Roma, arrestati i pusher dei locali della Dolce Vita

Giovedì 13 Ottobre 2016 di Michela Allegri e Valentina Errante


ROMA La Roma delle notti bianche e lussuose, che viaggia a bordo di fuoriserie e danza a ritmo forsennato nei locali più alla moda, era questo il target della banda di spacciatori finita in manette due giorni fa. Erano stati avvicinati sulle piste dei night club più in voga, a partire dal mitico Jackie O', in via Boncompagni, traversa di via Veneto: il cuore della dolce vita. È proprio sulla pista che il re dei pusher tesseva la sua rete. «Mi ha dato il suo numero uno che lavora lì», ha raccontato alla pm Barbara Zuin uno dei consumatori pizzicati dai carabinieri di piazzale Clodio. Il pusher in questione è Roberto Nicoletti, classe 69. Lui è in carcere, mentre la sua compagna, Gaia Mogherini (figlia del fratellastro dell'Alto rappresentante Ue), è ai domiciliari.

L'ORDINANZA
L'ordinanza di custodia cautelare è stata firmata per 15 persone, tra fornitori e venditori. Nella lista degli avventori ci sono medici, avvocati, personaggi famosi. Il telefono dello spacciatore dei vip squillava a più non posso. Ad ogni chiamata, Nicoletti scattava sull'attenti. Era premuroso: il gip Massimo Di Lauro scrive nell'ordinanza che si preoccupava di «coccolare» i consumatori più assidui. Come il giovane rampollo di una nota famiglia di imprenditori. È «quello che arriva col Ferrari», dice il pusher al fornitore di fiducia, specificando che accontentare i capricci del cliente è d'obbligo. Il legame è talmente consolidato che l'acquirente regala al venditore una vacanza in Sicilia, mettendo a disposizione un jet privato per raggiungere l'isola. Del resto, per lui il pusher si fa in quattro: «Vengo sotto casa tua, te porto quel libro che mi hai prestato l'altro giorno, me lo so letto tutto d'un fiato», gli dice Nicoletti.
Un linguaggio allusivo che viene smontato dal giudice: «Dato il contesto di riferimento la lettura vorace di un libro è inverosimile», si legge nell'ordinanza. Lo slang dello spaccio è variegato. Si parla di latte e caffè, di aperitivi, di cozze, di bottiglie e di tavoli al ristorante. Il giro dello spaccio a cinque stelle non si fermava al tempio della movida di via Boncompagni. Spaziava da San Giovanni ai Parioli, fino a Ponte Milvio e ai locali di via Crescenzio. L'attività del pusher era «forsennata», scrive il gip. Merito anche di due fornitori di alto livello, in grado di reperire stupefacenti all'estero. Anche loro sono finiti in carcere. Si tratta di Rigers Durici, detto Richi, e Manuel Zumpano, 30 anni, figlio di Francesco Zumpano, il Franco della Banda della Magliana.

PUNTO DI RIFERIMENTO
In manette anche la compagna di Manuel, Deborah De Dominicis. Nicoletti viene scelto come punto di riferimento per lo smercio perché «sta nel giro di tutti i locali», dicono i fornitori intercettati. La base logistica era nei quartieri Monteverde e Trullo. Zumpano, però, aveva un nascondiglio segreto: teneva fiumi di cocaina stipati in un box in via Boccea. Per il giudice, gli indagati hanno mostrato una forte propensione a delinquere. Gli affari non si sono arrestati nemmeno quando nel 2015 i carabinieri hanno scovato il nascondiglio di Zumpano e hanno arrestato alcuni complici. D'altronde, la banda era in grado di fatturare fino a 100mila euro a settimana. Vendevano sostanza purissima e ad alto prezzo. Lo fa presente il pusher a un cliente che si lamenta. «Hai sbagliato il preventivo, mancano circa 80 mq di parquet», sbotta l'avventore. «C'è chi gonfia il parquet, noi siamo così perché diamo qualità e non è poco», ribatte Nicoletti. Lo spacciatore lusinga i suoi acquirenti. «Tvb, spero a presto», scrive in un messaggio. E l'interlocutore, gestore di un ristorante, gli risponde in pochi secondi: «Sì, erano anni che non mangiavo una bistecca così buona».

 

Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre, 15:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA