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Roma, offriva la figlia disabile per rapporti sessuali: «Volevo solo aiutarla»

Roma, offriva la figlia disabile per rapporti sessuali: «Volevo solo aiutarla»
di Adelaide Pierucci
2 Minuti di Lettura
Lunedì 26 Febbraio 2018, 09:03 - Ultimo aggiornamento: 09:10

Il mostro di Monteverde non agiva sotto falsa identità. Agiva da padre. Da padre orco, senza cuore e pietà, ma da genitore. Si aggirava per le strade, osservava le facce di ragazzi di colore disagiati e presentava l'offerta: «Vuoi venire con mia figlia? Ti do venti euro». E poi filmava l'orrore. La figlia quindicenne e disabile, incapace pure di parlare e gridare, così, si ritrovava in pasto di più depravati, col padre che documentava. Violenza sessuale di gruppo. La procura ha inquadrato il reato sessuale più subdolo, ha disposto il giudizio immediato e punta alla condanna del papà mostro. Intuita la catastrofe, terrorizzato di restare buona parte della vita in galera, invece, l'uomo, ha chiesto di essere giudicato con l'abbreviato, il rito che in caso di condanna prevede un terzo di sconto della pena.

L'INSOSPETTABILE
Commerciante, quarantenne, sposato, più figli. Un insospettabile. Quando gli agenti del commissariato di Monteverde hanno scoperto la storia di Anna (il nome è di fantasia) stentavano a crederci. A settembre, si era presentato un ragazzo nigeriano scosso e preoccupato. «Sono stato avvicinato da un uomo - aveva raccontato - Mi ha proposto un rapporto con la figlia minorenne. Offre venti euro. Fermatelo». E così è andata. Anzi lui stesso ha fatto da esca facendo arrestare l'orco e guadagnandosi il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il papà mostro, però, non vuole sentirsi giudicato tale. «Avrò sbagliato - ha detto sotto interrogatorio - ma volevo solo aiutare mia figlia. Pensavo che se avesse avuto intimità sarebbe stata meno soggetta a crisi». Una terapia, insomma la sua, coordinata e filmata, con tanto di resistenze della vittima. «Ho registrato solo perché il primo che ha avuto intimità con lei mi ha poi ricattato», ha spiegato ancora, «Quindi volevo anch'io un'arma di risposta. I video, però, non li ho mai, mai, fatti circolare». «E la mia bambina poi - ha aggiunto - non l'ho mai sfiorata. Questo non voglio che si dica», si è poi sfogato pure coi difensori, gli avvocati Giuseppe Migliore e Rosario Tarantola. Almeno sei uomini, per lo più di nazionalità nigeriana e zambiana, sono stati ingaggiati con una mancia per compiere gli abusi. Due saranno processati insieme all'uomo. In un sms uno degli stupratori scrive: «Non fa nulla per i soldi. Lo faccio per aiutare tua figlia». Solo follia? Il pm Elena Neri è di tutt'altro avviso. Tutto voluto, tutto crudele. Anzi il papà avrebbe partecipato attivamente, dando persino disposizioni. La ragazzina, assistita nel passaggio giudiziario dall'avvocato Teresa Manente di Differenza Donna, è rimasta affidata alla madre, ignara.
 

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