stata annullata una fiaccolata di solidarietà a cui avrebbero voluto aderire alcuni residenti di Prati. Ma il figlio del gioielliere, Gianluca, ha chiesto di cancellarla. Ultimo aggiornamento: 11:40