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Roma, il Ghetto diventa “zona rossa”, arriva il rabbino capo d'Israele

Roma, il Ghetto diventa “zona rossa”, arriva il rabbino capo d'Israele
di Alessia Marani
3 Minuti di Lettura
Martedì 21 Marzo 2017, 10:52
Banco di prova per l'imponente security messa in campo da Questura e prefettura per i sessant'anni dei Trattati di Roma, che si celebreranno sabato, sarà la visita del rabbino capo d'Israele Yitzhak Yosef oggi in Sinagoga, a cui prenderanno parte i rabbini d'Italia. Il ghetto è super-blindato. Polizia, carabinieri e guardia di finanza presidiano l'area raddoppiando le normali misure di sicurezza rafforzando le operazioni di access control al Tempio Maggiore dal lungotevere fino al dedalo di vie e vicoli che si snodano fino a largo di Torre Argentina e al Teatro Marcello. Bonifiche in atto nella zona. Gli agenti chiederanno di mostrare i documenti di residenza o di dimostrare di lavorare nell'area per potere entrare. Misure di sicurezza speciali in occasione della tre giorni di incontri, a porte chiuse, tra circa duecento rabbini convocati dalla European JewishAssociation e dal Rabbinical Centre of Europe, che si concluderà domani pomeriggio in una location alle porte della Capitale. Occasione che ha richiamato anche Yitzhak Yosef.
IL PROGRAMMA
Oggi, dunque, l'evento clou in Sinagoga, finora i duecento maestri invece si erano incontrati per discutere di «crescita dei nazionalismi e della minaccia del terrorismo islamico», due facce della stessa medaglia che minano la stabilità europea. Tra le 15 e le 19 il rabbino capo sefardita d'Israele si intratterrà in colloqui privati, tra gli altri, con l'omologo della comunità romana Riccardo Di Segni e il presidente Ruth Dureghello. Nel suo discorso al Tempio Maggiore, dopo la preghiera delle 18, sottolineerà i punti più significativi delle sfide da affrontare, come individui e come comunità. Si tratta della prima volta nella Capitale per Yitzhak Yosef.
I CONTROLLI
Già all'indomani degli attentati jihadisti a Parigi del gennaio 2015 i controlli attorno alla Sinagoga erano stati rafforzati, la prefettura stabilì d'imperio la chiusura al traffico di via del Tempio e di via Catalana, strade comunali. Duemila, invece, le donne e gli uomini delle forze dell'ordine che saranno sguinzagliati in città, sabato, quando quaranta leader mondiali e quattro cortei (oltre a un sit-in) sfileranno per il centro. Ma la macchina della sicurezza scalderà i motori fin da giovedì. Cento nuove telecamere saranno posizionate nelle due zone di massima sicurezza e lungo i percorsi dei cortei in aggiunta agli occhi elettronici della videosorveglianza cittadina: serviranno per aiutare i poliziotti a identificare gli eventuali responsabili di scontri e disordini ma, soprattutto, saranno utilizzate come strumento di prevenzione. In queste ore, infatti, la Digos sta valutando i profili di black bloc, antagonisti e frange violente anti-europeiste in collaborazione con le polizie europee e l'intelligence.
I TIMORI
L'apprensione maggiore è che a Roma possano diventare nuovamente protagonisti i violenti che due settimane fa scatenarono la guerriglia contro le forze dell'ordine a Napoli durante il corteo anti-Salvini. Sono loro i supersorvegliati di questi giorni insieme con No Tav ed elementi di galassie dell'ultradestra e dell'ultrasinistra in arrivo dal Nordest. Ad alcuni no-global tedeschi e greci, infine, sarebbe già stato intimato di non lasciare i propri Paesi.
A ciò si aggiunge la minaccia terroristica internazionale per cui la guardia non è mai stata abbassata.
Alessia Marani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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