ROMA

Roma, le discariche mai bonificate: «Danno erariale da 8 milioni»

Giovedì 19 Ottobre 2017 di Michela Allegri
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Discariche abusive non bonificate per tempo e una sanzione milionaria da parte della Corte di Giustizia europea. Una violazione costata complessivamente all'Italia 40 milioni di euro, di cui 8 per i soli siti del Lazio e su cui ora indaga la Corte dei conti. Il viceprocuratore generale Massimo Perin ha aperto un fascicolo per danno erariale sulla cifra a sei zeri pagata nel 2014 dall'Italia per violazioni delle direttive Ue sul trattamento dei rifiuti laziali. A rischio inchiesta, le amministrazioni che si sono succedute dal 2007 al 2012, tra Comuni e Regione Lazio: sindaci, assessori e consiglieri che, pur essendo incaricati di risolvere la situazione, non lo avrebbero fatto.

I SITI
I siti finiti sotto accusa in tutta l'Italia erano 198, di cui 14 contenenti rifiuti pericolosi, distribuiti in 18 regioni. Nel Lazio erano 21, da Oriolo Romano a Riano, fino a Villa Latina, in provincia di Frosinone. Visto che non tutte le aree sono state ancora bonificate, il conto Ue è destinato a crescere, anche se per il momento i pm contabili procedono solo in relazione al prima tranche versata a titolo di acconto. La procedura è prevista dalla normativa comunitaria. Se uno Stato membro commette infrazioni, la Commissione europea apre una procedura d'infrazione. Una sorta di avvertimento. Se dopo un determinato lasso di tempo lo Stato non si mette in regola, la Corte di giustizia di Lussemburgo irroga la multa che, con il passare dei giorni e in caso di inadempienza, diventa sempre più salata. Le sanzioni Ue, infatti, si compongono di una parte forfettaria - in questo caso i 40 milioni - e di una giornaliera, da versare finché la controversia non viene risolta e che, considerando tutte le regioni coinvolte, ammonta a più 42,8 milioni per ogni sei mesi di ulteriore ritardo. Trascorso il sesto semestre dall'emissione della sentenza, nel Lazio si contavano ancora 6 discariche irregolari.

LA SEGNALAZIONE
L'Italia, il 2 dicembre 2014, è stata condannata per non aver adottato tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla sentenza emessa il 26 aprile del 2007, con la quale venivano indicati per la prima volta tutti i siti abusivi da bonificare. È stata la Ragioneria dello Stato a chiedere ai pm contabili di occuparsi della questione e di individuare chi sia il vero responsabile del salasso. A fare scattare l'inchiesta anche due esposti depositati Gli esposti da Claudia Mannino, deputata del gruppo misto, e dai Radicali Riccardo Magi e Alessandro Capriccioli.
Nonostante una serie di diffide in cui l'amministrazione statale chiedeva a Comuni e Regioni di effettuare al più presto gli interventi, in tutta l'Italia ancora il 50 per cento dei siti risulta abusivo. L'amministrazione statale, quindi, ha chiesto agli enti ritenuti responsabili delle violazioni europee di restituire l'importo versato anticipatamente dallo Stato. Per quanto riguarda il Lazio, ha chiesto ai Comuni coinvolti e alla Regione di pagare, in solido, 8.140.487 euro. Lo scorso marzo, però, il Tar ha stabilito che la procedura di rivalsa non può essere automatica: occorrerebbe prima individuare esattamente i responsabili della violazione del diritto comunitario, cosa che non sarebbe avvenuta nel caso in questione, visto che sarebbe stata esclusa automaticamente la responsabilità statale e individuata quella di Regioni e Comuni, senza aver svolto nessun tipo di verifica. Proprio questa verifica, ora, è affidata alla Corte dei conti, che nei prossimi mesi notificherà ai responsabili un invito a dedurre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 13:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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