ATAC

Bimbo morto in metro, il tecnico Atac: «Non mi pento di quella manovra, non c'era tempo, volevo solo salvarlo»

Domenica 12 Luglio 2015 di Mirko Polisano
13

«Faceva caldo. Troppo caldo. Lì dentro era una sofferenza incredibile e le persone che erano rimaste bloccate nell'ascensore erano già in preda al panico». È il racconto del dipendente dell'Atac indagato per la morte del piccolo Marco, il bambino di 4 anni precipitato nella tromba dell'ascensore alla fermata della metro di Furio Camillo. L'errore umano, stando alle indagini della procura, per il momento ha un nome e un cognome: Flavio Mezzanotte. Ha parlato così al suo avvocato dal letto di ospedale dove è ricoverato ancora sotto choc per la tragedia di cui è, suo malgrado, protagonista.

ERANO NEL PANICO

«C'era la paura e il non sapere come finirà. In quel momento è difficile pensare. Quando c'è una persona intrappolata in un ascensore, non mi sto a chiedere quali sono le mie mansioni e in che ruolo mi trovo. Non potevo aspettare». La sua linea difensiva è tutta in queste parole. Su questo sta anche lavorando il legale di Mezzanotte, Valentina Chianiello, che anche ieri pomeriggio è andata a trovarlo al San Giovanni.

GLI PSICOLOGI

Di quel giorno, l'addetto alla stazione ricorda poco. Da quando è accaduta la tragedia, è circondato costantemente dai familiari e da un'equipe di psicologi che non lo lascia un attimo. Inavvicinabile da qualsiasi persona. A fare da scudo, la moglie Elisabetta che cerca come può di proteggerlo da curiosi e occhi indiscreti. Di quel maledetto giorno, vuole dimenticare quegli attimi interminabili. «Era uno stato di necessità evidente» si continua a ripetere tra i corridoi della struttura sanitaria.

I FAMILIARI

Il capannello di familiari cerca di rassicurarlo. Il ricordo della tragedia fa ancora troppo male per chiunque, soprattutto per uno come lui. Un impiegato modello fin dalla data di assunzione in azienda, avvenuta nel 2006. Un curriculum di tutto rispetto, impreziosito poco meno di un anno fa dalla laurea con lode in lettere e filosofia. La scrittura, infatti, è una delle sue grandi passioni. L'altra è il calcio.

«NON C'ERA TEMPO»

«Quel bambino non ce la faceva più» ha ripetuto Flavio Mezzanotte fin dai primi attimi. E lui non ci ha pensato due volte a intervenire. Ora, si passano al setaccio le registrazioni delle telecamere. Gli impianti di video sorveglianza hanno ripreso tutto e non dovrebbero nascondere le responsabilità di chi ha agito e come. «E' stata sfortuna» ripete tra se, ossessivamente. «Poteva capitare a chiunque» continua a difendersi. Si è visto cadere il piccolo Marco davanti agli occhi. Il montacarichi che sale all'altezza dell'ascensore guasto, Flavio che svita i pannelli e li stacca: in un attimo il passo nel nulla e il dramma. Una scena che, forse non dimenticherà mai: la disperazione della madre e lui quasi a non credere a quello che era successo. Ancora per qualche giorno sarà ospite del reparto di psichiatria, raccontando quel poco che ricorda di ciò che è successo a chi gli è vicino.

«SAREBBE UN EROE»

I carabinieri comunque dovranno chiarire il perché di quella manovra che, al momento, resta dettata dall'impeto e dal panico. «Se non fosse andata così - ha invece dichiarato il suo avvocato difensore - poteva essere un eroe. E' sbagliato parlare di errore umano». Mezzanotte non sarà interrogato a breve dagli inquirenti. Prima dovrà essere in grado di ricordare bene e di riportare lucidamente tutto quello che è accaduto.

L'INTERROGATORIO

«Fino a quel momento - ha ribadito il suo difensore- non gli farò fare nessun interrogatorio fin quando non sarà in condizioni serene». Intanto, sono rimasti a lavoro sulla linea A i due vigilantes indagati per concorso in omicidio. Anche ieri hanno viaggiato e svolto regolare servizio: da Anagnina a Battistini. Come tutti i giorni.

Ultimo aggiornamento: 20:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA